Investimenti nella transizione energetica

Mitigazione e adattamento

Nonostante l’incertezza politica, sei investitori su dieci prevedono di aumentare gli investimenti per il clima

Il 60% degli investitori prevede di aumentare gli investimenti destinati a contrastare il cambiamento climatico nell’arco dei prossimi tre anni, nonostante quasi la metà ritenga che gli sforzi globali per raggiungere gli obiettivi climatici saranno insufficienti e tardivi. È quanto emerge dalla sesta edizione del Global Climate Investing Survey di Robeco, una rilevazione condotta da CoreData tra maggio e giugno 2026 su 300 investitori, di cui 200 istituzionali e 100 wholesale, in Europa, Nord America, Asia-Pacifico e Sudafrica. Gli intervistati rappresentano organizzazioni con circa 35.800 miliardi di dollari di patrimoni in gestione.

Fonte: Robeco | 2026 Global Climate Investing Survey

Gli impegni individuali per il clima reggono, la fiducia nell’azione collettiva no

Solo il 19% degli intervistati prevede una transizione ordinata nella quale mercati, imprese e governi collaborano per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi climatici. Il 28% si aspetta invece una transizione disordinata, con interventi improvvisi e destabilizzanti ma sufficienti a conseguire gli obiettivi. Per il 47%, invece, le misure adottate a livello globale non saranno abbastanza coraggiose e tempestive (too little, to late). Un altro 7% ritiene che lo scenario più probabile sia il peggiore, chiamato Hot House World. Quando viene loro chiesto se l’obiettivo dell’Accordo di Parigi – contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C – sia raggiungibile, il 44% degli intervistati risponde di no, una percentuale analoga all’anno precedente.

Pur avendo aspettative apertamente pessimiste, gli investitori sembrano determinati a continuare a fare la loro parte. Tra gli investitori che hanno assunto un impegno pubblico ad allineare i propri investimenti all’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050, il 64% dichiara che il rallentamento del sostegno governativo non ha modificato né l’obiettivo né l’approccio di investimento. Un altro 31% conferma l’impegno, ma sta rivedendo le proprie strategie perché raggiungerlo è diventato più difficile. Il 4% sta invece riconsiderando l’obiettivo stesso.

Il cambiamento climatico incide sul valore degli investimenti

D’altra parte, parlare di cambiamento climatico significa anche parlare del valore degli investimenti e dei rischi a cui sono esposti. Due investitori su tre prevedono che i rischi fisici avranno un impatto moderato o significativo sui prezzi degli asset nei prossimi cinque anni. La quota sale all’82% su un orizzonte di dieci anni. Il report cita esempi concreti: immobili esposti alle alluvioni che perdono valore, proprietà costiere sempre più difficili da assicurare, infrastrutture di trasporto che richiedono maggiore manutenzione a causa del caldo e terreni agricoli meno produttivi per la siccità. Il 63% degli intervistati si aspetta che questi rischi incidano anche sulla distribuzione strategica degli investimenti tra le diverse classi di attività.

Investire nella transizione energetica risponde anche a un’esigenza sempre più sentita: rendere più sicuri gli approvvigionamenti, riducendo la dipendenza da petrolio e gas. Secondo il 75% degli intervistati, il conflitto in Medio Oriente e le interruzioni nei mercati dei combustibili fossili accelereranno la transizione verso le rinnovabili, a un livello moderato (secondo il 60%) o significativo (15%). “La spinta verso la sicurezza energetica sta favorendo investimenti in campi quali energie rinnovabili, stoccaggio in batterie e reti elettriche”, spiega Lucian Peppelenbos, Climate and Biodiversity Strategist di Robeco.

Fonte: Robeco | 2026 Global Climate Investing Survey

Dove si concentrano gli investimenti in mitigazione e adattamento al cambiamento climatico

I capitali si stanno già muovendo in questa direzione. Le rinnovabili e le altre tecnologie per la produzione di elettricità a basse emissioni sono già presenti nei portafogli del 68% del campione, il 57% investe nei veicoli elettrici. Nei prossimi due anni, poco più di un terzo prevede di aumentare gli investimenti nelle rinnovabili, nella modernizzazione delle reti elettriche e nelle nuove tecnologie per le batterie. Il 59% ritiene che la domanda di soluzioni per la mitigazione delle emissioni rimarrà forte, anche di fronte all’opposizione politica e agli arretramenti sugli obiettivi net zero.

Gli investitori guardano anche alle soluzioni per adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Il 55%, contro il 49% del 2025, considera adattamento e resilienza un tema di crescita sempre più interessante per gli investimenti azionari nei prossimi tre-cinque anni. Gli ambiti più presenti nei portafogli sono la gestione dell’acqua (41%), la salute (40%), i sistemi energetici (39%) e le infrastrutture e i trasporti (38%). Il 37% cerca di aumentare l’esposizione al settore nei mercati privati, il 34% in quelli quotati.

Politiche incerte e rendimenti ostacolano la decarbonizzazione dei portafogli

Mettere in pratica queste intenzioni, tuttavia, non è immediato. L’incertezza delle politiche governative frena le soluzioni di mitigazione secondo il 45% degli intervistati e quelle di adattamento per il 43%. In quest’ultimo ambito, il 40% segnala anche la difficoltà di individuare aziende credibili. I dubbi sulla possibilità di ottenere rendimenti competitivi rispetto al rischio assunto frenano il 39% del campione, una quota comunque inferiore al 58% del 2025.

Nella decarbonizzazione dei portafogli, conciliare la riduzione delle emissioni con la performance finanziaria resta la principale sfida interna alle organizzazioni, ma a citarla è il 50% del campione, una percentuale ben più bassa rispetto al 67% dello scorso anno. Scende (dal 48% al 34%) anche la percentuale di intervistati che menzionano i problemi di accesso e qualità dei dati. Resta però difficile ottenere informazioni dalle società in cui si investe: il 41% lamenta informative climatiche insufficienti o incoerenti. Viceversa, si intensifica la preoccupazione per le condizioni macroeconomiche: il 48% degli investitori ritiene che ostacolino la decarbonizzazione dei portafogli, contro il 38% dello scorso anno.  

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