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L'analisi del World Weather Attribution

Il caldo estremo non è più un’eccezione: cosa rivela l’ondata di calore in Europa sul cambiamento climatico

Parigi ha toccato i 40,9°C, il valore più alto mai registrato nella capitale francese nel mese di giugno. Nel Regno Unito i termometri hanno raggiunto circa 36,7°C, nuovo record nazionale per questo periodo dell’anno, mentre in Svizzera sono stati registrati 38°C, anch’essi senza precedenti per giugno. In Germania le temperature si sono avvicinate ai 40°C e in alcune aree sono attesi picchi fino a 41°C. In Italia il caldo più intenso è previsto proprio in questi giorni, con valori fino a 40°C nelle pianure del Nord e nelle aree interne del Centro.

L’ondata di calore che sta investendo l’Europa occidentale e centrale si colloca tra gli episodi di caldo più intensi mai registrati così precocemente nella stagione estiva. In diverse regioni infatti le temperature si sono collocate tra 5 e 12 gradi sopra le medie stagionali, un’anomalia che ha spinto meteorologi e climatologi a interrogarsi sulle cause dell’evento. Secondo una nuova analisi del network scientifico World Weather Attribution (WWA), la risposta è chiara: senza il cambiamento climatico provocato dalle attività umane, un episodio di questa portata sarebbe stato praticamente impossibile.

L’evento arriva inoltre dopo una primavera già eccezionalmente calda e conferma una tendenza che da anni vede l’Europa riscaldarsi a una velocità superiore rispetto alla media globale. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, il continente europeo si sta scaldando a più del doppio del ritmo registrato a livello planetario, aumentando la frequenza e l’intensità delle ondate di calore.

Perché questa ondata di calore è diversa dalle altre

Lo studio del World Weather Attribution ha analizzato l’evento attraverso dati meteorologici e modelli climatici, confrontando le condizioni attuali con quelle che si sarebbero verificate in un mondo non influenzato dalle emissioni di gas serra.

La conclusione è che il riscaldamento globale ha alterato in modo sostanziale la probabilità di eventi estremi, tanto che le temperature notturne registrate durante queste settimane risultano oggi fino a 100 volte più probabili rispetto a vent’anni fa. Ancora più significativo è il confronto storico dal quale emerge che un’ondata di calore analoga sarebbe stata mediamente più fresca di circa 3,5°C nel 1976, anno ricordato per una delle estati più torride del secolo scorso in Europa.

L’analisi ha coinvolto oltre 800 città europee e mostra che circa il 45% di esse ha registrato, o è destinato a registrare, livelli record di stress termico per la fine di giugno. Lo stress termico non dipende soltanto dalla temperatura, ma combina anche umidità e capacità del corpo umano di disperdere il calore. Quando questi valori diventano estremi, aumentano in modo significativo i rischi sanitari. A peggiore la situazione sono le già citate temperature notturne con le minime rimaste stabili sopra i 20°C in molti Paesi impedendo all’organismo di recuperare dal caldo accumulato durante il giorno.

Secondo i ricercatori, il fenomeno è stato favorito da una configurazione atmosferica nota come “Omega Block”. Si tratta di un vasto sistema di alta pressione che assume la forma della lettera greca Ω e intrappola l’aria calda sopra una determinata area geografica per diversi giorni consecutivi. Questo “heat dome”, o cupola di calore, ha richiamato masse d’aria molto calde dal Nord Africa e le ha mantenute stazionarie sull’Europa occidentale e centrale. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che il blocco atmosferico spiega la dinamica meteorologica, non l’intensità del fenomeno e che, a renderlo eccezionale, è il riscaldamento globale accumulato negli ultimi decenni.

Salute, infrastrutture ed economia sotto pressione

Gli effetti dell’ondata di calore sono già evidenti in gran parte del continente. In Francia migliaia di scuole sono rimaste chiuse e le autorità hanno introdotto misure straordinarie per proteggere la popolazione, che ha già subito 40 vittime. A Parigi sono state limitate alcune attività pubbliche e rafforzati i servizi di emergenza dopo il record di 40,9°C registrato nella capitale.

Nel Regno Unito gli ospedali hanno segnalato criticità operative e un forte aumento delle richieste di soccorso. Le autorità sanitarie hanno emesso allerte rosse per il caldo estremo, mentre oltre mille scuole hanno sospeso le lezioni o ridotto gli orari.

Anche l’Italia sta affrontando conseguenze rilevanti, con decessi legati al caldo, un aumento dei ricoveri al pronto soccorso e interruzioni di corrente connesse all’impennata nell’uso dell’aria condizionata.

Il problema non è solo sanitario ma anche del sistema economico, con agricoltura, logistica, trasporti e turismo sono tra i comparti maggiormente esposti. Le temperature elevate riducono infatti la produttività del lavoro all’aperto, aumentano i consumi energetici per il raffrescamento e accrescono il rischio di danni alle colture, con possibile conseguente aumento dei prezzi.

Secondo le stime citate da Reuters, in Italia circa 1,5 milioni di lavoratori impiegati in agricoltura, edilizia e altre attività all’aperto risultano particolarmente esposti ai rischi delle temperature estreme. Per questo motivo diverse regioni hanno vietato il lavoro all’aperto durante le ore più calde della giornata, grazie anche al sostegno del governo che permetterà alle aziende costrette a sospendere l’attività di accedere ai fondi per la cassa integrazione del personale.

Infine continua a crescere anche la domanda di sistemi di climatizzazione, mettendo sotto pressione le reti elettriche in diversi Paesi europei. Secondo gli studi la domanda di raffreddamento è ormai arrivata al livello più alto degli ultimi 45 anni, aumentando significativamente il rischio di incendi boschivi, in particolare in Spagna e Francia.

Un’anticipazione del clima futuro

Per gli autori dello studio, l’ondata di calore del giugno 2026 rappresenta un esempio concreto di ciò che potrebbe diventare sempre più frequente in un pianeta più caldo. Gli eventi estremi che un tempo erano considerati eccezionali, infatti, si stanno gradualmente trasformando in fenomeni ricorrenti.

Gli scienziati avvertono che, senza una rapida riduzione delle emissioni di gas serra, record di temperatura come quelli registrati quest’anno saranno destinati a essere superati con crescente frequenza. La sfida non riguarda soltanto la mitigazione climatica, ma anche la capacità di adattare città, infrastrutture, sistemi sanitari e luoghi di lavoro a condizioni che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate straordinarie.

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