Il pacchetto Omnibus ha riacceso il dibattito sul futuro della sostenibilità aziendale, portando molte imprese a rivedere le proprie priorità. Tuttavia, al di là della riduzione degli obblighi normativi, la richiesta di dati ESG da parte di banche, investitori e grandi aziende resta elevata. In questo scenario, il bilancio di sostenibilità volontario continua a rappresentare uno strumento centrale per la competitività. Questa analisi è a cura di Saverio Lapini, CEO e Co-Founder di Ollum, società specializzata nella consulenza ESG per PMI e grandi aziende.
Negli ultimi mesi, il dibattito attorno al pacchetto Omnibus ha generato una convinzione sempre più diffusa tra le aziende: il report di sostenibilità non è più una priorità.
La revisione degli obblighi europei in materia ESG è stata infatti interpretata, in molti casi, come un segnale di arretramento della sostenibilità.
Ma questa lettura rischia di essere fuorviante.
Il report di sostenibilità non è scomparso: sta semplicemente cambiando funzione. E proprio in questo contesto, il bilancio volontario assume un ruolo sempre più strategico.
Indice
- 1 Omnibus e report di sostenibilità: un rallentamento pericoloso
- 2 Il mercato continua a richiedere report di sostenibilità
- 3 Bilancio volontario: perché il report di sostenibilità resta uno strumento chiave
- 4 Dal report formale al dato utile: come evolve il report di sostenibilità
- 5 Il report di sostenibilità è diventato una scelta strategica
Omnibus e report di sostenibilità: un rallentamento pericoloso
Il pacchetto Omnibus introduce una semplificazione rilevante del quadro normativo europeo, riducendo la platea delle aziende obbligate alla rendicontazione di sostenibilità e alleggerendo alcuni requisiti.
Si tratta, però, di una revisione della compliance, non di un ridimensionamento della sostenibilità in senso più ampio.
Eppure, la percezione di mercato è diversa. Molte aziende stanno interpretando questa evoluzione come un “liberi tutti”, a volte mettendo in pausa progetti legati al report di sostenibilità o rinviando investimenti già pianificati.
Alla base di questa reazione c’è un errore concettuale: confondere l’obbligo normativo con l’utilità strategica.
Ridurre gli obblighi non significa ridurre la necessità di disporre di dati ESG solidi, affidabili e strutturati.
Il mercato continua a richiedere report di sostenibilità
Se la pressione normativa si è in parte allentata, quella del mercato resta, e in molti casi si rafforza.
La sostenibilità esce dalla logica della compliance per entrare definitivamente nelle dinamiche economiche, di conseguenza le aziende continuano ad aver bisogno di report di sostenibilità, anche in assenza di obblighi formali.
Molte aziende stanno quindi adottando questo approccio alla rendicontazione, anche in forma volontaria, per migliorare la qualità e l’utilizzabilità dei dati. È per questo motivo che Ollum ha strutturato un team specializzato in reportistica ESG, elaborando anche una vera e propria guida ai benefici della rendicontazione ESG non obbligatoria.
In questo contesto, la domanda di dati ESG non scompare, ma cambia origine: non più solo normativa, ma sempre più guidata da banche, investitori e grandi aziende.
- Banche e accesso al credito
Le linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) stanno progressivamente integrando i fattori ESG nei modelli di valutazione del rischio, richiedendo alle banche di considerare elementi come esposizione ai rischi climatici, dipendenza da settori ad alta intensità emissiva e qualità della governance. Questo significa che le informazioni ambientali, sociali e di governance incidono sempre di più non solo sull’accesso al credito, ma anche sulle condizioni finanziarie applicate.
In questo scenario, il report di sostenibilità diventa uno strumento utile per strutturare e comunicare dati rilevanti in modo coerente e comparabil, oltre che per rispondere alla crescente richiesta di dati ESG strutturati proveniente dal mondo bancario
- Investitori e piani di decarbonizzazione
G Gli investitori, soprattutto quelli istituzionali e i fondi di Private Equity, richiedono sempre più spesso evidenze concrete sulle performance ESG delle aziende, considerandole strettamente connesse sia alla capacità di creare valore nel tempo sia alla gestione dei rischi.
Non si tratta solo di dichiarazioni di principio, ma di elementi strutturati e verificabili, tra cui:
- rendicontazione ESG basata su standard riconosciuti, come ESRS (per le aziende soggette a CSRD), VSME (per quelle escluse dal perimetro) e GRI
- piani di riduzione delle emissioni legati a obiettivi climatici (Net Zero)
- integrazione dei fattori ESG nella governance e nei processi decisionali aziendali
Questa crescente richiesta è inoltre rafforzata dagli obblighi in capo agli stessi investitori, che devono rendicontare il livello di sostenibilità dei propri portafogli, ad esempio attraverso il regolamento SFDR.
Non si tratta quindi solo di dichiarazioni di principio, ma di elementi concreti e misurabili, come la definizione di piani di decarbonizzazione, la fissazione di obiettivi climatici chiari e il calcolo della carbon footprint aziendale. Sono questi i dati che permettono agli investitori di valutare in modo credibile la sostenibilità e la resilienza delle imprese nel tempo.
