Il governo italiano presenta una riforma del mercato elettrico per ridurre i prezzi dell’energia rimborsando alle centrali a gas il costo dei permessi ETS. La proposta apre un confronto con Bruxelles sul futuro del carbon pricing in Europa.
Il governo italiano si prepara a un confronto con Bruxelles su uno dei pilastri della politica climatica europea, dopo aver presentato una proposta per ridurre il costo dell’elettricità intervenendo sul meccanismo di formazione dei prezzi dell’elettricità all’ingrosso e limitando l’impatto dei permessi di emissione di CO₂ sul prezzo finale dell’energia.
L’iniziativa nasce in risposta alle pressioni dell’industria italiana, che da tempo segnala livelli di prezzo dell’energia superiori alla media europea. Secondo Confindustria, nel primo semestre del 2025 l’elettricità in Italia è costata circa il 30% in più rispetto alla media UE, con un impatto diretto sulla competitività delle imprese. I dati Istat mostrano inoltre una contrazione della produzione industriale dello 0,2% nel 2025, dopo il calo del 4% registrato nel 2024.
La proposta italiana
La proposta al vaglio dell’esecutivo punta a riformare il mercato elettrico nazionale spostando l’onere del pagamento dei permessi europei di emissione di CO₂ dalle centrali a gas ai consumatori.
L’obiettivo dichiarato è abbassare il prezzo all’ingrosso dell’energia . Attualmente, infatti, sono solitamente le centrali a gas, fonte di generazione più costosa, a determinare il prezzo di mercato per tutti gli operatori, compresi coloro che producono energia rinnovabile e non devono acquistare permessi di emissione. Secondo il governo, il costo della CO₂ può arrivare a rappresentare fino a un quarto del prezzo all’ingrosso dell’elettricità.
In un videomessaggio che illustra la proposta, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’attuale sistema una «tassa di fatto imposta dall’Europa» e ha spiegato che l’intenzione è separare il costo dei permessi di carbonio dal prezzo dell’energia rinnovabile, come quella solare e idroelettrica.
La misura, che deve essere prima approvata dal Parlamento italiano, richiede successivamente il via libera della Commissione europea.
La preoccupazione europea
La proposta potrebbe incontrare una forte resistenza a Bruxelles. Il sistema ETS è infatti uno strumento centrale della strategia europea di decarbonizzazione: obbligando i grandi inquinatori a pagare per le emissioni, mira a scoraggiare l’uso dei combustibili fossili e a incentivare gli investimenti in fonti rinnovabili.
Ridurre l’impatto del costo della CO₂ sul prezzo dell’elettricità potrebbe comprimere i ricavi degli operatori delle rinnovabili, soprattutto quelli che vendono energia sul mercato all’ingrosso, e rendere meno attrattivi nuovi investimenti in energia “pulita”. Inoltre, secondo Massimo Schiavo, analista di riferimento per le utility italiane presso S&P Global Ratings, l’effetto sulle bollette potrebbe essere limitato, poiché gran parte dell’energia rinnovabile è già venduta tramite contratti a prezzo fisso.
“Lo schema italiano equivale di fatto a eliminare il prezzo del carbonio dal settore elettrico”, ha osservato Carlo Stagnaro, economista dell’energia presso l’Istituto Bruno Leoni. “Alla fine, ha lo stesso effetto di una tassa sull’energia rinnovabile”.
Non meno preoccupanti sono i possibili effetti di mercato: un forte calo dei prezzi all’ingrosso in Italia potrebbe incentivare l’esportazione di elettricità verso altri Paesi, aumentando la produzione a gas e trasferendo di fatto il costo dei permessi ETS sui consumatori italiani per energia consumata all’estero.
La Commissione europea ha confermato di essere a conoscenza della proposta italiana, ricordando che gli Stati membri possono sostenere specifici settori, purché le misure siano compatibili con il diritto UE. Bruxelles presenterà a marzo proprie opzioni di riforma del mercato energetico europeo per contenere i costi, in un contesto in cui il prezzo dell’energia e la decarbonizzazione sono al centro dell’agenda in molti Paesi membri.
Secondo gli analisti, un’eventuale approvazione della proposta italiana potrebbe creare un precedente, spingendo altri Stati a valutare interventi simili sul costo della CO₂ e aprendo un nuovo capitolo nel dibattito europeo sul futuro del mercato elettrico e degli strumenti di decarbonizzazione.
Intanto crescono le proteste interne. Oltre 150 scienziati ed economisti italiani, guidati dal premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, hanno firmato una lettera aperta al governo mettendo in guardia contro iniziative che indeboliscano gli strumenti di decarbonizzazione europei.
