ETS aviazione ESG News

Mercato carbonio UE

Carbon tax: con espansione EU ETS oltre 1,5 mld di costi per Lufthansa, IAG e Air France

Le principali compagnie aeree europee, tra cui Lufthansa, International Airlines Group (IAG) e Air France-KLM, potrebbero essere esposte a costi aggiuntivi superiori a 1,5 miliardi di euro ciascuna qualora l’Unione europea decidesse di estendere il sistema di scambio delle emissioni (ETS) anche ai voli in partenza dal territorio europeo. È quanto emerge da un’analisi della società di consulenza Transition Metrics, e riportata dal Financial Times, che evidenzia un potenziale aumento significativo degli oneri legati al carbon pricing per il settore aereo.

Secondo le stime riportate, l’impatto economico sarebbe particolarmente rilevante: circa 1,8 miliardi di euro per Lufthansa, 1,7 miliardi per IAG e 1,5 miliardi per Air France-KLM nel 2027, con un totale che potrebbe superare i 2 miliardi per ciascun vettore. In termini relativi, questi costi inciderebbero in modo significativo sulla redditività delle compagnie, arrivando fino al 44% degli utili 2025 per Lufthansa, al 23% per IAG e al 30% per Air France-KLM.

L’eventuale estensione dell’ETS ai voli in partenza dall’UE rappresenta una delle ipotesi allo studio della Commissione europea nell’ambito della revisione del sistema, che oggi copre esclusivamente i voli intra-europei. L’obiettivo è rafforzare la leva del prezzo del carbonio per accelerare la decarbonizzazione del settore, ma la misura incontra resistenze da parte delle compagnie aeree e solleva interrogativi sul suo impatto competitivo e geopolitico.

Jan Ahrens, amministratore delegato di Transition Metrics, ha sottolineato che l’effetto sui prezzi dei biglietti potrebbe essere rilevante. “Questi costi non sono marginali, sono materiali”, ha dichiarato, aggiungendo che, se interamente trasferiti sui passeggeri, il costo del carbonio potrebbe aggiungere circa 100 euro a un biglietto a lungo raggio come una tratta Francoforte-Pechino.

L’analisi si basa su un prezzo del carbonio stimato a 120 euro per tonnellata nel 2027, superiore alle attuali quotazioni forward, ma ritenuto plausibile in caso di piena estensione del sistema. Secondo gli analisti, la difficoltà per le compagnie risiede anche nell’incertezza sulla gestione futura della compliance, in un contesto in cui la vendita dei biglietti per voli a lungo raggio avviene con largo anticipo.

Il sistema ETS europeo impone alle aziende di acquistare quote per coprire le proprie emissioni, creando un incentivo economico alla riduzione della CO2. Attualmente il meccanismo si applica ai voli all’interno dell’Unione europea e copre solo la quota di emissioni prodotta all’interno dello Spazio economico europeo nei collegamenti con Paesi terzi. Questo genera un impatto competitivo più forte sulle compagnie low-cost rispetto ai vettori tradizionali a lungo raggio. Per i voli intercontinentali l’obbligo di acquisto delle quote di carbonio riguarda, infatti, unicamente la tratta “europea” del percorso, mentre la restante parte del volo resta esclusa dal meccanismo. L’ipotesi allo studio della Commissione europea di estendere l’ETS ai voli in partenza dall’UE comporterebbe invece l’inclusione dell’intero tragitto nelle regole del sistema, aumentando così in modo significativo la quantità di emissioni soggette a pricing del carbonio e, di conseguenza, l’esposizione ai costi per le compagnie aeree europee.

L’ipotesi di ampliamento si inserisce anche nel contesto delle difficoltà del sistema internazionale CORSIA (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation), il programma globale per la compensazione delle emissioni del settore aereo, che non ha ottenuto un’adesione pienamente universale. Un funzionario europeo ha definito il suo percorso “non all’altezza degli standard attesi”, sottolineando come l’efficacia complessiva sia ancora oggetto di valutazione.

Le tensioni politiche non sono nuove: già nel 2012 un precedente tentativo dell’UE di estendere la carbon regulation al traffico internazionale aveva provocato forti reazioni da parte di Stati Uniti e Cina, portando a misure di esclusione per le compagnie americane.

Sul piano industriale, le compagnie aeree e le associazioni di settore avvertono del rischio di perdita di competitività. In particolare, Air France-KLM ha espresso in un position paper una netta opposizione a un’estensione del sistema ai voli in partenza, sostenendo che ciò potrebbe penalizzare i vettori europei rispetto ai concorrenti extra-UE e innescare possibili ritorsioni commerciali.

Anche la dimensione geopolitica resta centrale. Un rappresentante del settore aerospaziale ha avvertito che una mossa di questo tipo potrebbe riaccendere tensioni commerciali internazionali, con potenziali conseguenze simili, se non addirittura peggiori, a quelle già osservate in passato.

Nel complesso, l’eventuale ampliamento dell’ETS rappresenta un punto di equilibrio delicato tra ambizioni climatiche europee e competitività industriale, in un settore, quello dell’aviazione, dove la riduzione delle emissioni resta ancora una delle sfide più complesse della transizione energetica.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.