Un esempio concreto riguarda le operazioni di investimento o acquisizione, in cui è sempre più frequente che venga richiesta una due diligence ESG, ossia un’analisi strutturata dei rischi e delle performance ambientali, sociali e di governance dell’azienda.
Senza un sistema di raccolta e organizzazione dei dati, diventa difficile rispondere a queste richieste in modo credibile.
Cos’è la carbon footprint aziendale? La misura delle emissioni generate dalle attività dell’azienda, come consumi energetici, trasporti e produzione, espressa in tonnellate di CO₂ equivalente.
- Grandi aziende e supply chain
Un altro fattore determinante è la pressione lungo la filiera. Le grandi aziende stanno trasferendo sempre più spesso requisiti ESG ai propri fornitori, attraverso questionari, audit e piattaforme di valutazione.
Tra queste, strumenti e piattaforme come EcoVadis, una delle principali piattaforme di rating ESG utilizzate a livello globale per valutare le performance di sostenibilità delle aziende, stanno diventando uno standard di mercato per la valutazione delle performance di sostenibilità. Per questo motivo Ollum è diventata Consulting Partner di Ecovadis, riuscendo ad offrire un supporto preciso e qualificato, in modo da assicurare alle aziende il miglior rating ESG sulla piattaforma.
Anche in questo caso, la disponibilità di dati strutturati, spesso raccolti all’interno di un report di sostenibilità, rappresenta un vantaggio competitivo.
- Rating ESG e standard di mercato
La crescente diffusione dei rating ESG contribuisce a rafforzare ulteriormente questa dinamica. Anche in assenza di obblighi, il mercato sta incrementando esponenzialmente richieste di informazioni coerenti, verificabili e facilmente accessibili.
Di conseguenza, le aziende che dispongono già di un report di sostenibilità strutturato partono da una posizione più solida rispetto a chi deve ricostruire i dati da zero.
Bilancio volontario: perché il report di sostenibilità resta uno strumento chiave
In questo nuovo contesto, il report di sostenibilità resta uno strumento chiave.
Se in passato il report di sostenibilità era spesso percepito come un adempimento, oggi diventa una scelta strategica. Le aziende che decidono di continuare a rendicontare lo fanno perché ne riconoscono il valore operativo e competitivo.
I vantaggi sono molteplici:
- organizzare in modo strutturato i dati ESG
- migliorare la trasparenza verso stakeholder finanziari e commerciali
- facilitare la partecipazione a rating e valutazioni ESG
- supportare la definizione di obiettivi e strategie, come i piani di decarbonizzazione
Inoltre, gli standard più comuni per il report di sostenibilità, ossia i VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standards for SMEs), offrono un approccio più accessibile alla rendicontazione. Richiedono alle aziende di raccogliere e comunicare informazioni chiave su temi ambientali, sociali e di governance, come consumi energetici, emissioni, politiche aziendali e gestione dei rischi. L’obiettivo è fornire un set di dati essenziale, ma strutturato e comparabile, anche per le PMI.
Dal report formale al dato utile: come evolve il report di sostenibilità
Il vero cambiamento introdotto dal contesto attuale non riguarda tanto la presenza o meno del report di sostenibilità, quanto il suo utilizzo.
Non si tratta più di “fare un report” per adempiere a un obbligo, ma di costruire un sistema di dati utile per:
- dialogare con banche e investitori
- rispondere alle richieste dei clienti
- migliorare il posizionamento competitivo
Questo implica un passaggio fondamentale: dalla quantità alla qualità.
Gli elementi che oggi fanno la differenza sono:
- la misurazione della carbon footprint aziendale
- la definizione di piani di decarbonizzazione
- la coerenza e tracciabilità dei dati ESG
- la capacità di integrare queste informazioni nei processi decisionali
In questo scenario, diventa sempre più rilevante il supporto di team specializzati nella reportistica ESG, in grado di trasformare la raccolta dati in uno strumento realmente strategico.
Il report di sostenibilità è diventato una scelta strategica
Il pacchetto Omnibus ha accelerato una trasformazione già in atto: la sostenibilità non è più solo una questione normativa, ma una leva competitiva.
Questo porta a una sorta di selezione naturale:
- le aziende che continuano a investire nel report di sostenibilità rafforzano il proprio posizionamento
- quelle che si fermano rischiano di trovarsi impreparate di fronte alle richieste del mercato
In questo senso, il bilancio volontario non rappresenta un passo indietro rispetto alla regolazione, ma un’evoluzione verso un approccio più consapevole e strategico alla sostenibilità.
Chi è Ollum?
Ollum Srl è una società di consulenza ESG, parte del Gruppo TÜV Austria, che supporta le aziende nella trasformazione dei dati ESG in strumenti decisionali concreti. Il suo approccio integra analisi tecnica, strutturazione dei dati e visione strategica, aiutando le imprese a comprendere i propri impatti, rispondere alle richieste del mercato e rafforzare il proprio posizionamento competitivo. Dalla misurazione delle performance ambientali alla definizione di percorsi di miglioramento, Ollum accompagna le organizzazioni lungo tutto il percorso, con un focus su affidabilità dei dati e applicabilità operativa.

Questo contenuto è a cura di Saverio Lapini, CEO e Co-Founder di Ollum.

