Quotata alla Borsa di Milano dal 2016, ENAV è la società che gestisce il traffico aereo in Italia ed è l’unico fornitore di servizi di navigazione aerea presente sui mercati finanziari. L’azienda svolge un ruolo nevralgico in Italia, coordinando il traffico aereo civile nello spazio aereo nazionale e garantendo elevati standard di sicurezza, efficienza e puntualità dei voli. Per Enav, la sostenibilità rappresenta una scelta strategica, che va oltre la rendicontazione, in linea con le aspettative degli investitori finanziari.
In questa direzione, ha presentato il nuovo Piano di Sostenibilità 2025–2029 che integra gli obiettivi ESG in quello industriale, misurandone gli effetti non solo sugli impatti ambientali e sulla catena di fornitura, ma anche sulla cultura aziendale e sul rapporto con le nuove generazioni. Un percorso in cui gli aspetti ESG non sono solo un insieme di policy o indicatori, bensì un processo verso un miglioramento reale del benessere delle persone.
In questa intervista a ESGnews Davide Tassi, Head of Sustainability di ENAV, ripercorre i traguardi raggiunti e le direttrici imprenditoriali per i prossimi anni dimostrando come, anche in un settore altamente regolato, sia possibile anticipare il cambiamento.
Quali sono le nuove linee di sviluppo e i risultati di ENAV in ambito sostenibilità presentati al Sustainability day?
Il Sustainability Day ha segnato un passaggio importante nel percorso di ENAV perché ha consentito di ripercorrere i progressi degli ultimi anni e presentare il nuovo Piano di Sostenibilità, che rappresenta un’evoluzione sostanziale rispetto ai precedenti.
La nuova road map si distingue per la sua piena integrazione con il piano industriale, con cui condivide l’orizzonte temporale al 2029 e la logica di creazione di valore. Inoltre, grazie anche alla maturità acquisita finora, abbiamo deciso di focalizzarci su un numero minore di obiettivi, ma più significativi per l’azienda in termini di impatto. Con l’integrazione del piano ESG a quello finanziario, la sostenibilità viene incorporata nelle scelte strategiche in modo strutturale.
Negli ultimi anni ci siamo affermati come una delle realtà più avanzate dal punto di vista ambientale nel settore del controllo del traffico aereo, anche a livello internazionale. Il fatto di essere quotati ha comportato un confronto costante con investitori istituzionali e grandi fondi, che richiedono elevati livelli di trasparenza e performance ESG. Non a caso ENAV è l’unica azienda del comparto aeroportuale ad essere entrata nella CDP A List, un riconoscimento che testimonia la solidità del percorso intrapreso.
Tra i risultati più rilevanti, possiamo ricordare il forte abbattimento delle emissioni dirette e indirette: ad oggi ENAV ha infatti già raggiunto una riduzione dell’87% delle emissioni Scope 1 e 2 rispetto al 2019, grazie a un mix di azioni strutturali che includono l’approvvigionamento esclusivo di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate, l’incremento dell’autoproduzione da rinnovabili e la progressiva elettrificazione della flotta aziendale. La quota residua viene compensata con l’acquisto di crediti di carbonio e questo ci consente di mantenere la Carbon Neutrality raggiunta nel 2022. Si tratta di risultati particolarmente significativi se si considera la dimensione del gruppo, che conta circa 4.500 dipendenti, 53 sedi operative e un fatturato di circa un miliardo di euro.
E guardando ai prossimi anni, quali sono le priorità del nuovo Piano di Sostenibilità 2025-29?
Il Piano si articola attorno a cinque pilastri fondamentali. Il primo è il contrasto al cambiamento climatico, ambito nel quale ENAV intende mantenere il ruolo di leadership nel processo di decarbonizzazione del settore dell’aviazione. Il secondo pilastro riguarda il presidio della catena di fornitura, con l’obiettivo di promuovere modelli di business sostenibili lungo tutta la filiera e rafforzare il controllo per ridurre i rischi reputazionali, ambientali e sociali. Il terzo è lo stakeholder engagement per generare impatto sociale positivo, costruendo relazioni strutturate con le diverse categorie di portatori di interesse della comunità in cui operiamo. Il quarto pilastro riguarda, infine, la cultura della sostenibilità, che ENAV interpreta come responsabilità aziendale verso la comunità e non solo nei confronti dell’interno. Trasversale poi a tutti i pilastri è l’innovazione tecnologica che consideriamo un fattore abilitante per tutte le dimensioni ESG.
In ambito climatico avete mantenuto obiettivi ambiziosi. Quali sono i vostri target e le principali leve operative per conseguirli?
Sul fronte climatico operiamo lungo due direttrici complementari. La prima riguarda la riduzione delle emissioni proprie dell’azienda: l’obiettivo è arrivare a una riduzione del 92% delle emissioni Scope 1 e 2 entro il 2029, proseguendo un percorso già molto avanzato.
