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Consulenza finanziaria

Carluccio (Efpa Europe): il ruolo strategico dei financial planner nella transizione climatica

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha introdotto nuove dinamiche economiche e normative, ridefinendo i parametri operativi dei mercati e accentuando le incertezze globali. I financial planner si trovano a svolgere una funzione critica, supportando i clienti nell’analisi del rischio, nella gestione della diversificazione e nell’ottimizzazione delle strategie di portafoglio. La capacità di anticipare gli impatti delle variabili geopolitiche, integrando competenze tecniche e conoscenza delle normative, è fondamentale per garantire una gestione efficace degli investimenti in un panorama economico sempre più complesso e imprevedibile.

Anche in campo di sostenibilità, l’evoluzione legislativa, in cui si inserisce il pacchetto Omnibus dell’UE, pone nuove sfide e opportunità per i consulenti finanziari. Da un lato, la proposta della Commissione europea mira a semplificare gli oneri amministrativi e gli obblighi di rendicontazione; dall’altro, l’impegno verso i temi ESG resta un timbro di marchio dell’Europa. Un equilibrio tra forma e sostanza che sarà determinante per garantire che la transizione economica verso modelli più sostenibili non perda slancio.

D’altro canto, i danni del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e richiedono una rinnovata attenzione. In questa intervista Emanuele Maria Carluccio, Presidente di Efpa Europe e membro del Comitato Scientifico di Efpa Italia, offre una prospettiva unica sul modo in cui i financial planner possono affrontare queste complessità. La recente introduzione della certificazione EFPA ESG Expert Advisor, lanciata da EFPA Europe a partire dall’esperienza pilota di Efpa Italia, agevola una maggiore professionalizzazione proprio nel campo della finanza sostenibile. Questa certificazione di secondo livello fornisce ai consulenti strumenti avanzati per affrontare le crescenti richieste dei risparmiatori, offrendo risposte concrete e competenti alle loro perplessità.

Secondo il presidente di EFPA Europe, una maggiore determinazione politica, sia a livello europeo che globale, può riaccendere l’interesse verso politiche industriali a favore di economie low carbon, rafforzando il ruolo dei consulenti finanziari come pilastri della transizione climatica.

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, lo scenario geopolitico è diventato più incerto, caratterizzato non solo da decisioni in netta discontinuità con il passato, ma anche da un continuo susseguirsi di annunci spesso contraddittori. In questo contesto, come può un financial planner supportare i propri clienti, aiutandoli a navigare tra volatilità dei mercati e incertezze politiche?

Il tema dell’incertezza geopolitica e degli inevitabili impatti che questa può avere sul comportamento dei diversi mercati finanziari, sul trade-off rendimento-rischio delle diverse combinazioni di portafoglio, in considerazione dei diversi orizzonti temporali che i clienti, in funzione del loro profilo di rischio e degli obiettivi che si prefiggono di raggiungere, possono permettersi di prendere in considerazione è da sempre al centro dei programmi e, quindi, delle certificazioni della European Financial Planning Association. Ed è proprio in queste fasi delicate di mercato che emerge il ruolo cruciale del consulente finanziario che deve dimostrarsi capace di gestire l’emotività e, a volte, l’irrazionalità del cliente. Nel momento in cui, infatti, il patto siglato a suo tempo con il cliente ha già dato modo di evidenziare a quest’ultimo in modo chiaro e trasparente l’esistenza di possibili fasi di mercato al ribasso, con gli inevitabili drawdown, quello che il consulente finanziario preparato deve riuscire a fare è garantire un monitoraggio attento e puntuale con l’individuazione dei target in corrispondenza dei quali porre in essere eventuali strategie correttive. Solo riuscendo a far ragionare il cliente a livello complessivo di portafoglio (e non di singola posizione o di singolo prodotto) e solo enfatizzando  il valore sprigionato dalla time diversification, con tutta una serie di trade-off rendimento-rischio, che via via migliorano all’allungarsi dell’orizzonte temporale preso in considerazione si può pensare di riuscire ad accompagnare il cliente stesso verso decisioni più razionali e, al tempo stesso, più vincenti.   

Gli Stati Uniti stanno dettando un nuovo corso anche per quanto riguarda la sostenibilità. Come si rapportano i consulenti finanziari ai temi ESG nell’attuale contesto?

