La finanza sostenibile evolve tra nuove regole, transizione energetica e dibattito globale sull’ESG. In questa intervista Fabio Caiani, Managing Director e Head of South East Europe di Nordea Asset Management, racconta come sta cambiando l’approccio degli asset manager e quali opportunità emergono per gli investitori.
La finanza sostenibile sta attraversando una fase di forte evoluzione, tra nuove esigenze degli investitori, regolamentazione in trasformazione e crescente attenzione ai temi della transizione energetica e della resilienza dei modelli di business. Il dibattito internazionale è reso ancora più complesso dal crescente backlash politico registrato negli Stati Uniti contro l’ESG, che ha spinto molte società e asset manager a rivedere linguaggi e strategie di comunicazione. In questo contesto, tuttavia, integrare i fattori ESG nei processi di investimento resta sempre più importante per riuscire a interpretare i rischi e individuare nuove opportunità di crescita.
Nordea Asset Management è tra i protagonisti di questa trasformazione. Di recente, infatti, la società è stata premiata da MainStreet Partners come “Best Asset Manager” agli ESG & Sustainability Champions 2026, riconoscimento assegnato dopo un’analisi di oltre 10.500 strategie gestite da più di 480 asset manager globali e basato su una valutazione approfondita dell’integrazione ESG, delle strategie e dei portafogli.
Un premio che si inserisce in un percorso di crescita più ampio, caratterizzato dall’espansione dell’offerta di strategie sostenibili e dalla crescente fiducia degli investitori istituzionali, testimoniata anche dall’assegnazione di importanti mandati globali legati agli investimenti ESG.
Dell’evoluzione della finanza sostenibile e delle sfide che attendono il mercato nel 2026 abbiamo parlato con Fabio Caiani, Managing Director e Head of South East Europe di Nordea Asset Management.
Come si è evoluto negli ultimi anni l’approccio di Nordea alla sostenibilità, anche alla luce dei cambiamenti del contesto globale e delle nuove priorità degli investitori?
Negli ultimi quattro anni abbiamo ulteriormente rafforzato il nostro approccio alla sostenibilità lungo alcune direttrici strategiche ben definite.
In ambito obbligazionario, abbiamo potenziato strumenti e processi per un’integrazione strutturata dei fattori ESG nell’analisi del credito, facendo leva su modelli proprietari (come il nostro ESG Financial Score) per una valutazione più accurata dei rischi. Questo lavoro ha sostenuto anche l’ampliamento dell’offerta, con l’estensione delle soluzioni Articolo 9 a strategie dedicate ai labelled bond governativi e corporate investment grade, nonché ai climate bond nel segmento high yield.
Sul fronte azionario, abbiamo perfezionato un framework di impact investing applicato ai mercati pubblici, capitalizzando sia su una presenza trentennale nell’ investimento ESG sia sull’expertise maturata nei mercati privati. Ne è derivato un processo di impact investing riconosciuto e certificato secondo i principali standard internazionali.
Abbiamo inoltre sviluppato ulteriormente la nostra gamma Sustainable BetaPlus: strategie long-only attive, efficienti in termini di costo, che combinano l’integrazione ESG con un framework quantitativo multifattoriale proprietario. Queste soluzioni consentono di calibrare diverse dimensioni ESG con l’obiettivo di generare extra-rendimento mantenendo un rischio attivo contenuto. In quest’ambito, il lancio di due ETF attivi sostenibili (oggi tra i più grandi ETF Articolo 9 attivi sul mercato) ha rappresentato un ulteriore passo avanti, con un’integrazione ancora più avanzata dei fattori ESG e della decarbonizzazione di portafoglio.
Infine, per rispondere alla crescente domanda di soluzioni focalizzate sulla transizione climatica da parte degli investitori istituzionali, abbiamo continuato a investire nello sviluppo di strumenti proprietari evoluti. Oggi disponiamo di diversi tool all’avanguardia che consentono di valutare la credibilità delle strategie di transizione delle singole aziende, monitorarne i progressi nel tempo e modellare diversi scenari di decarbonizzazione, analizzandone anche l’impatto economico.
Il tutto mantenendo un costante allineamento all’evoluzione del quadro regolamentare, incluse le revisioni della SFDR, le linee guida ESMA e il percorso verso la SFDR 2.0.
Il vostro mantra è “rendimenti e responsabilità”: in che modo riuscite a conciliare questi due obiettivi nella costruzione dei portafogli?
Siamo attivi negli investimenti sostenibili da quasi quarant’anni e, nel tempo, abbiamo costruito policy e processi che permettono di integrare i fattori ESG in modo flessibile e coerente con le specificità delle diverse asset class e strategie. Oggi ogni gestore ha accesso a una piattaforma ESG proprietaria che copre oltre 22.000 aziende, supportata da un ampio set di strumenti sviluppati internamente: dai modelli di scoring ESG e ESG finanziario, ai framework per la quantificazione degli Investimenti Sostenibili secondo la SFDR 2.0, fino ai modelli PAI, SDGs e agli strumenti dedicati alla decarbonizzazione.
Questa infrastruttura è centrale perché la sostenibilità assume significati diversi a seconda del prodotto: può tradursi in un rafforzamento del risk management, nell’individuazione di inefficienze ESG non ancora pienamente prezzate dal mercato, oppure nell’analisi di trend strutturali di crescita di lungo periodo. È proprio questa capacità di declinare la sostenibilità in modo mirato e disciplinato che ci consente di coniugare responsabilità e obiettivi di rendimento.
