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Rendicontazione di sostenibilità

L’UE rinvia l’adozione degli standard ESRS per le società extraeuropee nell’ambito della CSRD

La Commissione europea ha annunciato un nuovo slittamento dell’adozione degli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS) per le imprese di Paesi terzi che operano nel mercato unico, previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). La decisione rientra nel processo di semplificazione normativa e di “de-prioritizzazione” di alcune iniziative legislative, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e migliorare la competitività del sistema economico europeo.

Secondo una lettera inviata dalla Commissione alle autorità di vigilanza finanziaria dell’Unione, l’esecutivo di Bruxelles ha individuato oltre cento atti delegati che, pur previsti dalle normative approvate negli ultimi anni, non sono considerati essenziali per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell’UE. Tra questi figura anche l’atto delegato relativo agli ESRS per le imprese extra-UE.

La CSRD, entrata in vigore nel 2024, ha introdotto un nuovo quadro di obblighi di disclosure ESG per le grandi aziende europee, estendendo la rendicontazione anche alle imprese non europee che operano all’interno del mercato unico e che superano determinate soglie di fatturato o presenza locale. Inizialmente, l’adozione degli standard per le società extraeuropee era prevista per il 2024, poi rinviata al 2026; con la nuova decisione, il processo subisce un ulteriore slittamento e gli atti non prioritari non saranno adottati prima di ottobre 2027.

Il rinvio si inserisce nel più ampio pacchetto legislativo “Omnibus I”, attualmente in discussione tra Parlamento e Consiglio, che prevede modifiche mirate a diverse normative in materia di sostenibilità e governance aziendale, tra cui la CSRD e la Direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD). Il pacchetto mira a ridurre la complessità regolatoria, introducendo soglie più elevate per la rendicontazione e semplificando il contenuto delle informazioni richieste alle imprese. L’intento dichiarato è quello di garantire una maggiore proporzionalità e alleggerire la pressione burocratica, soprattutto per le PMI.

La scelta di Bruxelles arriva anche in un momento delicato nei rapporti economici internazionali. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha espresso preoccupazioni rispetto agli effetti extraterritoriali della CSRD sulle multinazionali americane, e il recente accordo economico UE-USA include un impegno a evitare che le normative europee sulla sostenibilità diventino barriere commerciali implicite. In questo contesto, il rinvio dell’adozione degli ESRS per le società di Paesi terzi viene interpretato come un gesto di distensione regolatoria e come parte di una strategia più ampia per bilanciare ambizione climatica e competitività economica.

La Commissione ha comunque precisato che i lavori tecnici sugli standard settoriali e sugli ESRS dedicati alle PMI quotate proseguiranno, seppur con priorità ridotta. È probabile che una parte degli obblighi previsti venga riconsiderata o integrata nelle future versioni semplificate della direttiva, una volta concluso il processo legislativo in corso. Nonostante i ritardi infatti, l’Unione europea continua a mantenere una posizione di leadership nel campo della regolamentazione ESG, ma le recenti decisioni evidenziano la crescente necessità di conciliare la transizione sostenibile con la salvaguardia della competitività globale delle imprese europee.

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