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Fondazione ENI Enrico Mattei

Le novità della nuova proposta CSRD, l’evoluzione dell’informativa della Sostenibilità

La transizione verso un’economia low carbon e sostenibile impone una strategia che coinvolga sia l’economia reale sia il settore finanziario. “Investimenti sostenibili e informativa non finanziaria: le nuove proposte della Commissione Europea”, il webinar organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) in collaborazione con The NedCommunity Climate Forum e con il Forum per la Finanza Sostenibile, è l’occasione per fare il resoconto delle ultime novità lanciate dalla Commissione europea: l’accordo politico sugli atti delegati che attuano la Tassonomia in materia di obiettivi di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico; la proposta di direttiva sulla Corporate Sustainability Reporting (CSRD) che comprende 5 grandi novità, più altri 4 documenti.

Un confronto molto dettagliato sulle novità introdotte dalla nuova proposta legata alla CSRD si è tenuto durante il webinar, moderato da Stefano Pareglio, Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Eni Enrico Mattei, al quale hanno partecipato Sara Lovisolo, Borsa Italiana e Marco Stampa, Saipem CSR Manager Network. 

Sara Lovisolo ha introdotto le più importanti novità della nuova proposta della Corporate Sustainability Reporting Directive, accompagnata da quattro documenti: Accounting Directive, l’Audit Directive e l’Audit Regulation e la Transparency Directive. “Da tenere in considerazione anche il fatto che la Direttiva- ha commentato Lovisolo– prenderà un po’ di tempo prima di diventare completamente operativa, ma i documenti che seguono la proposta nel momento in cui verrano approvati, diventeranno regulation per tutti gli operatori del mercato”.

La prima grande novità riguarda l’estensione dell’obbligo di comunicazione sulla sostenibilità a un numero più ampio di società, incluse quelle di provenienza extra UE ma che operano nel mercato unico. Il nuovo perimetro comprende tutte le società quotate e tutte quelle che hanno almeno 250 dipendenti. Per la precisione l’obbligo proposto riguarderà tutte le società quotate sui mercati regolamenti (indipendentemente dalla dimensione) e le società private con più di 250 dipendenti. Per le società quotate con meno di 250 dipendenti, ci sarà introduzione nel 2026. Ma le società AIM verranno trattate come private (varrà la soglia di 250+ dipendenti). Una novità che quindi viene guardata da vicino dalle società quotate all’AIM, il segmento della Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese, dove ancora la diffusione dei dati sulla sostenibilità non è ancora del tutto diffusa. “Nel caso specifico italiano le società quotate nel segmento AIM sono escluse dalla prima fase, che diventerà operativa nel 2024. – ha voluto specificare Lovisolo – la proposta prevede un phase-in di tre anni per le PMI quotate, seguendo il principio di proporzionalità”. 

Inoltre sono previste altre novità come l’introduzione di requisiti di reporting più specifici come il double materiality. A questo riguardo Stampa ha commentato: “Da un punto di vista professionale e personale ritengo che già una adozione più profonda dell’attuale concetto di materialità potrebbe essere di grande aiuto aiuto per le aziende e per il mercato. L’introduzione del concetto di doppia materialità renderà ancora più sfidante il processo di rendicontazione per le aziende”.

L’altra novità riguarda l’obbligatorietà della verifica delle informazioni di sostenibilità. Lovisolo ha voluto precisare che “la normativa italiana prevede già questo obbligo”. Segue poi l’introduzione dell’obbligo di fare reporting secondo gli EU standard reporting, affidando lo sviluppo di questi standard all’EFRAG, i quali saranno completati entro il 2023. Parlando di queste novità, Stampa ha ricordato: “Questa proposta è unica perché per la prima volta si introduce una proposta di regolamentazione su prassi che attualmente non vengono sviluppate nel mercato. Basti ricordare come la stessa NFDR è arrivata nel 2014, 10 anni dopo che una serie di player già facevano la rendicontazione della sostenibilità”.

Un’altra sfida di questa nuova proposta è quella di creare l’ESAP, European Single Access Point, ossia un database europeo, free acess, a supporto della trasparenza e la comparabilità dei dati. Un processo che garantirebbe un maggiore supporto alle decisioni degli investitori.