Quali aspettative di rendimento è corretto che gli investitori si creino rispetto agli investimenti sostenibili, soprattutto in un contesto di mercato più complesso?
Il contesto attuale è caratterizzato da un’elevata incertezza, influenzata da dinamiche geopolitiche e da shock esogeni ricorrenti.
In questo scenario, per gli investitori sostenibili è essenziale mantenere un orizzonte di lungo periodo. Le aspettative di rendimento dipendono in larga misura dallo strumento utilizzato e dal modo in cui la sostenibilità viene integrata nel processo di investimento.
Riteniamo che uno dei trend più rilevanti sia legato alla transizione energetica. Per molte aziende, la decarbonizzazione presenta un solido razionale economico, sia in termini di riduzione dei costi operativi sia di opportunità di crescita dei ricavi.
In questo contesto, le nostre soluzioni hanno consentito ai clienti non solo di diversificare rispetto a un mercato azionario fortemente concentrato, ma anche di ottenere rendimenti superiori rispetto agli indici tradizionali di riferimento.
Negli Stati Uniti si è sviluppato un dibattito molto critico nei confronti dell’ESG. Nonostante ciò, il vostro focus su queste tematiche vi ha permesso di guadagnare la fiducia di grandi investitori istituzionali. Qual è oggi la reale situazione degli investimenti ESG negli USA?
Negli Stati Uniti il panorama ESG appare oggi fortemente frammentato. A un arretramento a livello federale si affianca una crescente polarizzazione a livello statale. Il termine “ESG” è diventato politicamente sensibile e viene spesso evitato nella comunicazione pubblica; tuttavia, le dinamiche sottostanti (gestione dei rischi, sostenibilità dei modelli di business e qualità del reporting) restano elementi centrali delle strategie aziendali.
Nonostante il dibattito degli ultimi anni abbia spinto molte organizzazioni a ridurre l’uso dell’etichetta ESG, la maggior parte delle grandi aziende statunitensi continua a perseguire con determinazione obiettivi di sostenibilità e decarbonizzazione, spinte dalle richieste dei mercati globali, dalla necessità di rendere le supply chain più resilienti e dalla gestione di rischi strutturali di lungo periodo.
Dal punto di vista degli investitori istituzionali, l’attenzione verso l’integrazione dei fattori ESG nei processi di investimento rimane elevata. Per i grandi fondi pensione e per gli investitori con un orizzonte temporale di lungo periodo, è fondamentale adottare strategie in grado di mappare efficacemente rischi e opportunità di creazione di valore sostenibile.
In questo contesto, il nostro impegno pubblico e coerente su obiettivi chiari e misurabili ci ha permesso di raccogliere, nel solo 2024, oltre 7 miliardi di euro in mandati dedicati a soluzioni di investimento sostenibile a livello globale.
Quali sono le strategie di investimento sostenibile che ritenete più interessanti per il 2026?
Le strategie legate agli investimenti climatici rappresentano, a nostro avviso, un’opportunità particolarmente interessante sia nel breve sia nel lungo periodo. Un tema centrale è l’efficienza energetica, sostenuta da un ciclo strutturale di reindustrializzazione in Europa e negli Stati Uniti e ulteriormente rafforzata dalla rapida espansione dell’intelligenza artificiale.
In questo contesto, i grandi “hypescaler “ del digitale e dell’AI stanno ponendo un’attenzione crescente all’efficienza energetica. I carichi computazionali legati al training e all’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale stanno infatti determinando un aumento senza precedenti della domanda di elettricità, rendendo l’energia un vincolo critico alla capacità di crescita. Migliorare l’efficienza energetica è quindi diventato essenziale non solo per la sostenibilità ambientale, ma anche per la redditività economica e la stabilità delle infrastrutture energetiche. Questa dinamica sta catalizzando ingenti flussi di investimento verso soluzioni climatiche e tecnologiche innovative.
Gli investitori possono cogliere queste opportunità principalmente attraverso due approcci complementari. Il primo (rappresentato dalla nostra strategia Global Climate & Environment) consiste nell’investire in aziende che forniscono soluzioni e tecnologie per l’efficientamento energetico, beneficiando di un solido razionale economico legato alla riduzione dei costi operativi e del consumo di risorse. Il secondo (alla base della nostra strategia Global Climate Transition Engagement) riguarda l’investimento nella transizione di settori industriali essenziali ma ad alta intensità di emissioni (come acciaio e cemento) nei quali i processi di decarbonizzazione possono generare vantaggi competitivi tangibili sia nel breve sia nel lungo periodo.
Riteniamo che entrambi gli approcci presentino un profilo di interesse particolarmente robusto dal punto di vista del rischio-rendimento.
Quali saranno, a vostro avviso, le principali sfide per gli investimenti sostenibili nei prossimi 12 mesi, tra regolamentazione, contesto politico e volatilità dei mercati?
Sul fronte regolamentare, la SFDR 2.0 si trova ancora in una fase iniziale e il quadro normativo resta in evoluzione, anche alla luce delle tempistiche incerte del processo negoziale e delle possibili modifiche alla proposta. Lo scenario geopolitico rappresenta tuttavia la variabile più complessa da prevedere: l’accesso alle risorse critiche, il riallineamento delle supply chain e le esigenze energetiche legate ai data center possono evolvere in direzioni molto diverse, generando volatilità e incertezza.
In questo contesto, riteniamo fondamentale mantenere un approccio disciplinato e orientato al lungo periodo. Le grandi sfide della sostenibilità restano oggi più che mai centrali per lo sviluppo economico e per la capacità di generare crescita duratura nel tempo.
