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Confermata la semplificazione e le soglie più alte: solo le grandi aziende dovranno rendicontare la sostenibilità e fare due diligence secondo le nuove regole UE.
Arriva l’accordo tra la presidenza del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo su CSRD e CSDDD nell’ambito dell’Omnibus. L’intesa raggiunta semplifica le direttive sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale e sulla due diligence di sostenibilità aziendale, riducendo gli oneri di reporting e limitando l’effetto “a cascata” degli obblighi sulle imprese più piccole. Confermato quanto già trapelato sinora e in particolare: sale alle aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro la soglia delle aziende obbligate a rendicontare la sostenibilità secondo la CSRD. Mentre dovranno svolgere attività di due diligence sui loro impatti negativi, secondo la CSDDD, solo le grandi imprese con oltre 5.000 dipendenti e più di 1,5 miliardi di euro di fatturato annuo.
“Oggi abbiamo mantenuto la promessa di ridurre oneri e regole, rafforzando la competitività dell’UE. È un passo importante verso il nostro obiettivo comune: creare un ambiente imprenditoriale più favorevole, che permetta alle nostre aziende di crescere e innovare” ha dichiarato Marie Bjerre, Ministro per gli Affari europei della Danimarca.
L’accordo provvisorio dovrà ora essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo prima dell’adozione formale da parte delle due istituzioni.
Indice
- 1 Cosa cambia per la direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale (CSRD)
- 2 Cosa cambia per la direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD)
- 3 Eliminato l’obbligo di redigere piani di transizione climatica
- 4 Omnibus: responsabilità civile, sanzioni e recepimento
- 5 Perché una revisione delle direttive CSRD e CSDDD su rendicontazione di sostenibilità e due diligence
Cosa cambia per la direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale (CSRD)
Per quanto riguarda la CSRD, la Commissione aveva proposto di aumentare la soglia dei dipendenti a 1.000 e di escludere le PMI quotate dall’ambito di applicazione della direttiva. Nell’accordo, i co-legislatori di Consiglio e Parlamento hanno aggiunto anche una soglia di fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, per ridurre ulteriormente gli oneri di rendicontazione, e hanno stabilito che saranno esentate dal campo di applicazione della CSRD anche le holding finanziarie.
Per quanto riguarda le aziende che avevano iniziato a riportare dal 2024 (“wave one”), e che usciranno dal perimetro nel 2025 e 2026, Consiglio e Parlamento hanno introdotto un’esenzione transitoria.
Cosa cambia per la direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD)
Sebbene la proposta della Commissione non intervenisse sul perimetro della CSDDD, l’accordo tra Consiglio e Parlamento UE innalza le soglie a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto. Secondo i colegislatori, queste grandi imprese hanno il maggiore impatto sulle loro catene del valore, sono più attrezzate per generare effetti positivi e possono meglio assorbire costi e oneri delle procedure di due diligence.
Identificazione e valutazione degli impatti negativi lungo la supply chain, cosa fare
La proposta della Commissione limitava la fase di identificazione degli impatti negativi alle attività proprie dell’azienda, alle sue controllate e ai partner commerciali diretti. Il nuovo accordo elimina questa restrizione: le imprese potranno concentrarsi sulle aree in cui gli impatti negativi, attuali o potenziali, sono più probabili.
Quando un’azienda rileva impatti negativi con pari probabilità o gravità in più aree, potrà dare priorità alla valutazione di quelli che coinvolgono partner commerciali diretti.
Inoltre, non sarà più richiesta una mappatura completa della catena, basterà una valutazione preliminare generale, basata su informazioni “ragionevolmente disponibili”. Questo dovrebbe ridurre così l’effetto a cascata delle richieste informative verso partner più piccoli.
Eliminato l’obbligo di redigere piani di transizione climatica
È stato eliminato l’obbligo per le imprese di adottare un piano di transizione per la mitigazione del cambiamento climatico.
Omnibus: responsabilità civile, sanzioni e recepimento
L’accordo elimina il sistema unico di responsabilità civile armonizzato a livello UE. Inoltre, gli Stati membri non saranno più obbligati a rendere tali regole applicabili anche quando la legge del caso non è quella nazionale. È però prevista una clausola di revisione, che permetterà in futuro di valutare se reintrodurre un regime armonizzato.
Per quanto riguarda le sanzioni, il nuovo accordo stabilisce che le multe non potranno superare il 3% del fatturato netto mondiale dell’azienda. La Commissione fornirà linee guida per l’applicazione di questo limite.
Infine, il termine di recepimento, da parte degli Stati Membri, della CSDDD è stato posticipato di un anno, al 26 luglio 2028. Le aziende dovranno conformarsi alle nuove misure entro luglio 2029.
Perché una revisione delle direttive CSRD e CSDDD su rendicontazione di sostenibilità e due diligence
Nell’ottobre 2024, il Consiglio europeo ha invitato tutte le istituzioni UE, gli Stati membri e le parti interessate a dare priorità alla semplificazione normativa, in risposta alle sfide evidenziate nei rapporti di Enrico Letta (Much more than a market) e Mario Draghi (The future of European competitiveness). La dichiarazione di Budapest dell’8 novembre 2024 ha successivamente sollecitato una “rivoluzione della semplificazione”, chiedendo un quadro normativo chiaro, semplice e intelligente per le imprese e una drastica riduzione degli oneri amministrativi, regolamentari e di reporting, in particolare per le PMI.
Il 26 febbraio 2025, seguendo le indicazioni dei leader europei, la Commissione ha presentato due pacchetti “Omnibus” per semplificare la normativa esistente su sostenibilità e investimenti. Il 20 marzo 2025, i leader hanno chiesto ai co-legislatori di procedere rapidamente per finalizzare i pacchetti nel corso del 2025.
In questa occasione, il Consiglio europeo ha chiesto nello specifico di adottare senza ritardo il meccanismo “Stop-the-clock” entro giugno 2025. Il 14 aprile 2025, il Consiglio ha approvato il meccanismo e ha rinviato di due anni l’entrata in vigore degli obblighi CSRD per le grandi imprese che non hanno ancora iniziato a riportare, nonché per le PMI quotate, e di un anno la scadenza di recepimento e la prima fase di applicazione della CSDDD che riguarda le imprese più grandi.
