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Il Consiglio UE approva il taglio agli obblighi ESG: cosa cambia per CSRD e CSDDD

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Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato in via definitiva il pacchetto Omnibus I che semplifica le regole europee su reporting di sostenibilità e due diligence. La revisione alza le soglie di applicazione della direttiva sulla rendicontazione ESG, ovvero la la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), a oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto, mentre per la due diligence, ovvero la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D), la soglia sale a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato. Gli Stati membri avranno 12 mesi per recepire la direttiva e le nuove regole entreranno in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

“La semplificazione costituisce una priorità assoluta per la presidenza cipriota. Con la decisione odierna, manteniamo il nostro impegno per un’Unione europea più competitiva. Attraverso il pacchetto adottato, stiamo riducendo gli oneri inutili e sproporzionati per le nostre imprese, con norme più semplici, più mirate e più proporzionate, sia per le nostre aziende che per i nostri cittadini. Per un’Unione più autonoma, che significa anche un’Unione più competitiva”, ha dichiarato Marilena Raouna, Viceministro per gli Affari Europei della Repubblica di Cipro e che attualmente detiene la presidenza di turno del Consiglio UE.

Cosa cambia per il reporting di sostenibilità (CSRD)

La modifica più rilevante riguarda il perimetro di applicazione. La CSRD infatti si applicherà solo alle grandi imprese che superano contemporaneamente la soglia dei 1.000 dipendenti e dei 450 milioni di euro di fatturato netto annuo. Per quanto riguarda le imprese di paesi terzi, i requisiti aggiornati si applicheranno solo alle imprese con un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro per l’impresa madre all’interno dell’UE e un fatturato generato superiore a 200 milioni di euro per la controllata o la succursale. La revisione riduce quindi in modo significativo il numero di società obbligate alla rendicontazione secondo gli standard europei di sostenibilità.

Viene inoltre attenuato l’effetto a catena lungo le filiere, con le imprese soggette che non potranno trasferire automaticamente obblighi informativi strutturati a fornitori di dimensioni inferiori, riducendo l’impatto indiretto sulle PMI.

Per alcune società, che avevano già iniziato a predisporre la reportistica a partire dall’esercizio finanziario 2024, è prevista una fase transitoria per gli esercizi 2025 e 2026. Infine sono esenti dalla rendicontazione consolidata anche alcune holding finanziarie UE ed extra UE.

Il risultato è un restringimento dell’universo di imprese che pubblicheranno dati ESG secondo lo schema armonizzato europeo, con un impatto diretto sulla disponibilità di informazioni comparabili per investitori e analisti.

Come viene riscritta la due diligence (CSDDD)

La revisione della CSDDD concentra l’obbligo di due diligence sui gruppi di maggiori dimensioni, fissando la soglia a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto. L’approccio passa da una mappatura estesa dell’intera catena del valore a un modello basato sulla valutazione dei rischi effettivi, limitando l’analisi alle aree in cui esistono impatti probabili o significativi su diritti umani e ambiente. Le aziende dovrebbero inoltre basare i propri sforzi su informazioni ragionevolmente disponibili, il che ridurrà l’effetto a cascata delle richieste di informazioni sui partner commerciali più piccoli.

Nel testo approvato viene anche eliminato l’obbligo esplicito di adottare un piano di transizione climatica nell’ambito della due diligence. Infine è stato eliminato anche il regime di responsabilità armonizzato a livello UE e l’obbligo per gli Stati membri di garantire che le norme sulla responsabilità siano di applicazione obbligatoria prevalente nei casi in cui la legge applicabile non sia la legge nazionale dello Stato membro.

Restano invece le sanzioni amministrative, con un tetto massimo del 3% del fatturato mondiale netto, demandate all’applicazione delle autorità nazionali competenti.

Infine, l’UE ha deciso di posticipare di un anno l’entrata in vigore della CSDDD, obbligando le aziende coperte dal regolamento a conformarsi entro luglio 2029.

Prossimi passi e tempistiche di attuazione

Il testo entrerà formalmente in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Da quel momento scatterà il termine di un anno per il recepimento nazionale. Per quanto riguarda la due diligence, l’applicazione operativa alle imprese è prevista entro il 2029, con un calendario differenziato che tiene conto delle nuove soglie dimensionali.

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