I gestori patrimoniali hanno finora impegnato 16.000 miliardi di dollari di asset per raggiungere l’obiettivo Net Zero, ovvero le emissioni nette di gas serra, entro il 2050 o prima, ovvero il 39% dei loro asset totali. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Net Zero Asset Managers Initiative.
L’iniziativa, lanciata alla fine del 2020 per incoraggiare i gestori patrimoniali a raggiungere lo zero netto entro il 2050 e contribuire a mantenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi Celsius, conta attualmente 273 firmatari, tra cui AXA Investment Managers, Aviva Investors e Columbia Threadneedle.
I firmatari sono tenuti a fissare obiettivi intermedi per il 2030 e rivederli ogni cinque anni, in modo da aumentare la percentuale di asset coperti dal loro impegno a zero emissioni fino al 100%. Gli obiettivi, inoltre, cercano di garantire che i gestori patrimoniali assicurino riduzioni reali delle emissioni nelle aziende in cui investono.
Nel suo ultimo rapporto, l’iniziativa ha dichiarato che i membri gestiscono un totale di 61.000 miliardi di dollari. Di questi, 83 investitori che gestiscono 42 trilioni di dollari hanno finora fissato degli obiettivi, con il 39% del loro patrimonio impegnato a raggiungere lo zero netto entro il 2050. Si tratta di un aumento del 4% rispetto a novembre, quando sono stati pubblicati i primi obiettivi iniziali in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow.
“Anche se c’è ancora un po’ di strada da fare, il fatto che 16.000 miliardi di dollari di asset siano ora impegnati a essere gestiti in linea con il raggiungimento dell’obiettivo zero entro il 2050, è un inizio più che positivo, anche se gli obiettivi devono ovviamente tradursi in azioni”, ha dichiarato Stephanie Pfeifer, Ceo dell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), in un comunicato stampa che accompagna il rapporto.
Nel suo rapporto, la Net Zero Asset Managers Initiative ha definito il contesto geopolitico per la definizione degli obiettivi “sempre più impegnativo”, rilevando una maggiore politicizzazione delle questioni ESG (ambientali, sociali e di governance) e cambiamenti nel contesto normativo e politico.
Gli attivisti per il clima hanno accolto con favore le numerose reti di investitori create per sostenere gli sforzi di decarbonizzazione, ma hanno più volte sottolineato anche che spesso mancano di ambizione e che troppo poco è stato tradotto in azioni. È proprio della settimana scorsa, ad esempio, la denuncia di ShareAction, ONG per gli investimenti responsabili, rivolta all’iniziativa Climate Action 100+(CA100+), una delle più note a supporto delle decarbonizzazione, relativamente alla carenza di standard elevati per l’impegno dei firmatari che non consentirebbero di compiere progressi significativi sul clima.
