Salone CSR

Oltre l’adempimento, la rendicontazione di sostenibilità diventa leva strategica di valore

Dall’emanazione del Green Deal europeo e dalla pubblicazione del Piano per la Finanza Sostenibile a oggi, il percorso della rendicontazione è passato dal “sogno di una regolamentazione”, attraversando esperimenti, standard e nuove metriche, al “grido di semplificazione”. Con il pacchetto Omnibus il regolatore sembra compiere un passo indietro, ma il rischio per le imprese è stare alla finestra per poi muoversi troppo tardi. Le istanze della sostenibilità, infatti, non scompariranno e le aziende, prima o poi, saranno chiamate a fare i conti con i temi ESG per poter restare competitive sul mercato e garantire la conformità normativa. Quindi non conviene farsi trovare impreparate e ritardare troppo l’avvio del processo di misurazione e rendicontazione dei dati.

È questa la premessa con cui Andrea Meneghel, Presidente della Commissione Bilancio Integrato e Sociale dell’ODCEC Milano, e Angeloantonio Russo, Prorettore alla Ricerca e Sostenibilità dell’Università LUM Giuseppe Degennaro, hanno organizzato e guidato l’incontro Rendicontare la sostenibilità tra obblighi e opportunità di valore nel palinsesto del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale di Milano. All’evento hanno partecipato Marianna De Benedictis Sustainable Development Manager Bolton, Elisa Dellarosa Head of Sustanability & Corporate Governance Crédit Agricole Italia, Arianna Errante Direttrice Marketing Zini Prodotti Alimentari, Stefano Mazzotti Titolare Rappresentante La Community 27, Tommaso Migneco Head of Sustainability & Innovation E.ON Italia, Edoardo Miscioscia Head of Sustainability Planning & Reporting Iveco Group e Elena Tamburini Direttore Generale Gruppo Tamburini con un obiettivo: portare sul tavolo di confronto le proprie esperienze per comprendere come la rendicontazione di sostenibilità possa evolvere da adempimento normativo a leva strategica di valore per le imprese, grandi e piccole.

Se da un lato infatti il processo di adeguamento alle normative europee, dalla CSRD agli ESRS, può rappresentare per molte imprese un terreno scivoloso, può anche trasformarsi in una possibilità concreta di riorientare il proprio modello di business per aumentare la competitività e garantire la continuità nel lungo periodo.

PMI e sostenibilità: la sfida della concretezza

Ad aprire il dialogo tra i presenti è stato Stefano Mazzotti, titolare e rappresentante de La Community 27, uno stabilimento balneare di Rimini che coniuga dimensione economica e impatto sociale. Mazzotti ha raccontato come nella sua realtà lavorino persone con disabilità e fragilità cognitive: “non si tratta di un progetto assistenziale, ma di un modello produttivo inclusivo. La sostenibilità è questo: creare valore attraverso il lavoro e l’integrazione, dimostrando che l’impresa può essere luogo di libertà e di crescita per tutti”.

Il racconto di Mazzotti ha dato corpo a uno dei temi chiave emersi più volte durante il confronto: la sostenibilità deve essere cultura organizzativa prima che rendicontazione. Un concetto che trova eco anche nelle parole di Arianna Errante, Direttrice Marketing di Zini Prodotti Alimentari, impresa familiare milanese che produce pasta fresca e ha avviato da tempo un percorso strutturato di reporting. “Abbiamo iniziato in modo artigianale”, ha spiegato Errante, “con un piccolo libretto di sostenibilità, ma già nel 2018 avevamo capito che la responsabilità sociale doveva diventare parte integrante del nostro modo di operare. Oggi raccontiamo le nostre azioni attorno a quattro pilastri: ambiente, qualità e innovazione, persone e comunità”.

Errante ha sottolineato anche la difficoltà di orientarsi in un contesto normativo ancora fluido: “Abbiamo investito nella formazione interna, ma la chiarezza normativa non sempre accompagna i nostri sforzi. Serve stabilità per programmare, non solo obblighi da rispettare”.

Anche Elena Tamburini, Direttrice Generale del Gruppo Tamburini, ha portato la prospettiva di una PMI manifatturiera, descrivendo un percorso nato “per obbligo” ma presto trasformato in opportunità. “Siamo stati spinti a redigere il bilancio di sostenibilità per richiesta dei nostri clienti”, ha raccontato, “ma questo ci ha costretto a guardare dentro la nostra organizzazione. Abbiamo scoperto di fare già molto, senza saperlo: dalle politiche per le persone alla relazione con il territorio. Oggi stiamo imparando a misurare e migliorare”.

