Climate change

In arrivo nuova ondata di calore in tutta Italia: aumentano i rischi per i lavoratori

Tornano a salire le temperature ed è in arrivo una nuova ondata di calore a partire da oggi, martedì 28 luglio, che colpirà tutta la Penisola con picchi locali tra i 40 e i 41 gradi, fino a 7 gradi oltre la media e zero termico alla quota siderale di 5000 metri sulle Alpi. È un’estate, quella italiana ma non solo, che sta cambiando. E con lei cambia anche il lavoro. Tra il 2021 e il 2025 le giornate estive classificate a rischio caldo alto sono aumentate del 60%, passando da 22 a 35, fino a rappresentare il 38% dell’intera stagione estiva. Parallelamente cresce anche il numero di persone esposte: negli ultimi cinque anni, ogni estate, circa 670 mila lavoratori al giorno hanno operato in condizioni potenzialmente pericolose per la salute. Lo rileva il report Lavoratori a rischio per le ondate di calore, pubblicato da Greenpeace Italia, che integra le previsioni della piattaforma Worklimate con i dati occupazionali ISTAT relativi al periodo 2021-2025.

Secondo l’analisi, il fenomeno non può più essere considerato un’emergenza occasionale, ma una trasformazione ormai stabile del clima italiano. Quasi un lavoratore su dieci (9%) nelle province e città metropolitane dei capoluoghi di Regione considerate dallo studio svolge attività che possono richiedere uno sforzo fisico intenso proprio nei periodi in cui le temperature raggiungono livelli critici.

Il dato più significativo riguarda proprio la frequenza delle giornate caratterizzate da rischio elevato. Se nel 2021-2022 i giorni classificati come ad alto rischio erano mediamente 22, nel 2024-2025 sono diventati 35. L’incremento interessa tutti i mesi estivi, ma è particolarmente evidente ad agosto, quando le giornate critiche passano da 8 a 15, mentre luglio sale da 10 a 14 e giugno da 4 a 7.

Come sottolinea Marco Morabito, ricercatore del CNR-IBE e responsabile scientifico del progetto Worklimate, “il progressivo aumento dell’esposizione dei lavoratori al caldo non rappresenta più un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale destinata a diventare sempre più frequente, diffusa, persistente e intensa”. Per questo, osserva il ricercatore, il rischio da caldo dovrebbe ormai essere considerato un elemento stabile dell’organizzazione del lavoro e non una criticità da affrontare solo durante eventi eccezionali.

Il report evidenzia anche una forte concentrazione del rischio in alcuni settori produttivi. Le costruzioni sono il comparto con il maggior numero di lavoratori potenzialmente esposti (251 mila persone al giorno durante l’estate), seguite da trasporto merci, logistica e riders (243 mila), manutenzione del verde e servizi per edifici (125 mila) e agricoltura e silvicoltura (48 mila). Si tratta di attività spesso svolte all’aperto e caratterizzate da elevato sforzo fisico, dove il caldo diventa un ulteriore fattore di rischio per salute e sicurezza. Il caldo estremo non aumenta infatti soltanto il rischio di disidratazione o colpo di calore, ma favorisce anche gli infortuni sul lavoro, riducendo concentrazione e tempi di reazione.

Uno degli aspetti più rilevanti messi in evidenza dall’analisi riguarda la dimensione sociale del fenomeno. I lavoratori maggiormente esposti sono spesso quelli che operano all’aperto, dispongono di minori strumenti di protezione e hanno un limitato margine per modificare orari o modalità di lavoro. In questo senso, osserva Greenpeace, la crisi climatica finisce per colpire soprattutto categorie che hanno contribuito meno alle emissioni responsabili del riscaldamento globale.

“Questi numeri mostrano come un fenomeno pervasivo abbia un impatto ineguale sulla popolazione e vada a colpire maggiormente le persone meno colpevoli della crisi climatica e che hanno meno strumenti per difendersi”, ha commentato Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia.

Dal punto di vista geografico, la città metropolitana di Roma registra il numero più elevato di lavoratori potenzialmente esposti ogni giorno durante l’estate (oltre 213 mila), seguita da Milano (165 mila). Seguono Napoli, Torino, Bologna e Bari. Se invece si considera il peso sul totale degli occupati, Roma rimane al primo posto con il 16% dei lavoratori potenzialmente esposti, davanti alle province di Palermo e Cagliari.

Anche considerando il numero di giornate a rischio, Roma e Milano risultano i territori più vulnerabili: in entrambe circa una giornata estiva su due presenta condizioni di rischio caldo elevato per i lavoratori, seguite da Cagliari e Bologna.

Più che fotografare un’emergenza estiva, il report racconta la trasformazione del lavoro nell’era della crisi climatica. Se le ondate di calore diventano sempre più frequenti, intense e durature, anche la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori dovrà evolvere di conseguenza. Il caldo non rappresenta più un evento eccezionale da gestire con misure temporanee, ma un rischio strutturale che richiede nuove regole, organizzazione del lavoro e strategie di adattamento. Il cambiamento climatico non sta modificando soltanto il clima, sta già ridefinendo le condizioni in cui milioni di persone lavorano ogni giorno.

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