Il nuovo benchmark di Standard Ethics sulle banche italiane non quotate mostra che solo il 36% degli istituti raggiunge un livello pienamente sostenibile, mentre la maggioranza resta sotto la soglia di conformità agli standard ESG internazionali.
Solo poco più di un terzo delle principali banche italiane non quotate raggiunge oggi un livello pienamente sostenibile secondo gli standard ESG internazionali. È quanto emerge dal nuovo SE Unlisted Italian Banks Benchmark pubblicato da Standard Ethics, che analizza 25 tra i maggiori istituti italiani non presenti in Borsa. Dall’indagine risulta che il 36% delle banche ottiene un Sustainable Grade, mentre il 60% resta sotto la soglia di piena sostenibilità e un istituto presenta ancora un rating in fase di definizione.
Nel dettaglio della tabella dei rating, la fascia più alta del benchmark è occupata da un gruppo di banche che raggiungono la soglia EE-, livello che secondo la metodologia Standard Ethics indica una buona conformità agli standard internazionali. In questa categoria rientrano istituti come Banca Popolare Etica, Banca Sella Holding, Cassa Centrale Banca, Cassa di Bolzano, Cassa di Ravenna, Cassa di Risparmio di Asti, Iccrea Banca, Mediocredito Centrale e l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale.

Subito sotto si colloca un gruppo più ampio di banche con rating E+, che indica un livello di conformità basso, non pienamente sostenibile, ma in evoluzione. In questa fascia si trovano, tra le altre, Banca Agricola Popolare di Sicilia, Banca Cambiano 1884, Banca del Fucino, Banca del Piemonte, Banca Finnat, Banca Popolare Alto Adige, Banca Popolare Puglia e Basilicata, Banca Popolare Pugliese, Banca Popolare Valsabbina e IBL Banca. Per questi istituti, secondo l’analisi, il percorso di allineamento agli standard ESG risulta avviato ma non ancora pienamente consolidato.
Nella parte più bassa della graduatoria compaiono invece le banche con rating E, come Banca di Piacenza, Banca Ersel, Banca Investis, Banca Passadore e Banca Popolare del Lazio, realtà che presentano ancora margini di miglioramento significativi nelle politiche di sostenibilità e nei sistemi di governance. Completa il quadro Banca Progetto, che al momento mantiene un rating Pending, in attesa della conclusione della valutazione.
La fotografia del settore mette in evidenza un divario significativo rispetto alle banche quotate. Se nel segmento degli istituti presenti in Borsa la quota di soggetti sostenibili è decisamente più elevata, tra le realtà non quotate il percorso di integrazione delle politiche ESG appare ancora in fase di consolidamento.
Secondo Standard Ethics, uno degli elementi che spiega questo divario riguarda soprattutto il livello di trasparenza. Le banche non quotate, evidenzia l’analisi, mostrano percentuali più elevate di carenze nella comunicazione delle politiche di sostenibilità, in particolare su temi emergenti come i diritti umani, l’impatto ambientale e la gestione dell’intelligenza artificiale.
Un’altra area critica riguarda la governance dove la parità di genere nei consigli di amministrazione e nei team esecutivi risulta adeguatamente affrontata solo da una parte limitata degli istituti. A questo si aggiunge una minore diffusione delle valutazioni ESG indipendenti, che tra le banche non quotate sono richieste con minore frequenza rispetto agli istituti presenti in Borsa.
Nel complesso, il benchmark restituisce quindi l’immagine di un settore bancario non quotato caratterizzato da progressi disomogenei sul fronte della sostenibilità.
