Oltre il 67% delle principali società quotate italiane raggiunge un grado di sostenibilità pienamente conforme agli standard UE, OCSE e ONU. Il Big Picture 2025 di Standard Ethics fotografa un mercato maturo, con banche e utility in prima linea.
Nel 2025 il 67,5% delle maggiori società quotate italiane raggiunge un livello di sostenibilità pienamente conforme agli standard internazionali di Unione Europea, OCSE e Nazioni Unite. È quanto emerge da The Big Picture – Annual Report 2025 di Standard Ethics, agenzia di rating ESG londinese, che fotografa un mercato ormai maturo, con banche e utility in prima linea e l’Italia al terzo posto tra le principali economie europee per quota di imprese sostenibili, dietro Regno Unito(74%) e Francia (70%), ma davanti a Germania (66%) e Spagna (52%). Restano tuttavia aree di miglioramento, soprattutto tra le mid cap e nel comparto Food & Beverage, dove la sostenibilità è ancora in fase di consolidamento.

Nel 2025 il 67,5% delle maggiori società quotate italiane incluse nel SE Italian Index ha raggiunto un grado di sostenibilità pienamente conforme agli standard internazionali (ovvero con rating “EEE-“, “EE+”, “EE” o “EE-“) e circa il 27% un grado di non sostenibilità completa (ovvero con rating “E+” o “E”). Il restante 27% si colloca nella fascia di non piena sostenibilità (“E+” o “E”), mentre un ulteriore 5% risulta in attesa di aggiornamento. Nel dettaglio, il 5% dei componenti dell’indice si posiziona in “EEE-”, il 20% in “EE+”, il 17,5% in “EE” e il 25% in “EE-”. Nessuna società italiana del campione principale presenta rating “E-” o “F”.
Indice
Cos’è il SER e cosa misura
Il Corporate Standard Ethics Rating (SER) è il rating di sostenibilità elaborato da Standard Ethics che misura il grado di allineamento di imprese e Stati alle linee guida internazionali promosse da Unione Europea (UE), Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e Nazioni Unite (ONU). Non si tratta di uno scoring comparativo tra società, ma di una valutazione di compliance assoluta rispetto a standard riconosciuti a livello sovranazionale. La scala prevede nove livelli, da “F” fino a “EEE”; la soglia di piena sostenibilità è fissata a partire da “EE-”.
Oltre ai rating corporate, il rapporto analizza i Country Standard Ethics Rating, assegnati a oltre 45 Paesi. L’Italia mantiene un rating Paese “EE+”, confermato nell’ultima revisione. Secondo Standard Ethics, l’attuazione coerente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), concordato con la Commissione Europea, può contribuire a rafforzare ulteriormente la qualità del sistema istituzionale ed economico, a condizione che non si traduca in squilibri strutturali sul debito pubblico.
SE Italian Index: la fotografia ESG delle grandi quotate italiane
L’SE Italian Index, lanciato nel 2014 e aggiornato al 30 settembre 2025, comprende 40 società a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari. La composizione settoriale riflette la struttura dell’economia italiana quotata: il comparto bancario pesa per il 23%, le utilities per il 15%, i prodotti industriali per l’8%. Automotive, assicurazioni, petrolio e gas, telecomunicazioni, dispositivi medici e abbigliamento rappresentano ciascuno circa il 5%, mentre altri settori coprono quote intorno al 3%.
Due società si collocano al vertice con rating “EEE-”: BPER Banca e FinecoBank. Nel livello “EE+” figurano, tra le altre, A2A, Banco BPM, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Sondrio, Eni, Prysmian, UniCredit e Terna. Nel cluster “EE” rientrano invece Intesa Sanpaolo, Assicurazioni Generali, Banca Mediolanum, Enel, Leonardo, Snam e STMicroelectronics. Con rating “EE-” si trovano Amplifon, Ferrari, Hera, Interpump, Italgas, Iveco, Mediobanca, Moncler, Saipem e Brunello Cucinelli, quest’ultima con outlook negativo.
Nella fascia “E+”, dunque non pienamente sostenibile ma vicina alla soglia, compaiono Azimut Holding, DiaSorin, INWIT, Poste Italiane, Recordati, Stellantis e Telecom Italia. I margini di miglioramento più marcati riguardano Nexi, Campari e Tenaris, oggi in classe “E”. La distribuzione evidenzia una concentrazione significativa nelle classi intermedie alte, segnale di un progressivo consolidamento delle politiche ESG nelle grandi quotate italiane, pur con spazi di rafforzamento.

Mid cap italiane: sostenibilità ancora in fase di consolidamento
Nel SE Mid Italian Index, composto da 20 società a media capitalizzazione, la sostenibilità completa riguarda il 40% dei componenti, mentre il 60% resta nella fascia non pienamente sostenibile. Dal report emerge infatti che nessuna mid cap presenta rating “EEE-”, e la distribuzione tende a concentrarsi nei livelli intermedi. Tra le migliori figurano Acea, Anima Holding e Banca Generali con “EE+”, seguite da Enav e Tamburi Investment Partners con “EE”.
In questo caso i margini di miglioramento più significativi sono per: Carel Industries, De’Longhi, Pirelli & C., Reply e Technoprobe che attualmente hanno un rating “E”.

Banche italiane: leadership europea e confronto internazionale
Il SE Italian Banks Index evidenzia che oltre il 75% delle banche italiane quotate raggiunge un Sustainable Grade. Il 12% presenta rating “EEE-”, circa il 31% “EE+” e quasi il 20% “EE”. Il resto si distribuisce tra “EE-”, “E+” ed “E” (circa il 12% ciascuna).
Il confronto con l’SE European Banks Index mostra che, a livello continentale, il 63% delle banche ha un grado di sostenibilità completo, contro il 75% italiano. Ancora più marcato il divario rispetto all’indice SE Hong Kong, dove solo il 12% delle banche è pienamente sostenibile e il 22% presenta rating “E-”.

Inoltre secondo gli analisti, molti istituti italiani stanno consolidando l’attenzione alla componente sociale dell’acronimo ESG, con particolare attenzione alla parità di genere nei CdA, mentre la normativa europea post-crisi 2008 ha accelerato l’adeguamento dei sistemi di governance.
Food&Beverage, il comparto col più alto margine di miglioramento
Il comparto con il maggiore potenziale di miglioramento è però il Food & Beverage, analizzato nel SE Food & Beverage Sustainability Italian Benchmark, che tiene in considerazione le strategie di sostenibilità aziendale; gli elementi di concorrenza leale; la qualità della disclosure ESG con particolare attenzione alla sostenibilità e alla corporate governance; gli eventi controversi; il reporting di prodotto e altri fattori. Su 30 grandi aziende selezionate, solo il 20% raggiunge un Sustainable Grade completo: il 7% con rating “EE” e il 13% con “EE-”. Il 47% è in “E+” e il 33% in “E”.
Tra i leader figurano Casillo Group e Illycaffè (“EE”), A. Loacker, Bolton Group, Eurovo e La Doria (“EE-”). In fascia “E+” si trovano Barilla, Ferrero, Lavazza, Granarolo, Mutti, Sammontana e Bauli, quest’ultima con outlook positivo. In classe “E” compaiono Pastificio Rana, Campari, De Cecco, gruppo Amadori, gruppo Cremonini, gruppo Veronesi e San Benedetto.

