Nuove regole UE per la trasparenza salariale | ESGNews

Transparency pay directive

Trasparenza salariale, in cosa consistono le nuove regole UE contro discriminazioni e gender pay gap

L’Unione europea ha compiuto un nuovo passo verso la parità retributiva e introdotto regole più stringenti sulla trasparenza salariale. Le nuove disposizioni, previste dalla Direttiva europea sulla pay transparency adottata nel 2023, impongono ai datori di lavoro di comunicare ai candidati la retribuzione iniziale o la fascia salariale prevista per una posizione già nell’annuncio di lavoro o prima del colloquio, rafforzando al contempo gli strumenti per contrastare le discriminazioni retributive tra donne e uomini.

L’obiettivo della normativa è aumentare la trasparenza nelle politiche salariali, rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore e facilitare l‘accesso alla giustizia per le vittime di discriminazione salariale.

Tra le principali novità, i datori di lavoro non potranno più chiedere ai candidati informazioni sullo storico delle loro retribuzioni. I lavoratori, inoltre, avranno il diritto di richiedere informazioni sul proprio livello salariale e sulle retribuzioni medie, suddivise per genere, relative alle categorie professionali che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore.

Le aziende con almeno 100 dipendenti saranno tenute a pubblicare dati sul divario retributivo tra uomini e donne. Qualora dai report emerga un gender pay gap pari o superiore al 5% non giustificabile da fattori oggettivi e neutrali rispetto al genere, il datore di lavoro dovrà effettuare una valutazione congiunta delle retribuzioni per individuare e correggere eventuali disparità.

La direttiva rafforza anche le tutele per i lavoratori che subiscono discriminazioni salariali. Le persone penalizzate potranno ottenere un risarcimento, mentre l’onere della prova sarà in capo alle aziende che non rispettano gli obblighi di trasparenza, chiamate a dimostrare l’assenza di discriminazioni retributive. Gli Stati membri dovranno inoltre prevedere sanzioni efficaci per le violazioni delle norme sulla parità salariale, mentre organismi per l’uguaglianza e rappresentanti dei lavoratori potranno assistere o rappresentare le vittime nei procedimenti amministrativi e giudiziari.

Il principio della parità di retribuzione tra donne e uomini è uno dei pilastri fondanti dell’Unione europea fin dal Trattato di Roma del 1957. Nonostante ciò, il divario retributivo di genere nell’UE si attesta ancora all’11,1%, evidenziando come la trasparenza salariale sia considerata da Bruxelles uno strumento chiave per accelerare il raggiungimento di una maggiore equità nel mercato del lavoro europeo.


Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.