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Lanzoni (South Pole): i crediti di carbonio accelerano la riduzione delle emissioni, non la sostituiscono

La transizione climatica richiede alle imprese un impegno sempre più concreto e misurabile. Integrare i crediti di carbonio in un piano di decarbonizzazione, il cui obiettivo primario resta la diminuzione delle emissioni dirette di gas serra, è una prassi sempre più diffusa. Nel contesto di una strategia efficace e di valore, i crediti di carbonio non rappresentano un’alternativa alla riduzione interna, bensì uno strumento complementare che permette di finanziare azioni climatiche ad alto impatto e accelerare il percorso verso le zero emissioni. “Secondo uno studio MSCI, le aziende che integrano i crediti di carbonio nel proprio percorso di sostenibilità riducono le emissioni in media due volte più velocemente rispetto a chi non li utilizza” afferma Alberto Lanzoni, Regional Director Business Development di South Pole in questa intervista a ESGnews.

I benefici si estendono lungo e oltre la catena del valore. I crediti di carbonio, spiega Lanzoni, non sono infatti solo uno strumento compensativo, bensì una vera e propria leva strategica che, oltre ai benefici ambientali, genera vantaggi tangibili: aumenta la competitività sul mercato, migliora i rating ESG, l’accesso alla finanza sostenibile e rafforza la reputazione aziendale. Cruciale, però, è garantire trasparenza e qualità per evitare rischi reputazionali e greenwashing.

Come si integrano i crediti di carbonio in una strategia di decarbonizzazione aziendale e quali sono i vantaggi competitivi per un’impresa che li utilizza?

L’integrazione dei crediti di carbonio deve seguire una chiara gerarchia di utilizzo, dando priorità alla decarbonizzazione interna. Nel percorso di decarbonizzazione è tuttavia essenziale, in parallelo, finanziare l’azione climatica anche oltre la propria catena del valore attraverso la compensazione delle emissioni. Ciò risponde all’urgenza di adottare tutti gli strumenti disponibili per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, come stabilito dall’Accordo di Parigi. Questo approccio è illustrato chiaramente nelle linee guida SBTi e negli Oxford Principles.

Questo approccio ha molteplici vantaggi competitivi:

  1. Aumento della competitività sul mercato grazie all’offerta di prodotti e servizi a emissioni compensate;
  2. Miglioramento dei rating ESG, facilitando l’accesso a strumenti di finanza sostenibile;
  3. Posizionamento strategico sul lungo termine adottando crediti di carbonio di rimozione di alta qualità, utilizzabili sia per neutralizzare le emissioni residue sia, come recentemente ripreso dalla Commissione Europea, all’interno dell’ETS.

Infine, studi recenti evidenziano che le aziende che integrano crediti di carbonio nel proprio percorso di decarbonizzazione progrediscono più rapidamente nella riduzione delle emissioni rispetto a quelle che non li utilizzano.

In termini economici, come si misura il ritorno sull’investimento per un’azienda che acquista crediti di carbonio?

Acquistare crediti di carbonio ad alta integrità significa non solo finanziare l’azione per il clima, ma anche generare un ritorno strategico per l’impresa. In particolare:

  • Catalizza un’azione climatica più rapida, accelerando i percorsi di decarbonizzazione aziendale (uno studio di MSCI suggerisce che le aziende che integrano nella loro strategia quantità significative dicrediti di carbonio decarbonizzano in media 2x più velocemente rispetto a chi non usa questi strumenti);
  • Introduce un prezzo interno al carbonio, spingendo l’azienda a misurare con precisione la propria impronta ambientale e attribuire un valore economico ai danni climatici causati;
  • Canalizza investimenti verso progetti ad alto impatto, in grado di ridurre drasticamente le emissioni e favorire lo sviluppo sostenibile;
  • Migliora la competitività in un mercato dove i consumatori sono sempre più attenti agli impegni per il clima e le comunità.

Questi effetti si traducono in maggiore competenza e preparazione (“climate readiness”) dell’azienda rispetto a rischi e opportunità climatiche, con benefici economici concreti derivanti da azioni di adattamento e mitigazione.

Quali sono i principali rischi o problematiche legate all’utilizzo di crediti di carbonio da parte delle imprese?

Il rischio principale consiste nel finanziare progetti che non rispettano standard internazionali riconosciuti di qualità e integrità, mettendo in dubbio la reale efficacia dei benefici dichiarati. Questo si traduce in claim infondati e greenwashing – pratiche molto rischiose sia dal punto di vista reputazionale che legale al giorno d’oggi.

Aumentare la trasparenza e la rendicontazione non è solo una buona pratica, ma è il modo in cui le aziende possono anticipare la regolamentazione ed evitare la trappola del greenwashing.

Come può un’azienda verificare la qualità e l’efficacia dei crediti di carbonio che acquista?

Le aziende hanno a disposizione molti strumenti per valutare la qualità e l’integrità di specifici crediti di carbonio, ad esempio verificando lo standard in base al quale è stato sviluppato il progetto. Man mano che questi strumenti diventeranno più disponibili, anche strumenti come le label CCP e le revisioni da parte di agenzie di rating terze diventeranno fondamentali per le valutazioni.

Fondamentali sono anche le ulteriori valutazioni di qualità e di rischio fornite da partner affidabili nel settore dei crediti di carbonio. Il ruolo di South Pole/Carbonsink non si limita all’intermediazione: accompagna i clienti nella selezione, valutazione e gestione dei progetti, offrendo anche strumenti di analisi del rischio e di trasparenza per garantire l’integrità dei crediti acquistati.

