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EIGE Gender Equality Index

Parità di genere: nuovo record nell’UE, progressi anche in Italia. Cosa migliorare ancora

Una forte accelerazione dell’UE sulla parità di genere. È quello che certifica, per la prima volta, l’EIGE (Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere) con il suo Gender Equality Index, proprio nei giorni in cui le donne islandesi hanno indetto uno sciopero per ottenere di più su uguaglianza e lotta alla violenza sulle donne. Introdotto dieci anni fa, l’indice è un buon indicatore dello status quo della parità di genere nell’Unione Europea. Ogni edizione precedente arrivava più o meno alla stessa conclusione: il progresso procede a passo di lumaca. Ma non quella quest’anno, in cui l’istituto ha registrato il più grande salto annuale nel punteggio complessivo mai visto nella storia dell’Indice: l’UE è a 70,2 punti su 100. E l’Italia occupa il 13° posto, con 68,2 punti su 100.

Dall’analisi dell’EIGE emerge innanzitutto che i paesi con i migliori risultati come Svezia, Paesi Bassi e Danimarca continuano a essere in testa all’indice, come hanno fatto per oltre un decennio. Tuttavia, o i loro progressi si sono stabilizzati, oppure hanno subito un calo di punti, come nel caso di Finlandia e Francia. Ciò dimostra chiaramente che i risultati raggiunti non possono essere dati per scontati, ma anzi hanno bisogno di essere sostenuti da misure per mantenere i progressi.

D’altro canto, altri paesi come Italia, Portogallo, Lussemburgo e Malta, nonostante abbiano ottenuto punteggi inferiori alla media UE, hanno apportato notevoli miglioramenti in termini di uguaglianza di genere negli ultimi 10 anni. Questo, sottolinea l’EIGE, indica che quando i paesi mettono in atto misure adeguate il ritmo dei progressi aumenta.

Progressi nei consigli di amministrazione delle aziende, non tanto nei parlamenti nazionali

Per la prima volta in 10 anni, il numero di donne nei parlamenti e nei consigli di amministrazione europei è arrivato al 33%.

La legislazione ha contribuito notevolmente a rompere il tetto di cristallo nelle aziende e ad accelerare la parità, con una quota di donne nei board passata dal 12% nel 2010 al 33% nel 2023. Un esempio di normative che hanno avuto effetti positivi sulla gender equality nei CdA sono le quote regolamentate in otto Stati membri dell’UE. In Italia la Legge di Bilancio del 2020 ha innalzato dal 30% al 40% la soglia minima precedentemente stabilita dalla legge Golfo-Mosca del 2011 di quote rosa previste.

Per la presenza nei parlamenti, invece, l’EIGE registra miglioramenti più esigui, con una quota di donne che è passata dal 25% del 2010 al 33% del 2023. Secondo l’istituto, quindi, è ancora necessaria un’azione più mirata da parte dei parlamenti nazionali per accelerare sui progressi nella sfera politica e, in questo senso, le elezioni del Parlamento europeo del 2024 potrebbero essere una grande occasione.

La segregazione di genere nel mercato del lavoro non si è spostata di un centimetro

Nonostante i progressi compiuti nel settore del lavoro, in particolare per quanto riguarda la flessibilità, l’EIGE evidenzia che il mercato del lavoro rimane oggi caratterizzato dalla segregazione di genere come lo era 10 anni fa.

Man mano che la transizione digitale e verde prende forma, vengono creati sempre più nuovi posti di lavoro, che richiedono riqualificazione e miglioramento delle competenze per soddisfare le domande nuove e in evoluzione del mercato del lavoro. E in questo contesto le donne non sono coinvolte come potrebbero.

L’Italia: luci e ombre sulla parità di genere

Con 68,2 punti su 100, l’Italia si colloca al 13° posto nell’Unione Europea per uguaglianza di genere. Nonostante il suo punteggio attuale sia ancora inferiore di 2 punti rispetto al punteggio dell’UE nel suo insieme, dal 2010 il punteggio dell’Italia è aumentato di 14,9 punti, ovvero il miglioramento più significativo del punteggio complessivo tra tutti gli Stati membri.

Punteggi in Italia e in UE a confronto

Progressi notevoli si sono registrati nel settore della salute (89,2 punti). Particolarmente positivo è il punteggio ottenuto per la sottocategoria “accesso alla sanità”, pari a 98,6 punti, che fa occupare all’Italia il 9° posto nell’UE. Ma il miglioramento più ampio dal 2020 dell’Italia si è visto nella categoria “tempo” (+ 8,1 punti), in cui è salita dal 16° al 12° posto. Il motore principale di questo cambiamento è stato il miglioramento nella sottocategoria delle attività assistenziali (+ 13 punti), ma anche delle attività sociali (+ 3,8 punti).

Margini di miglioramento, invece, per il settore del lavoro (65 punti), per il quale il paese si colloca costantemente all’ultimo posto tra tutti gli Stati membri dal 2010, nonostante il punteggio dell’Italia sia migliorato di 1,8 punti dal 2020. Particolarmente negativi i punteggi per la segregazione e la qualità del lavoro (61,4 punti) e per la partecipazione delle donne (68,9).

In alcuni ambiti, però, l’Italia è addirittura tornata indietro. Ne è un esempio quello monetario (-0,2 punti). La mancanza di progressi verso l’uguaglianza di genere in questo ambito è dovuta a una diminuzione del punteggio nella sottocategoria della situazione economica (-0,6 punti) rispetto all’indice dello scorso anno.

Focus: Italia e Green Deal europeo

Nell’edizione 2023 l’EIGE dedica un focus ai risultati raggiunti da ciascun paese rispetto a quanto previsto dal Green Deal europeo.

Per quanto riguarda l’Italia, è emerso innanzitutto che le donne sono più propense degli uomini a scegliere soluzioni rispettose dell’ambiente. Nel 2022, ad esempio, più donne (56%) che uomini (47%) hanno riferito di scegliere regolarmente opzioni rispettose dell’ambiente nelle attività di assistenza all’infanzia. Allo stesso modo, il 50% delle donne ha riferito di evitare regolarmente prodotti di plastica o monouso, rispetto al 43% degli uomini.

Nota dolente, invece, per quanto riguarda gli studi in scienze e tecnologie naturali, dove le donne sono notevolmente sottorappresentate (nel 2021 erano solo il 40% le laureate in queste materie). Anche nei settori dell’energia e dei trasporti, le donne italiane sono significativamente sottorappresentate: basti pensare che nel 2022 erano il 26% dei lavoratori del settore energetico e solo il 20% in quello dei trasporti.

Infine, buoni risultati si registrano per la presenza di donne nelle commissioni parlamentari incentrate sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, pari al 40% in Italia, rispetto ad una media europea del 30%.

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