La seconda, più complessa, riguarda il contributo alla riduzione delle emissioni generate dal traffico aereo. Sebbene queste emissioni non rientrino formalmente negli scope di ENAV, l’azienda ha deciso di assumersi una responsabilità attiva, sviluppando soluzioni operative che consentano alle compagnie aeree di ridurre il consumo di carburante e di conseguenza la CO₂ emessa.
Nello specifico l’azienda si è impegnata a contribuire a una riduzione del 5,7% delle emissioni del traffico aereo gestito entro il 2029, anticipando di oltre vent’anni il contributo che, secondo le roadmap internazionali, gli Air Navigation Service Provider dovrebbero fornire entro il 2050 per il raggiungimento della neutralità climatica del settore. L’ottimizzazione delle rotte è infatti, insieme all’incremento dell’utilizzo dei biofuel e alla migliore aerodinamica e tecnologia degli aerei, una delle tre principali leve per la decarbonizzazione del trasporto aereo.
Quali vantaggi si possono trarre in termini di minori consumi dall’efficientamento delle rotte?
Dalla sua introduzione, il Free Route, progetto sviluppato da ENAV proprio per efficientare le rotte aeree, ha già consentito di evitare oltre 1,3 milioni di tonnellate di CO₂, dimostrando come l’ottimizzazione delle rotte possa generare benefici ambientali immediati e misurabili, pur trattandosi di emissioni che non sono direttamente imputabili a ENAV.
Il sistema consente agli aeromobili che volano sopra i 6.500 metri di muoversi da un punto A ad un punto B seguendo una traiettoria diretta, senza essere vincolati alle tradizionali rotte fisse, le cosiddette “autostrade del cielo”, che normalmente definiscono lo spazio aereo.
Dal punto di vista operativo, il Free Route introduce una maggiore flessibilità nella gestione dello spazio aereo, permettendo alle compagnie di pianificare percorsi più brevi e più efficienti in termini di consumo di carburante. La riduzione della distanza percorsa si traduce immediatamente in una diminuzione delle emissioni di CO₂, oltre che in benefici economici per i vettori.
Sul fronte sociale avete fissato obiettivi ambiziosi non solo in materia di parità di genere, ma anche di equità tra generazioni. Attraverso quali strumenti intendete raggiungere i risultati prefissati?
L’approccio di ENAV ai temi sociali si fonda sulla consapevolezza che alcune criticità, come il divario di genere nei ruoli tecnici e operativi, non possono essere risolte con misure di breve periodo. Pensiamo per esempio alla parità di genere. Nei ruoli amministrativi la presenza femminile è infatti prossima alla parità, ma nelle funzioni operative, in particolare nel controllo del traffico aereo, le donne rappresentano circa il 20%, riflettendo un gap che nasce già nelle scelte formative e professionali.
Per questo l’azienda ha scelto di intervenire a monte, investendo in attività di orientamento nelle scuole e nelle università, soprattutto nel Mezzogiorno dove abbiamo aperto sedi dedicate, per stimolare l’interesse delle giovani donne verso professioni tecniche e altamente specializzate.
L’equità intergenerazionale viene affrontata con un approccio analogo, puntando su formazione, assunzioni mirate e dialogo strutturato con la Generazione Z. Per farlo stiamo realizzando progetti di comunicazione innovativi e in grado di creare consapevolezza verso l’importanza della sostenibilità. Un esempio è il report generazionale realizzato direttamente con il contributo di un gruppo di ragazzi, che hanno trasformato la nostra rendicontazione di sostenibilità in un documento facilmente leggibile anche dalla generazione Z, premiato all’Oscar di Bilancio 2025.
Abbiamo poi lanciato un podcast gratuito su Spotify chiamato “Storie insostenibili”, dove trattiamo dieci diversi temi ESG, raccontando cosa succede quando le aziende non fanno quello che dovrebbero: un approccio vicino alla sensibilità dei ragazzi, che li incuriosisce. Oltre ad avvicinare i giovani ai temi di sostenibilità attraverso un linguaggio narrativo e accessibile, queste iniziative hanno l’obiettivo di fare conoscere ENAV come datore di lavoro in grado di distinguersi e di attrarre le nuove generazioni.
Durante l’ESG Day 2025 avete introdotto il concetto delle tre “H” nella sostenibilità (Health, Human, Happiness). Qual è il significato di questo modello e in che modo si traduce concretamente nella vostra strategia aziendale?
