Il sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS) è uno dei pilastri della politica climatica dell’UE. Attribuendo un prezzo alla CO₂ e facendone subire il costo ai grandi emettitori, mira a ridurre le emissioni e a favorire lo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale. Il suo impatto economico resta però oggetto di dibattito. Il governo italiano ha recentemente proposto di contenere i prezzi dell’energia rimborsando alle centrali a gas il costo dei permessi ETS.
CONTRO
AICALF: l’ETS rischia di rendere più cari i voli europei e nazionali
AICALF, l’Associazione delle compagnie aeree low cost che rappresenta circa il 50% del traffico passeggeri intraeuropeo in Italia, ha inviato una lettera ai Ministri Matteo Salvini, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e Daniela Santanchè per chiedere una revisione urgente della direttiva ETS applicata al trasporto aereo.
Secondo l’Associazione, l’attuale sistema sta creando una distorsione competitiva evidente: i voli intra-UE sostengono costi ETS fino a 20 volte superiori rispetto ai voli extra-UE, che rientrano invece nel sistema internazionale CORSIA1.
Il risultato, secondo AICALF, è un paradosso: i voli più lunghi e più inquinanti risultano relativamentemeno penalizzati rispetto ai collegamenti europei e domestici. Questo rischia di rendere più costosi proprio i voli interni ed europei, inclusi quelli strategici per la continuità territoriale come Sardegna e Sicilia.
L’impatto, sottolinea l’Associazione, finirà inevitabilmente per ricadere su famiglie e imprese,con costi ETS che possono arrivare fino a circa 70 euro anche su un volo nazionale.
Transizione energetica: senza incentivi adeguati i SAF restano troppo costosi
AICALF richiama anche la necessità di rafforzare gli strumenti per accompagnare la decarbonizzazione del settore. In particolare, evidenzia come i carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF2) rappresentino una soluzione chiave, ma restino oggi poco competitivi.
Le attuali SAF allowances, secondo l’Associazione, non sono sufficienti né a stimolare investimenti industriali né a ridurre il gap di prezzo rispetto al carburante tradizionale. Oggi i SAF possono costare fino a sei volte più del cherosene.
Per questo AICALF chiede:
• un rafforzamento delle SAF allowances
• il ripristino di quote gratuite ETS
• politiche che favoriscano una transizione tecnologicamente neutrale e sostenibile anche dal punto di vista economico.
Secondo l’Associazione, unastrategia industriale più forte sui SAF potrebbe anche consentire all’Italia di sviluppare una filiera competitiva a livello europeo.
La richiesta al Governo: allineare ETS e CORSIA
In vista della revisione ETS prevista per luglio 2026, AICALF chiede un intervento per allineare il sistema europeo al regime CORSIA, eliminando quello che definisce un trattamento penalizzante per i voli intra-UE.
L’Associazione si dice disponibile a collaborare con il Governo per individuare soluzioni che consentano di conciliare sostenibilità ambientale, competitività del settore e accessibilità del trasporto aereo.
Come ha dichiarato il presidente Alessandro Fonti, è necessario garantire che gli obiettivi ambientali procedano insieme alla sostenibilità economica del settore e alla tutela degli oltre 800.000 posti di lavoro collegati all’aviazione in Italia.
Secondo AICALF, il trasporto aereo resta infatti un’infrastruttura strategica per turismo, commercio e coesione territoriale.
Che cos’è AICALF
AICALF (Associazione Italiana Compagnie Aeree Low Fares) rappresenta alcune delle principali compagnie low cost attive in Italia, tra cui easyJet, Ryanair, Wizz Air e Volotea, che insieme coprono circa la metà del traffico passeggeri intraeuropeo del Paese.
L’Associazione svolge attività di rappresentanza istituzionale sui temi della regolazione del trasporto aereo, della sostenibilità, della competitività e dello sviluppo della connettività, con particolare attenzione all’impatto delle politiche europee sul mercato italiano.
1. Il CORSIA (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation) è il sistema globale creato dall’ICAO (l’agenzia ONU per l’aviazione civile) per compensare le emissioni di CO₂ dei voli internazionali.
Prevede che le compagnie aeree compensino l’aumento delle emissioni acquistando crediti di carbonio, con l’obiettivo di stabilizzare l’impatto climatico del trasporto aereo internazionale senza creare distorsioni competitive tra Paesi.
| ETS (EU Emissions Trading System) | Le compagnie devono comprare permessi CO₂ sul mercato europeo | Costo alto (prezzo CO₂ circa 60–90 €/tonnellata) |
| CORSIA | Le compagnie compensano le emissioni acquistando crediti di carbonio globali | Costo molto più basso (circa 5–20 €/tonnellata) |
2. I SAF (Sustainable Aviation Fuels) sono carburanti sostenibili per l’aviazione prodotti da materie prime alternative ai combustibili fossili, come biomasse, rifiuti organici o fonti sintetiche.
Consentono di ridurre le emissioni di CO₂ lungo il ciclo di vita fino all’80% rispetto al cherosene tradizionale e possono essere utilizzati negli attuali motori senza modifiche significative.
