L'opinione di Roland Koster di Swisscanto

Small cap Europa, la bolletta è più cara

Non sono solo i cittadini a soffrire per l’aumento delle bollette energetiche. I prezzi elevati dell’energia, seguiti da tassi d’inflazione da record e dall’inasprimento delle condizioni finanziarie da parte della Bce, sono una combinazione spaventosa per i mercati finanziari e stanno portando l’economia verso la recessione. Una situazione particolarmente difficile per le società di piccole dimensioni che hanno sofferto in modo sproporzionato di queste difficili condizioni. Le small cap hanno infatti perso circa il 23% del loro valore dall’inizio dell’anno. Il calo è quasi doppio rispetto all’indice MSCI Europe, che ha perso l’11%.

Le small cap hanno sofferto in modo sproporzionato perché le società più piccole tendono a non avere una diversificazione globale rispetto alle grandi multinazionali. Sono gravemente colpite dall’aumento record dei prezzi dell’energia in Europa e hanno meno opportunità di delocalizzare la produzione in paesi più economici. Oltre all’aumento dell’energia, si registra un generale aumento dei prezzi dei fattori di produzione. I costi delle materie prime, del lavoro e/o del capitale incidono sui margini. Con l’aumento dei tassi di interesse, inoltre, i rischi di rifinanziamento sono di nuovo al centro dell’attenzione.

Consideriamo poi che già nel 2021 si erano avuti avvertimenti di un possibile rialzo dell’inflazione, seguiti dai primi segnali di un’inversione di tendenza nei tassi d’interesse. E durante la correzione del mercato, le società più colpite sono state quelle con le valutazioni più elevate. In questo contesto, è determinante porre una particolare attenzione al potere di determinazione dei prezzi di una società, uno dei fattori più importanti in un contesto inflazionistico.

Per consentire una ripresa delle valutazioni delle small cap del Vecchio Continente il presupposto più importante è un’inversione di tendenza nei costi dell’elettricità e del gas, nonché la fine del conflitto russo-ucraino. Ciò aiuterebbe i consumatori europei e manterrebbe la competitività delle società europee sui mercati globali. Un calo dei prezzi del gas porterebbe a una riduzione dell’inflazione e a una Bce meno restrittiva. L’Europa ha urgentemente bisogno di una strategia energetica credibile per i prossimi anni. Senza costi energetici competitivi, c’è il rischio di una recessione prolungata e di una deindustrializzazione del continente. La fine dell’attuale conflitto porterebbe a una forte rivalutazione dei prezzi degli asset europei.

Nonostante il contesto deteriorato per questa asset class, ci sono comunque opportunità di investimento sulle small cap europee. In questo ambito continuiamo a privilegiare i settori difensivi e meno ciclici, come le comunicazioni, i beni di prima necessità e le società nell’healthcare con potere di determinazione dei prezzi. Nei settori ciclici, preferiamo invece società che beneficiano dell’espansione delle reti elettriche, delle energie rinnovabili o degli investimenti nell’efficienza energetica. Queste società dovrebbero beneficiare del Green Deal europeo. Nell’agenda europea per la crescita sostenibile, sono previsti investimenti multimiliardari per l’indipendenza energetica europea. Questi temi strutturali offrono una buona visibilità. Nei periodi di debolezza relativa è opportuno prendere posizioni azionarie, se accompagnate da valutazioni interessanti.