Il rischio zero non esiste. Di fronte all’aumento dell’esposizione del territorio italiano a terremoti, alluvioni e altri eventi estremi, la gestione del rischio naturale non può essere affidata soltanto alla risposta all’emergenza. Bisogna definire gli investimenti in prevenzione, guidati da una visione di lungo termine e gestiti da una governance integrata dove pubblico e privato possano collaborare efficacemente. È da questa considerazione che nasce il Natural Risk Forum (NRF), il think tank promosso dal Gruppo Unipol con l’obiettivo di creare una piattaforma stabile di confronto tra istituzioni, comunità scientifica e settore privato.
Il progetto si inserisce in un percorso che Unipol aveva già avviato sul tema. Nel 2015 il Gruppo aveva pubblicato il position paper “Unipol per il clima”, sostenendo la necessità di un modello di prevenzione e gestione delle catastrofi basato sulla collaborazione tra pubblico e privato. Nel 2025 la tematica è stata quindi portata all’interno di un think tank dedicato, con l’ambizione di allargare il confronto oltre la dimensione strettamente assicurativa.
Dall’emergenza alla prevenzione
Il punto di partenza del Natural Risk Forum è la vulnerabilità del territorio italiano. Secondo i dati presentati da Unipol, negli ultimi 50 anni l’Italia ha subito circa 253 miliardi di euro di danni diretti provocati da eventi naturali, circa un terzo dei danni registrati complessivamente negli Stati europei nello stesso periodo. Il Forum sottolinea inoltre l’elevata esposizione del territorio ai rischi idrogeologici e sismici.
In questo scenario, il Forum propone un cambio di paradigma: passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione, considerando il rischio naturale come un fenomeno da conoscere, misurare e governare prima che si trasformi in danno.
L’obiettivo non è soltanto migliorare la capacità di intervento dopo una calamità, ma intervenire lungo l’intero ciclo del rischio: dalla mappatura alla prevenzione, dalla risposta all’emergenza alla ricostruzione. Per farlo, secondo l’impostazione del NRF, è necessario superare una gestione frammentata delle competenze e costruire una governance nella quale istituzioni, ricerca e imprese possano coordinare dati, conoscenze e risorse.
La prevenzione viene quindi considerata non soltanto come una voce di spesa pubblica, ma come un investimento capace di ridurre i costi futuri. Il primo studio del Natural Risk Forum ha stimato che, in uno scenario in cui gli investimenti in prevenzione restassero invariati, nei prossimi 50 anni l’Italia potrebbe subire circa 590 miliardi di euro di danni diretti e indiretti. In uno scenario alternativo, con circa 5 miliardi di euro annui investiti nella prevenzione per cinque anni, la riduzione dei danni complessivi potrebbe raggiungere 246 miliardi di euro. Lo studio quantifica quindi un ritorno di circa 11 euro di minori costi per ogni euro investito in prevenzione.
Il Natural Risk Index
Uno degli obiettivi del Forum è trasformare i dati sul rischio in strumenti utilizzabili da chi deve prendere decisioni. In questa direzione è stato sviluppato il Natural Risk Index (NRI), un indicatore che combina tre dimensioni: pericolosità, esposizione e vulnerabilità. L’indice consente di costruire una lettura comparabile del rischio sul territorio italiano e di metterla in relazione con il protection gap assicurativo, evidenziando dove possono essere prioritari interventi di riduzione della vulnerabilità e di rafforzamento delle protezioni.
La prima applicazione dell’indice ha stimato in circa 7 miliardi di euro all’anno i costi attesi delle catastrofi naturali in Italia, considerando terremoti, alluvioni e tempeste convettive, e circa 41 milioni gli immobili esposti. Il dato mostra la dimensione economica del problema e la necessità di collegare maggiormente analisi del rischio, investimenti e politiche di adattamento. Approfondisci, leggi l’articolo.