Il modello delle tre “H”, presentato al Sustainability day dal dott. Stefano Lucchini in un confronto con l’Amministratore Delegato Pasqualino Monti, rappresenta tre dimensioni fondamentali per ridefinire la sostenibilità in termini più umani e inclusivi. Health (salute) è il prerequisito per ogni sviluppo sostenibile: senza salute fisica, mentale e ambientale, non c’è progresso né benessere. Human (umanità) sottolinea l’urgenza di rimettere l’essere umano al centro del villaggio globale, superando il riduzionismo aziendalistico per adottare un approccio che valorizzi la dignità, l’empatia e la solidarietà. Infine, Happiness (felicità) richiamando quanto rappresentato nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti del 1776, rappresenta la meta ultima: creare condizioni in cui le persone possano vivere vite appaganti, non solo in termini materiali ma anche di autorealizzazione e armonia sociale. L’integrazione di queste tre dimensioni nel paradigma ESG dà vita a un nuovo patto sociale: non si tratta solo di rispettare l’ambiente o di promuovere una governance etica, ma di costruire un modello che bilanci progresso e benessere umano, con la felicità come obiettivo condiviso e misurabile.
Nel prossimo triennio prevedete di rafforzare le procedure di controllo della catena di fornitura. Quali sono i maggiori obiettivi e come pensate di raggiungerli? L’allentamento della normativa potrà rendere più difficile centrarli?
Il rafforzamento delle procedure di controllo della catena di fornitura è uno degli ambiti più complessi del Piano di Sostenibilità, perché richiede di governare processi che non dipendono direttamente dall’azienda e che possono anche comportare gravi danni reputazionali. Il nostro obiettivo è ridurre i rischi legati ai fornitori e al contempo di intervenire sulle emissioni Scope 3, che rappresentano la parte più difficile da presidiare nel percorso di decarbonizzazione. Abbiamo iniziato una valutazione ESG dei fornitori, basandoci su una serie di questionari strutturati, finalizzati a comprendere come operano rispetto all’ambiente, alle persone e alla governance. Il vero nodo, però, non è tanto la somministrazione del questionario quanto la capacità di presidiare il processo, verificare che venga compilato correttamente e che le informazioni fornite siano affidabili. Per questo stiamo valutando il supporto di piattaforme specializzate per rendere il controllo più efficace e sistematico.
In questo processo già di per sé complesso, l’allentamento della normativa europea sulla due diligence non aiuta, perché riduce l’effetto dell’obbligo regolatorio e rischia di aumentare le resistenze, soprattutto tra i fornitori di minori dimensioni. Nonostante questo, ENAV ha scelto di proseguire su questa traiettoria, considerando il presidio della catena di fornitura una leva strategica di tutela del valore e di resilienza nel medio-lungo periodo.
Quale approccio avete adottato nell’analisi della doppia materialità?
Monitorare i rischi non finanziari è essenziale perché permette all’azienda di prevenire crisi, proteggere persone e attività, garantire compliance, salvaguardare reputazione e sostenere valore nel lungo periodo. Per raggiungere questi obiettivi, la doppia materialità è uno strumento fondamentale e ritengo che proprio questo sia l’aspetto più utile e interessante introdotto dalla CSRD. Nel nostro caso abbiamo fatto un lavoro molto approfondito e abbiamo deciso di integrare l’analisi di doppia materialità all’interno del sistema di Enterprise Risk Management, utilizzando la stessa metodologia adottata per i rischi finanziari. Questo consente una valutazione strutturata dei rischi e delle opportunità ESG, rafforzando il legame tra sostenibilità e strategia aziendale. Il lavoro di analisi, effettuato dal risk manager insieme al sustainability manager, è molto dettagliato e ci permette di stilare una lista dei maggiori rischi, di quantificare il loro impatto e vedere quali rimedi in termini di mitigazione sono stati o possono essere approntati.
Quanto è importante la leva dell’innovazione per raggiungere i vostri risultati in ambito di sostenibilità?
Per ENAV innovazione e sostenibilità sono due dimensioni profondamente interconnesse. Pur partendo dal presupposto di essere un’azienda human intensive, l’innovazione tecnologica, e in particolare l’intelligenza artificiale, riveste un ruolo sempre più centrale nel nostro modello di business. Si pensi, per esempio, al progetto Free Route: se da un lato è stato necessario un significativo percorso di formazione per i controllori del traffico aereo, dall’altro questo è stato preceduto da un importante sviluppo tecnologico. Ogni innovazione introdotta in ambito operativo, infatti, deve garantire non solo un miglioramento dell’efficienza, ma anche il mantenimento, se non l’innalzamento, dei più elevati standard di sicurezza.
Progetti di questo tipo dimostrano come l’innovazione possa generare benefici ambientali immediati e misurabili. Allo stesso tempo, gli investimenti in intelligenza artificiale, digitalizzazione e nuovi modelli di gestione dello spazio aereo, inclusa la crescente attenzione al traffico dei droni, aprono nuove e concrete prospettive di sviluppo sostenibile.
