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Editoriale

IPLUS: gli ESRS come leva operativa per integrare la sostenibilità nelle organizzazioni complesse

Negli ultimi anni l’Unione europea ha progressivamente rafforzato il quadro normativo sulla rendicontazione di sostenibilità, ridefinendo obblighi informativi e aspettative degli stakeholder. L’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive e lo sviluppo degli ESRS rappresentano un passaggio centrale di questo percorso, inserito in un contesto regolatorio che ha continuato a evolversi anche attraverso interventi di revisione e semplificazione. Ne emerge un quadro in cui la capacità di strutturare e governare i dati ESG assume un ruolo sempre più rilevante.

In questo scenario, gli ESRS si configurano non solo come riferimento normativo, ma come un framework operativo in grado di organizzare informazioni eterogenee, rafforzare i processi decisionali e supportare la pianificazione strategica. È quanto emerso nel progetto sviluppato da IPLUS, società benefit veronese specializzata in consulenza ESG dal 2012, a supporto di una società consortile italiana attiva nella grande distribuzione organizzata.

L’intervento, avviato nel 2025, ha riguardato un’organizzazione con oltre 200 punti vendita nel Centro Italia, 70 dipendenti diretti e un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro. Il progetto ha affrontato una criticità diffusa nelle organizzazioni articolate: la dispersione delle informazioni ESG tra unità operative e la difficoltà di aggregarle in modo coerente. Attraverso l’adozione degli ESRS, IPLUS ha ricondotto dati eterogenei a un unico sistema di rendicontazione, costruendo una base informativa integrata a supporto della governance e delle decisioni.

L’applicazione degli ESRS dimostra come questi standard possano essere adottati anche da organizzazioni complesse, indipendentemente dagli obblighi normativi, contribuendo a strutturare i dati e a renderli utilizzabili nei processi decisionali.

Dimensione ambientale

In ambito ambientale, il progetto ha consentito di sviluppare una stima strutturata della Carbon Footprint aziendale, con la quantificazione di oltre 5.000 tonnellate di CO₂ equivalente riferite alle emissioni Scope 1 e Scope 2. L’analisi ha permesso di individuare le principali leve di intervento, tra cui l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili e l’ottimizzazione dell’efficienza dei gruppi elettrogeni. La sistematizzazione dei dati energetici ed emissivi ha così assunto una funzione operativa, orientando le scelte gestionali.

Dimensione sociale

Sul piano sociale, il lavoro ha reso strutturate e comparabili le informazioni relative alla composizione della forza lavoro, articolate per genere, fascia d’età e tipologia contrattuale. Sono state inoltre rilevate e sistematizzate le attività formative, per un totale di oltre 860 ore erogate. La disponibilità di dati organizzati ha consentito di rafforzare la capacità di analisi e di supportare la definizione di priorità nello sviluppo del capitale umano.

Dimensione strategica e di governance

Il Bilancio di Sostenibilità ha supportato l’individuazione di priorità di investimento su tre ambiti: efficienza energetica, sviluppo delle competenze e digitalizzazione dei flussi logistici. Si è configurato inoltre come uno strumento di dialogo con partner commerciali, istituti finanziari e stakeholder, grazie alla disponibilità di informazioni verificabili, comparabili e coerenti con gli standard europei. Il percorso prevede sviluppi progressivi, con l’estensione degli indicatori monitorati e del perimetro emissivo allo Scope 3.

IPLUS, quindi, ritiene che la rendicontazione secondo gli ESRS si configuri come un sistema informativo a supporto delle decisioni, in grado di rendere la sostenibilità misurabile e integrata nella strategia di lungo periodo.


Questo contenuto è a cura di Beatrice Scappini, Sustainability Leader e Co-founder di IPLUS

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