Le voci delle piccole e medie imprese hanno quindi restituito l’immagine di un tessuto produttivo che, pur tra difficoltà e mancanza di risorse, sta imparando a leggere la sostenibilità come linguaggio competitivo e identitario.

Dalla misurazione al valore: le grandi imprese in transizione

Sul fronte delle grandi aziende, Edoardo Miscioscia, Head of Sustainability Planning & Reporting di Iveco Group, ha illustrato il lavoro svolto sul fronte della doppia materialità, “oggi non più solo concetto teorico ma strumento di gestione”. Il gruppo ha analizzato rischi e opportunità climatiche integrandole nei processi decisionali e di governance: “Il nostro obiettivo è superare il confine tra reporting e strategia, portando la sostenibilità dentro la pianificazione industriale”.

Un’analoga tensione verso l’integrazione emerge anche dal contributo di Marianna De Benedictis, Sustainable Development Manager di Bolton Group, che ha raccontato un percorso di anticipazione rispetto agli obblighi normativi. “Pur non essendo ancora soggetti alla CSRD, abbiamo deciso di adottare gli standard ESRS per prepararci e, soprattutto”, ha spiegato la manager, “per usare la rendicontazione come leva strategica. Non è più solo un esercizio di trasparenza: è uno strumento per orientare le decisioni”. De Benedictis ha insistito sulla necessità di passare da un approccio qualitativo a uno realmente quantitativo, capace di misurare l’impatto lungo l’intera catena del valore: “Solo così la sostenibilità smette di essere racconto e diventa gestione”.

Da un settore profondamente diverso, ma ugualmente strategico, Tommaso Migneco, Head of Sustainability & Innovation di E.ON Italia, ha messo in luce la dimensione culturale del cambiamento: “Parlare di energia oggi significa parlare di consapevolezza. Il bilancio di sostenibilità non è solo un documento, è uno strumento di dialogo con clienti, istituzioni e comunità”. Per Migneco, la rendicontazione è anche posizionamento: “Pubblicare un report significa dichiarare chi siamo, quali responsabilità ci assumiamo e come intendiamo gestirle nel tempo”.

La visione della finanza: sostenibilità come criterio di merito

Dall’industria alla finanza, la prospettiva si amplia ulteriormente con l’intervento di Elisa Dellarosa, Head of Sustainability & Corporate Governance di Crédit Agricole Italia. Dellarosa ha proposto una lettura della sostenibilità come leva di competitività e di riduzione del rischio: “oggi la transizione non è solo ambientale ma anche economica. Le imprese che non si adattano ai nuovi standard corrono un rischio di transizione che può trasformarsi in perdita di valore”.

Per il gruppo bancario, la rendicontazione ESG non è più un accessorio, ma un elemento che incide direttamente sul merito creditizio: “chi integra la sostenibilità nella strategia accede a condizioni migliori di finanziamento. Non è un premio etico, ma il riconoscimento di una minore esposizione al rischio”.

Oggi, ha concluso, il ruolo delle banche sta diventando anche quello di accompagnamento alla transizione: “se un’impresa non è ancora sostenibile, la banca non la esclude, la aiuta a costruire il proprio percorso”.

La cornice accademica e la sfida dell’integrazione

La rendicontazione deve quindi essere vista e applicata come uno strumento di conoscenza della propria azienda capace di far emergere inefficienze e opportunità: una base per un’economia capace di generare valore condiviso. “La sfida non è solo compilare un documento, ma integrare sostenibilità, digitalizzazione e governance in un’unica prospettiva di impresa. La rendicontazione deve diventare un linguaggio strategico, non solo adempimento” ha dichiarato in chiusura Russo, restituendo il senso complessivo dell’incontro: il reporting di sostenibilità è un processo in e di evoluzione, un ponte tra obbligo e opportunità, tra misurazione e significato.

Sostenibilità, da reputazione a competitività

Dalle testimonianze raccolte al Salone della CSR emerge una convinzione condivisa: la sostenibilità non è più solo una scelta reputazionale, ma una condizione di competitività e continuità. Le grandi imprese la stanno portando all’interno dei processi decisionali, mentre le PMI devono sempre più integrarla nella cultura aziendale rafforzando il legame con il territorio.

Come osservato da Meneghel: “rendicontare la sostenibilità significa rendicontare il futuro”. Un futuro che, se saprà coniugare trasparenza, valore e visione, potrà restituire al tessuto economico italiano la capacità di innovare e generare prosperità a ridotto impatto ambientale, partendo dalle persone e dalle comunità.

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