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Parlamento UE approva in via definitiva la semplificazione di CSRD e CSDDD

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Arriva l’ok ufficiale del Parlamento europeo alla semplificazione della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e della CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) nell’ambito dell’Omnibus I. Con 428 voti a favore, 218 contrari e 17 astensioni, l’istituzione europea ha approvato il testo che era stato accordato tra la presidenza del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo la scorsa settimana e che riduce il perimetro di applicazione delle direttive europee sulla rendicontazione di sostenibilità e il dovere di diligenza. La rendicontazione di sostenibilità sarà dunque obbligatoria solo per le imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro, senza trasferire questo obbligo alle aziende più piccole. Mentre il dovere di diligenza si applicherà esclusivamente alle grandi società con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 1,5 miliardi di euro, e le relative norme entreranno in vigore a partire da luglio 2029.

Una volta completata l’adozione formale da parte del Consiglio, le nuove disposizioni entreranno in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Secondo le stime della Commissione europea, l’intervento consentirà una riduzione degli oneri amministrativi pari a circa 5,7 miliardi di euro, con l’esclusione dall’ambito di applicazione di circa l’85% delle imprese inizialmente coinvolte dalle direttive.

“Il Parlamento ha ascoltato le preoccupazioni espresse da chi crea posti di lavoro in tutta Europa. Sostenuto da un’ampia maggioranza, il voto odierno garantisce una riduzione storica dei costi, mantenendo al contempo l’Europa sulla buona strada verso i suoi obiettivi di sostenibilità. Si tratta di un primo passo importante negli sforzi in corso per semplificare le norme dell’UE.” ha dichiarato Il relatore Jörgen Warborn (PPE, SE).

CSRD: nuovo ambito di applicazione della rendicontazione di sostenibilità

La rendicontazione di sostenibilitàe, cioè l’obbligo per le aziende di rendere pubblici i dati sul loro impatto sull’ambiente e sulle persone, sarà obbligatoria solo per le imprese dell’UE con più di 1.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro. Le stesse regole si applicheranno anche alle imprese di paesi extra UE che generano oltre 450 milioni di euro di fatturato nell’Unione, nonché alle loro filiali e succursali con un fatturato superiore a 200 milioni di euro nell’UE.

Gli obblighi di rendicontazione saranno semplificati, la rendicontazione per settore diventerà facoltativa e le grandi imprese non potranno scaricare questi oneri sulle aziende più piccole con cui collaborano: infatti, le imprese con meno di 1.000 dipendenti non dovranno fornire informazioni aggiuntive oltre a quelle previste dalla rendicontazione volontaria.

Strumenti di supporto all’attuazione delle direttive

Per aiutare le aziende a rispettare le nuove regole, la Commissione istituirà inoltre un portale digitale con linee guida chiare e modelli di documenti per la rendicontazione a livello nazionale ed europeo.

In particolare, la Commissione metterà a disposizione delle imprese:

  • orientamenti interpretativi sugli obblighi di reporting;
  • modelli standard di documentazione;
  • indicazioni coordinate sui requisiti nazionali ed europei.

L’obiettivo è ridurre l’incertezza applicativa e garantire maggiore uniformità nell’implementazione delle norme nei diversi Stati membri.

CSDDD: riduzione dell’obbligo di due diligence

Il numero di imprese obbligate a rispettare il dovere di diligenza, cioè a individuare e ridurre gli effetti negativi delle proprie attività sulle persone e sull’ambiente lungo tutta la catena di fornitura, sarà ridotto, perché le nuove regole si applicheranno solo alle aziende molto grandi: quelle con sede nell’UE che hanno più di 5.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 1,5 miliardi di euro, oppure alle imprese extra UE che realizzano nello spazio europeo un fatturato superiore alla stessa soglia (1,5 miliardi di euro).

Le aziende coinvolte dovranno analizzare i possibili rischi lungo la propria catena di approvvigionamento, ma potranno chiedere informazioni ai partner più piccoli solo quando strettamente necessario, e non saranno più obbligate a presentare piani di transizione verso un’economia sostenibile.

In caso di mancato rispetto delle norme, le imprese potranno essere sanzionate a livello nazionale con multe fino al 3% del loro fatturato netto mondiale.

La direttiva sul dovere di diligenza entrerà in vigore il 26 luglio 2029.

I commenti degli esperti sulla semplificazione di CSRD e CSDDD

Diversi esperti hanno commentato su LinkedIn in modo critico l’approvazione dell’accordo Omnibus da parte del Parlamento europeo. Alessandro Asmundo, Senior Policy Officer del Forum per la Finanza Sostenibile, ha sottolineato come la sostenibilità venga erroneamente trattata ancora come un costo anziché come una leva competitiva fondamentale per il futuro dell’Europa. Denunciando ancora una volta l’assenza di una reale valutazione di impatto, senza alcuna misura e “l’alleanza ormai strutturale del PPE con gli antieuropeisti” ha ribadito che investitori e imprese più lungimiranti continueranno comunque a puntare sulla gestione dei rischi ESG e sulla transizione sostenibile.

Anche Andreas Rasche, professore alla Copenhagen Business School, ha evidenziato come il dibattito si sia basato su presupposti sbagliati, l’idea che la sostenibilità indebolisca la competitività, e come la necessaria semplificazione normativa si sia trasformata in deregolamentazione, con una perdita di fiducia da parte di molte imprese verso l’azione dell’UE.

Più neutra ma orientata agli impatti pratici è invece la lettura di Lorenzo Solimene, Partner di KPMG Advisory, che interpreta la riforma come un passo verso la semplificazione del quadro regolatorio, pur richiamando l’attenzione sulla necessità per le imprese di comprendere per tempo le nuove regole e prepararsi ai cambiamenti.

Il contesto

L’aggiornamento delle norme sulla sostenibilità fa parte della proposta di semplificazione Omnibus I della Commissione. Presentato nel febbraio 2025, il pacchetto di misure mira a ridurre la burocrazia e facilitare il rispetto delle norme sulla sostenibilità da parte delle imprese. L’iter di approvazione del nuovo testo legislativo fa seguito al rinvio dell’entrata in vigore degli obblighi su rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza, già approvato e attualmente in vigore.