Trend 2027

Editoriale IPLUS

Trend ESG 2027: quando la tecnologia diventa un fattore primario di produzione della sostenibilità

Il ciclo normativo europeo sulla sostenibilità, dopo l’assestamento portato dal pacchetto Omnibus I nel 2026, entra in una fase diversa. Meno annunci, più esecuzione. Meno perimetri regolatori da mappare, più capacità operative da costruire.

Il 2027 si profila come l’anno in cui i temi ESG usciranno definitivamente dalla logica del “cosa dobbiamo fare per essere conformi” per entrare in quella del “come dobbiamo essere organizzati per farlo bene”. Ed è un passaggio in cui la tecnologia, la governance e la resilienza aziendale smettono di essere tre capitoli distinti per diventare un’unica architettura.

La sostenibilità non è più un tema di rendicontazione. È diventata un tema di infrastruttura.

Il primo trend: l’intelligenza artificiale entra nella catena del dato ESG

Il primo grande cambiamento riguarda la produzione stessa dei dati di sostenibilità. Secondo il rapporto globale PwC sull’intelligenza artificiale e la responsabilità d’impresa, l’utilizzo dell’AI nelle operations ESG è cresciuto di oltre il 60% dal 2022. Il KPMG 2025 Asset Management Industry Outlook rileva che il 63% degli asset manager sta utilizzando piattaforme di terze parti per potenziare le proprie capacità di AI applicata alla sostenibilità.

Non si tratta di una moda tecnologica. Si tratta di un cambio di paradigma nella logica stessa della rendicontazione.

I sistemi di reporting ESG tradizionali si fondano su cicli annuali di raccolta, con la conseguenza di ritardare l’identificazione dei rischi emergenti e di trasformare la rendicontazione in un esercizio retrospettivo. L’AI applicata ai processi di sostenibilità sta ribaltando questa logica in quattro direzioni:

  • dashboard di visibilità in tempo reale su consumi energetici, emissioni, gestione dei rifiuti, performance della catena di fornitura;
  • modellazione predittiva dei rischi climatici e di scenario, capace di anticipare eventi anziché registrarli;
  • analisi del linguaggio naturale applicata a report, notizie e disclosure per identificare in modo continuativo controversie e segnali deboli;
  • automazione della raccolta dati lungo la catena di fornitura, con riduzione significativa dei tempi e dei costi di reporting.

Il tema, per le imprese, non è più decidere se adottare AI nei processi ESG. È decidere quali presidi di governance implementare per assicurare che le informazioni generate restino accurate, verificabili e conformi.

Il secondo trend: la biodiversità entra nella disclosure

Se il decennio 2015-2025 è stato dominato dal clima, il triennio 2026-2028 vedrà l’ingresso strutturale della natura nei processi di rendicontazione aziendale. Il Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD) ha pubblicato nel settembre 2023 le proprie raccomandazioni finali, con 14 disclosure specifiche per il reporting nature-related. Nel 2025 il TNFD ha firmato un Memorandum of Understanding con la IFRS Foundation per allineare il proprio framework agli standard dell’International Sustainability Standards Board (ISSB).

L’ISSB rilascerà nell’ottobre 2026 la propria bozza di standard sulla natura, con formalizzazione attesa nel corso del 2027.

Il dato di contesto restituisce l’urgenza. Oltre il 50% del PIL globale dipende direttamente o indirettamente dalla natura. Il gap di finanziamento della biodiversità, secondo il UNEP State of Finance for Nature report, ammonta a 4,1 trilioni di dollari da colmare entro il 2050.

Per le imprese europee, il vettore è già chiaro. La CSRD richiede disclosure su natura e biodiversità attraverso gli standard ESRS E2 (Inquinamento), E3 (Acqua e risorse marine) ed E4 (Biodiversità ed ecosistemi), che integrano l’approccio LEAP del TNFD nelle valutazioni di materialità.

Chi sta costruendo oggi la propria capacità di reporting nature-related sarà in posizione di vantaggio nel 2027, quando la disclosure diventerà standard di mercato anche al di fuori del perimetro obbligatorio.

Il terzo trend: la doppia materialità cambia la logica dell’analisi

La transizione dalla materialità finanziaria alla doppia materialità è uno dei cambiamenti concettuali più profondi introdotti dagli ESRS. Non è un tecnicismo. È una ridefinizione della relazione tra impresa e contesto.

La prospettiva tradizionale — la cosiddetta outside-in — chiedeva alle imprese di valutare come i rischi ambientali e sociali potessero influenzare i propri rendimenti finanziari. La prospettiva emergente — la inside-out — chiede una domanda simmetrica e altrettanto rilevante: in che modo l’allocazione del capitale dell’impresa influenza il contesto ambientale e sociale in cui opera.

Il rovesciamento è concettualmente semplice, operativamente complesso. Richiede infrastrutture informative capaci di misurare tanto gli impatti subiti quanto quelli generati, competenze analitiche in grado di leggere entrambe le dimensioni, processi decisionali che integrino simultaneamente le due prospettive.