Per questo l’UE ha introdotto obblighi progressivi (regolamento ReFuelEU Aviation):
– circa 2% SAF nel 2025
– 6% nel 2030
– oltre 60% entro il 2050
PRO
ECCO: sospendere l’ETS non ridurrebbe il costo dell’energia
In seguito all’intervento della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento sulla crisi energetica collegata alle tensioni geopolitiche in Iran, il think tank ECCO ha espresso forti perplessità rispetto all’ipotesi di una sospensione del sistema europeo di scambio delle emissioni ETS.
Secondo ECCO, il sistema ETS non rappresenta la causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità. La vera vulnerabilità del sistema energetico italiano sarebbe invece l’elevata dipendenza dal gas naturale, che espone il Paese alla volatilità dei mercati internazionali e agli shock geopolitici.
Secondo questa lettura, una eventuale sospensione del meccanismo europeo delle emissioni non produrrebbe effetti significativi sulla riduzione delle bollette, mentre rischierebbe invece di rallentare lo sviluppo delle energie rinnovabili, considerate la vera soluzione strutturale alla volatilità dei prezzi energetici.
Le critiche alla proposta di sospensione e il ruolo dell’ETS
Secondo ECCO, il sistema ETS non dovrebbe essere interpretato esclusivamente come un costo per le imprese o come una forma di tassazione, ma anche come uno strumento di politica industriale ed energetica.
L’ETS rappresenta una fonte rilevante di entrate per lo Stato italiano, con un gettito stimato in circa4 miliardi di euro all’anno.
In base alla normativa europea, queste risorse dovrebbero essere reinvestite per sostenere imprese e cittadini attraverso politiche per la transizione energetica, con l’obiettivo di ridurre i prezzi dell’energia nel medio periodo e rafforzare la competitività del sistema produttivo. Tali risorse dovrebbero essere utilizzate per far fronte a due priorità: da un lato la riduzione strutturale del costo dell’energia e dall’altrol’innovazione del sistema industriale attraverso investimenti nella transizione energetica.
Il nodo dello sviluppo delle rinnovabili
Un ulteriore elemento critico evidenziato riguarda il ritmo di crescita delle energie rinnovabili in Italia.
Il think tank sottolinea come la crescita delle rinnovabili risulti attualmente pari a circa la metà rispetto a quanto previsto dagli obiettivi nazionali, evidenziando quindi un gap significativo rispetto alle traiettorie di decarbonizzazione.
ECCO osserva inoltre che altri Paesi europei che hanno investito con maggiore decisione nello sviluppo delle rinnovabili risultano oggi meno esposti agli effetti delle tensioni internazionali sui prezzi dell’energia, comprese le recenti conseguenze delle tensioni militari in Medio Oriente.
Il peso reale dell’ETS sul prezzo dell’elettricità
Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, il sistema ETS inciderebbe per circa il 6,8% sul prezzo dell’elettricità per le industrie energivore e per circa il 3% sulle bollette delle famiglie italiane.
Il confronto internazionale mostra inoltre che l’impatto dell’ETS in Italia sarebbe inferiore rispetto a quello registrato in altri Paesi europei come Germania (9,5%) e Paesi Bassi (8,5%), e sostanzialmente in linea con la Spagna (6,5%).
Questi dati confermerebbero che il principale fattore di incremento dei prezzi energetici resta il costo della materia prima, in particolare il gas naturale. Il prezzo del gas in Italia, secondo quanto riportato, sarebbe aumentato del 50% tra febbraio e marzo.
Le risorse disponibili secondo ECCO per ridurre il costo dell’energia
Secondo il think tank, il Governo disporrebbe già di risorse utilizzabili per ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese: 4 miliardi dal gettito ETS, 4,3 miliardi dal maggiore gettito IVA legato all’aumento del gas e 2,4 miliardi dai dividendi delle società energetiche partecipate dallo Stato.
Nel complesso, si tratterebbe quindi di circa 10 miliardi di euro che potrebbero essere destinate alla riduzione degli oneri di sistema presenti nelle bollette elettriche, che incidono per circa il 10% sulle utenze domestiche e per il 20% sulle PMI, rappresentando quindi una leva immediata per contenere i costi energetici.
ECCO sottolinea infine come la revisione del sistema ETS prevista per la seconda metà del 2026 rappresenti la sede più appropriata per eventuali modifiche dello strumento, nell’ambito di un confronto a livello europeo.
Eventuali sospensioni temporanee o misure adottate unilateralmente dai singoli Stati membri rischierebbero invece di compromettere la stabilità del quadro regolatorio europeo.
Che cos’è ECCO
ECCO Climate è un think tank italiano indipendente che si occupa di politiche climatiche ed energetiche, con l’obiettivo di supportare il dibattito pubblico e le decisioni politiche attraverso analisi basate su evidenze scientifiche ed economiche.
Riunisce esperti di energia, economia e politiche climatiche e svolge attività di ricerca, analisi normativa e divulgazione, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di strategie per la transizione verso un’economia a basse emissioni.
Sul ring è il nuovo format di ESGnews in cui proponiamo due posizioni diverse sui temi “caldi” della sostenibilità. Uno spazio di confronto in cui, attraverso analisi, opinioni e dichiarazioni di differenti attori (istituzioni, imprese, associazioni di categoria, think tank e organizzazioni della società civile), offriamo uno sguardo diretto sul dibattito concreto che accompagna la transizione e tocca politiche pubbliche, economia e trasformazioni industriali.