Infatti integriamo nelle nostre valutazioni interne le analisi delle third-party carbon ratings agencies per aumentare la trasparenza e ridurre i rischi associati ai crediti acquistati. Allo stesso tempo, supportiamo i clienti nel dotarsi delle informazioni necessarie per prendere decisioni informate e gestire in maniera olistica i rischi dei loro portafogli di progetti.

Questa continua ridefinizione dell’integrità del mercato del carbonio testimonia la spinta collettiva di tutti gli attori coinvolti – standard-setter, sviluppatori di progetti, acquirenti e investitori – verso maggiore trasparenza, rigore e impatto in ogni fase del ciclo di vita dei progetti.

Cosa si intende per crediti ad alta integrità?

Per affrontare in modo efficace le sfide legate all’integrità e alla qualità dei crediti di carbonio, è fondamentale chiarire cosa costituisce un “buon”credito di carbonio. Non si tratta più soltanto di avere un impatto climatico verificabile: il mercato sta evolvendo verso un approccio più olistico, che considera anche aspetti ambientali, sociali e di governance.

Spesso i termini qualità e integrità vengono utilizzati in modo intercambiabile, ma indicano concetti distinti – seppur interconnessi:

  • Alta qualità: riguarda la solidità scientifica e tecnica del credito. Un credito di carbonio di alta qualità presenta attività aggiuntive, misurabili, verificate, permanenti, uniche e non dannose;
  • Alta integrità: amplia il concetto di qualità includendo trasparenza, buona governance, pratiche etiche e l’integrazione degli impatti ambientali e sociali lungo tutto il ciclo di vita del progetto – dalla progettazione e implementazione, ai cicli di verifica, fino alla conclusione;

In questo senso, qualità e integrità non significano assenza di rischio, ma piuttosto gestione responsabile e rigorosa del rischio per garantire benefici climatici reali e duraturi.

Qual è l’approccio delle aziende italiane nei confronti dei crediti volontari di carbonio e quali settori industriali italiani sono più attivi nell’acquisto?

In Italia, un numero crescente di imprese, dalle PMI fino alle grandi multinazionali, si avvicina al mercato volontario dei crediti di carbonio per le ragioni già descritte (decarbonizzazione, posizionamento competitivo, accesso alla finanza sostenibile).

Gli approcci variano a seconda di ambizione, obiettivi e risorse disponibili, e comprendono approcci strategici come accordi pluriennali di fornitura e investimenti diretti – che garantiscono continuità, prezzi stabili e contribuiscono ad aumentare l’offerta di crediti di cui la l’azienda avrà bisogno in futuro, assicurando al contempo l’accesso anticipato agli stessi – ma anche acquisti spot per compensare emissioni su base annuale o specifici eventi o progetti.

Per quanto riguarda i settori più attivi, oltre alle aziende del settore energetico – tradizionalmente tra le più presenti – stanno crescendo anche realtà nei comparti manifatturiero, moda e lusso, agroalimentare, trasporti e logistica, spinte dalla pressione regolatoria e dalla domanda dei consumatori di prodotti e servizi più sostenibili.

Come si sta evolvendo il mercato: quali tendenze si evidenziano per i prossimi 5-10 anni?

Il mercato del carbonio è destinato a un’evoluzione significativa con l’aumento delle rimozioni di CO2e basate su soluzioni naturali (NbS) e sulla tecnologia, che attraggono investimenti sostanziosi (30 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2024). Si prevede una rapida convergenza e crescita della domanda sia compliance che volontaria, poiché più strumenti di tariffazione della CO2e consentono l’uso dei crediti, aumentando la competizione per crediti di alta integrità. Il mercato si sta anche muovendo verso una definizione più standardizzata di qualità, spinta da iniziative come i Core Carbon Principles dell’ICVCM, il che porterà a maggiore trasparenza, liquidità e scoperta dei prezzi.

Il futuro del mercato del carbonio è determinato da una combinazione di sviluppi normativi, progressi tecnologici e dinamiche di mercato in evoluzione.

Il mercato volontario dei crediti di carbonio (VCM) ha raggiunto nel 2023 un valore stimato di circa 1,4 miliardi di dollari. Le previsioni indicano una crescita significativa: entro il 2030 il mercato potrebbe valere tra 7 e 35 miliardi di dollari, a seconda degli scenari di domanda e prezzo.

Il VCM è particolarmente sviluppato in aree come Nord America ed Europa (soprattutto come mercati di acquisto e domanda), mentre molti dei progetti che generano crediti si trovano in Asia, Africa e America Latina, dove esistono maggiori opportunità di riduzione e rimozione delle emissioni e co-benefici per lo sviluppo sostenibile.

South Pole, fondata nel 2006 e presente in Italia attraverso Carbonsink, è uno dei principali carbon asset developer a livello globale. Il Gruppo:

  • Ha convogliato finanziamenti verso oltre 850 progetti di azione per il clima in settori come energie rinnovabili, silvicoltura, agricoltura, industria, famiglie e istituzioni pubbliche;
  • Ha contribuito, con il supporto di clienti e partner, a risparmiare oltre 200 milioni di tonnellate di CO₂, equivalenti a circa 5 volte le emissioni annuali della Svizzera;
  • In Italia, tramite Carbonsink, lavora con aziende di ogni dimensione per supportarle nella definizione di strategie di decarbonizzazione, gestione del rischio climatico e utilizzo di crediti volontari.

Il ruolo di South Pole/Carbonsink non si limita all’intermediazione: accompagna i clienti nella selezione, valutazione e gestione dei progetti, offrendo anche strumenti di analisi del rischio e di trasparenza per garantire l’integrità dei crediti acquistati.

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