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Morgan Stanley

Gli investimenti sostenibili rappresentano il 31% dei portafogli globali nel 2026

Gli investimenti sostenibili continuano a mantenere un peso rilevante nei portafogli degli investitori globali. Nel 2026 la quota media allocata in strumenti ESG si attesta al 31%, in lieve calo rispetto al 33% registrato nel 2025, ma all’interno di un contesto di crescente interesse verso la sostenibilità finanziaria. Il 92% degli investitori si dichiara, infatti, interessato agli investimenti sostenibili, in aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2025. È quanto emerge dal report “Sustainable Signals: Individual Investors 2026” del Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, realizzato su un campione di 2.250 investitori tra Nord America, Europa e Asia-Pacifico.

“La nostra ultima indagine Sustainable Signals mostra che la performance continua a essere il principale fattore trainante dell’interesse degli investitori individuali per gli investimenti sostenibili, in quanto mirano a ottenere sia rendimenti in linea con il mercato sia un impatto concreto”, ha dichiarato Jessica Alsford, Chief Sustainability Officer e Presidente dell’Institute for Sustainable Investing di Morgan Stanley. “Guardando al futuro, la maggior parte degli investitori individuali intravede maggiori opportunità di investimento sostenibile nei mercati privati, soprattutto per la diversificazione del portafoglio e per investire nell’innovazione”.

La performance resta il principale driver degli investimenti sostenibili

Secondo la ricerca di Morgan Stanley, il principale fattore che orienta le decisioni di investimento sostenibile continua a essere la performance finanziaria. Oltre quattro investitori su cinque dichiarano, infatti, che i rendimenti rappresentano un elemento decisivo nell’interesse verso l’ESG. Inoltre il 40% degli intervistati, invece, pensa che gli investimenti sostenibili siano in grado di ottenere ritorni finanziari più forti rispetto agli investimenti tradizionali; mentre il 13% punta soprattutto ad allineare gli investimenti ai propri valori personali. Una quota più ridotta, pari a circa il 2%, considera invece prioritaria la riduzione dei rischi ESG.

Guardando ai prossimi 12 mesi, il 64% degli intervistati prevede di aumentare l’esposizione agli investimenti sostenibili, principalmente per aspettative favorevoli sui rendimenti. Un ulteriore 28% intende mantenere invariata l’attuale esposizione, mentre solo il 5% pensa di ridurla, principalmente per performance inferiori alle attese.

Fonte: Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, aprile 2026

Dal report emerge inoltre una differenza generazionale significativa: Millennials e Gen Z risultano nettamente più propensi ad aumentare l’allocazione ESG rispetto agli investitori più anziani. Le fasce younger mostrano infatti una maggiore convinzione che sostenibilità e rendimento possano procedere insieme.

Priorità tematiche e il rischio greenwashing

Quest’anno il sondaggio ha analizzato le priorità degli investitori rispetto a sette grandi temi legati agli investimenti sostenibili. Un quarto degli intervistati indica come priorità principale un approccio ampio che combini obiettivi ambientali e sociali. Seguono inclusione finanziaria e salute e benessere, citati entrambi dal 15% del campione. Tutti e sette i temi considerati risultano comunque tra la prima o la seconda priorità per almeno un quinto degli investitori.

L’approccio integrato alla sostenibilità guida le preferenze in tutte e tre le regioni analizzate, anche se emergono differenze geografiche. In Nord America e Asia-Pacifico assume particolare rilevanza il tema dell’emancipazione economica, mentre in Europa spiccano azione climatica, salute e benessere.

Fonte: Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, aprile 2026

In media, il 25% degli intervistati nel 2026 valuta una serie di potenziali ostacoli all’inclusione di investimenti sostenibili come molto significativi, con un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2025. Ciò suggerisce una preoccupazione moderatamente maggiore rispetto all’anno scorso, ma inferiore rispetto all’indagine più recente di Sustainable Signals sugli investitori istituzionali, in cui la media delle preoccupazioni molto significative è salita al 38%, dal 24% dell’anno precedente. Il greenwashing resta la criticità principale, con il 32% che lo valuta come molto significativo e il 27% che lo indica come l’ostacolo principale. Nonostante ciò, le soluzioni ESG continuano a rappresentare un elemento distintivo nella scelta di un consulente finanziario: il 79% degli investitori dichiara infatti di essere molto o abbastanza propenso a scegliere un operatore anche sulla base dell’offerta di investimenti sostenibili.

Fonte: Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, aprile 2026

Mercati privati: la nuova frontiera degli investimenti sostenibili

Uno dei trend più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda la crescente attenzione verso i mercati privati. Quasi tre quarti degli investitori dichiarano di investire già in private markets o di volerlo fare in futuro, mentre il 64% vede negli asset privati maggiori opportunità di investimento sostenibile rispetto ai mercati pubblici.
Tra i principali vantaggi associati ai mercati privati gli investitori citano diversificazione di portafoglio, accesso all’innovazione e possibilità di generare un impatto più diretto sull’economia reale.

Infine, la ricerca evidenzia che gli investitori con una maggiore esposizione all’ESG sono anche quelli più attivi nei private markets, confermando un approccio orientato verso strategie di lungo periodo e investimenti trasformativi.

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