Il GRI pubblica una nota di commento alla decisione del Parlamento europeo di diminuire le imprese soggette alla CSRD e alla CSDDD e avverte: questa scelta rischia di indebolire trasparenza, investimenti e leadership europea sulla sostenibilità.
A seguito del voto della settimana scorsa del Parlamento europeo, con cui l’istituzione UE ha stabilito di ridurre drasticamente il numero di aziende soggette alla CSRD e alla CSDDD, il Global Reporting Initiative (GRI) lancia un monito: la scelta rischia di compromettere la trasparenza, indebolire la leadership europea in materia ESG e creare incertezza per migliaia di imprese. In un momento in cui gli investitori e i mercati richiedono dati affidabili per una transizione sostenibile, il taglio del perimetro normativo appare come un passo indietro rispetto agli obiettivi del Green Deal.
Di seguito, la posizione ufficiale del GRI su un voto destinato a riaccendere il dibattito sulla direzione delle politiche europee sulla rendicontazione di sostenibilità.
La scorsa settimana il Parlamento Europeo ha votato il pacchetto Omnibus, una serie di modifiche legislative che riguardano sia la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) sia la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), concordando una significativa riduzione del numero di aziende coinvolte.
La posizione del GRI è che questa decisione vada contro gli interessi delle imprese. È inoltre improbabile che raggiunga la semplificazione desiderata, poiché lascia migliaia di aziende in una situazione di incertezza su come soddisfare l’interesse degli stakeholder riguardo alle loro performance di sostenibilità.
Secondo la posizione maggioritaria concordata dai parlamentari il 13 novembre, la soglia per le aziende soggette alla CSRD sarebbe innalzata a 1.750 dipendenti e 450 milioni di euro di ricavi. Ciò escluderebbe la grande maggioranza delle aziende precedentemente incluse e significherebbe un ambito di applicazione molto più ristretto rispetto alla precedente Non-Financial Reporting Directive (NFRD), che la CSRD ha sostituito. Nel frattempo, per la CSDDD la soglia è stata innalzata a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di ricavi, eliminando inoltre l’obbligo di presentare piani di transizione climatica.
Ciò è anche in contrasto con l’ampia coalizione di 480 imprese, investitori e altre organizzazioni leader che hanno sostenuto un appello pubblico congiunto, co-promosso dal GRI e dai partner, per proteggere le principali norme europee in materia di finanza sostenibile attraverso il processo di semplificazione dell’Omnibus.
“La posizione adottata dal Parlamento Europeo rappresenta un passo indietro per l’UE e indebolisce la leadership europea sulla sostenibilità. Se questa posizione dovesse prevalere, l’UE rischierebbe di fraintendere gli interessi e i bisogni delle imprese, che consistono nel puntare sulla sostenibilità come fonte di resilienza e vantaggio competitivo. La trasparenza attraverso la rendicontazione è uno dei mezzi per raggiungere questo obiettivo, ma la rendicontazione di sostenibilità su larga scala è ora a rischio” dichiara Robin Hodess, CEO di GRI.
Con la riduzione del 92% delle aziende nell’ambito di applicazione della CSRD, escludendo tutte tranne il livello più alto delle multinazionali, sarà più difficile per investitori, decisori politici, altri stakeholder e le stesse aziende accedere ai dati utili per sostenere una crescita sostenibile.
Il GRI ha contribuito con orgoglio allo sviluppo degli ESRS, plasmando l’approccio europeo della doppia materialità alla rendicontazione di sostenibilità, forte di quasi 30 anni di esperienza nel facilitare la rendicontazione volontaria da parte di migliaia di aziende. Il GRI resta pronto a collaborare con le istituzioni dell’UE per raggiungere i loro obiettivi, anche attraverso i negoziati del Trilogo che seguiranno, al fine di promuovere condizioni di parità necessarie per un’economia sostenibile e competitiva.