Molte imprese, anche di grandi dimensioni, si stanno accorgendo che la propria organizzazione era attrezzata per la materialità semplice, non per quella doppia. Il 2027 sarà l’anno in cui questa asimmetria diventerà visibile al mercato attraverso il primo ciclo completo di rendicontazione CSRD.

Il quarto trend: la resilienza climatica lascia il perimetro dell’ESG per entrare nel controllo di gestione

Il quarto trend è forse il più sottovalutato. Per anni il rischio climatico è stato trattato come una voce del reporting di sostenibilità. Sta diventando una voce del controllo di gestione.

I fenomeni fisici — eventi estremi, siccità prolungate, pressione idrica, ondate di calore — stanno impattando in modo crescente sulla continuità operativa, sui costi assicurativi, sulla stabilità della catena di fornitura, sui piani di investimento in infrastrutture. Le proiezioni sul consumo elettrico dei data center e dei workload AI aggiungono un ulteriore livello di complessità, con una quota significativa dell’incremento della domanda energetica dei prossimi cinque anni attribuibile all’infrastruttura digitale.

Le conseguenze pratiche sono già osservabili:

  • modellazione fisica del rischio climatico integrata nei processi di investment appraisal e nella pianificazione industriale;
  • stress test climatici che entrano nella pianificazione finanziaria pluriennale;
  • coperture assicurative riviste sulla base dell’esposizione a rischi fisici certificabili;
  • piani di continuità operativa che integrano scenari climatici accanto a scenari cyber e geopolitici.

La sostenibilità sta lasciando il capitolo delle policy per entrare nel capitolo dei piani industriali.

Il quinto trend: il board diventa il vero perimetro della governance ESG

Con l’aumentare della materialità finanziaria dei fattori ESG, cresce la responsabilità del consiglio di amministrazione. Il TNFD, l’ISSB, la CSRD e la stessa CSDDD — nella versione ridimensionata dall’Omnibus — convergono su un principio comune: la governance dei temi di sostenibilità deve essere presidiata ai massimi livelli decisionali, non delegata a funzioni periferiche.

Nel Regno Unito un’opinione legale del 2024 ha stabilito che i directors possono avere doveri fiduciari nel considerare i rischi legati alla biodiversità. È un segnale che, seppur nato in un’altra giurisdizione, indica la traiettoria verso cui l’intero sistema di governance societaria si sta muovendo.

Il tema, per le imprese, si traduce in quattro esigenze concrete:

  • competenze ESG nei profili dei consiglieri, non come specializzazione periferica ma come requisito trasversale;
  • comitati endoconsiliari dedicati con mandato reale sulla sostenibilità e non solo consultivo;
  • flussi informativi strutturati che alimentino il consiglio con dati ESG con la stessa frequenza dei dati finanziari;
  • integrazione della sostenibilità nei sistemi di remunerazione del top management, per legare incentivi ed esecuzione.

Il consiglio di amministrazione, in questo scenario, non è più il destinatario finale del reporting ESG. Ne diventa il primo utilizzatore operativo.

L’infrastruttura come vantaggio competitivo

L’insieme di questi trend converge su una constatazione strutturale. Le imprese che nel 2027 saranno in grado di rispondere alle richieste di mercato — regolatori, investitori, clienti, filiere — non saranno quelle che avranno pubblicato i migliori documenti, ma quelle che avranno costruito la migliore infrastruttura.

Questo significa cinque componenti interconnesse:

  • piattaforme tecnologiche capaci di integrare dati operativi e dati di sostenibilità in un flusso unico;
  • sistemi di governance che portino i temi ESG dentro le stanze in cui si decide;
  • competenze interne distribuite trasversalmente e non concentrate in una funzione specialistica;
  • processi di validazione che garantiscano la difendibilità del dato di fronte a terzi;
  • capacità di scenario che rendano la sostenibilità un fattore predittivo, non descrittivo.

È in questo spazio che opera IPLUS, società di consulenza specializzata nell’accompagnare le imprese italiane nella costruzione dell’infrastruttura di governance, dati e competenze che rende la sostenibilità un asset strutturale del business, non un capitolo della comunicazione istituzionale.

Il 2027 come anno della verità operativa

Non ci saranno grandi rivoluzioni normative nel 2027. Ci saranno, molto più semplicemente, le prime verifiche sostanziali di ciò che le imprese hanno costruito negli anni precedenti.

Le imprese scopriranno se i propri sistemi informativi reggono al primo ciclo completo di rendicontazione. Se i propri board sono in grado di leggere i dati ESG con la stessa fluidità con cui leggono quelli finanziari. Se le proprie catene di fornitura sono davvero mappate o solo dichiarate. Se le proprie strategie di transizione hanno una copertura di dati coerente.

Non sarà l’anno delle nuove ambizioni. Sarà l’anno della resa dei conti tra ciò che è stato dichiarato e ciò che è stato effettivamente costruito.

E come accade per ogni fase di maturazione, il vantaggio competitivo non apparterrà a chi comunicherà meglio la propria sostenibilità, ma a chi l’avrà trasformata in un’infrastruttura invisibile e sistematica del proprio modo di operare.


Questo contenuto è a cura di Beatrice Scappini, Sustainability Leader e Co-founder di IPLUS.

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