È ormai evidente il fatto che la nuova amministrazione statunitense è intenzionata a prendere le distanze dagli approcci e dalle soluzioni ESG portate avanti negli ultimi tre o quattro anni. Tra i vari segnali che sono stati dati al riguardo, quello più forte è, indubbiamente, il ritiro dall’Accordo di Parigi sul clima. Non credo, tuttavia, che tutto questo porterà quei consulenti finanziari che hanno lavorato sulle proprie competenze dotandosi di un’adeguata preparazione in tema di finanza sostenibile a rinnegare la crucialità degli aspetti ESG. Soffermiamoci, in particolare, sulla E di environment. I danni ed i rischi prodotti dal cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti. Ed è  chiaro che, in una fase come l’attuale, la capacità da parte dei consulenti di spiegare ai loro clienti tutte le implicazioni di una tematica così articolata come la finanza sostenibile diventa sempre più preziosa, visto che dovranno essere pronti sempre più a confrontarsi con i loro dubbi e le loro possibili obiezioni.  

La certificazione ESG Advisor ha riscosso un grande successo, sia per l’alto numero di partecipanti che per il record di download del syllabus (11.060), segno di un forte interesse per la materia. Quali sono i prossimi passi e quanto è ancora vivo questo coinvolgimento?

Efpa Europe, facendo tesoro dell’esperienza pilota portata avanti da Efpa Italia, ha lanciato, alla fine del 2024, una certificazione ESG di II livello, identificata con la denominazione di EFPA ESG Expert Advisor. Direi, quindi, che il “prossimo passo” in realtà c’è già stato. A questo punto dobbiamo puntare all’avvicinamento dei consulenti finanziari a questo ulteriore step di formazione/certificazione in ambito ESG. Anche perché si tratta proprio della certificazione che, con diverse prospettive, fornisce al consulente le competenze e le argomentazioni per meglio saper reggere il confronto con i risparmiatori, dimostrando di saperli ascoltare dando una risposta completa e convincente a tutti i loro dubbi e a tutte le loro eventuali perplessità. 

Quali sono le implicazioni dell’evoluzione normativa sulla regolamentazione sugli investimenti sostenibili e quali effetti comporta per i financial planner e i loro clienti?

La sfida posta dall’evoluzione normativa in atto con il pacchetto di proposte Omnibus  dell’UE è quella di coniugare, da un lato, la semplificazione degli oneri amministrativi, degli obblighi di rendicontazione e di informativa non finanziaria con la salvaguardia, dall’altro, dell’attenzione e dell’impegno delle imprese e dei potenziali emittenti verso condotte rispettose dei profili di sostenibilità. In altre parole si auspica che l’alleggerimento della forma non deteriori la sostanza. Anzi, ciò che si auspica è che l’alleggerimento della forma liberi risorse a favore di una maggiore competitività. Non è di certo una sfida facile e non è nemmeno semplice prevedere cosa tutto comporterà per i financial advisors e per i financial planner, anche perché non siamo ancora alla fase attuativa. Sicuramente i consulenti finanziari saranno chiamati ad un ulteriore sforzo di aggiornamento in quanto dovranno far comprendere ai loro clienti che l’alleggerimento degli oneri e degli adempimenti per le imprese non va inteso come rinuncia ad un processo di transizione dell’economia nella direzione della sostenibilità. Sempre a condizione, ovviamente, che la sfida di cui parlavamo prima sia vinta!

L’interesse di consulenti ed investitori verso gli investimenti sostenibili sembra in calo. Eppure i danni del climate change sono sempre più evidenti. Quali elementi potrebbero riaccendere l’attenzione?

Sinceramente, nel contesto dell’osservatorio di Efpa Europe non abbiamo ravvisato un calo rilevante di attenzione verso queste tematiche. L’unico aspetto che ci preoccupa – come dicevamo prima –  è il più recente atteggiamento assunto dall’amministrazione statunitense da parte della quale è auspicabile, anche se temiamo non nel brevissimo termine, un graduale ripensamento. Così come sarebbe auspicabile che anche l’altro colosso, la Cina, voglia approfittare di questo “tirarsi indietro” statunitense per rendere sempre più edotto il pubblico del fatto che la rinuncia alla valutazione degli aspetti climatici ed ambientali finisce per  nuocere all’economia in generale e alla singola impresa in particolare. Da ultimo, sarebbe opportuno registrare una determinazione politica più chiara ed esplicita da parte dell’UE per politiche industriali a favore di economie low carbon.  

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