il Consiglio europeo del 15 ottobre ha discusso dell'EU ETS

Unione Europa

EU ETS, nessuna modifica dal Consiglio europeo, ma allo studio correttivi per limitare l’impatto sui prezzi dell’elettricità

Il Consiglio europeo, l’organo che riunisce i capi di Stato o di governo dei 27 e definisce gli indirizzi politici dell’Unione, il 15 ottobre ha confermato il ruolo del sistema di scambio delle emissioni (EU ETS) nella transizione energetica e sollecita interventi per contenere la volatilità dei prezzi della CO₂ e il loro impatto sull’elettricità. La Commissione dovrà inoltre aggiornare la valutazione dell’ETS2, il nuovo sistema per gli edifici e il trasporto stradale che entrerà in vigore nel 2028.

Il mercato delle emissioni resta, ma Bruxelles apre alla revisione

Il Consiglio europeo ribadisce il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) e chiede di intervenire sui fattori che possono incidere sulla competitività dell’industria e sui prezzi dell’elettricità. Le conclusioni adottate il 15 ottobre 2026 indicano una linea di compromesso: contenere la volatilità del prezzo della CO₂ e proteggere le imprese europee dalla rilocalizzazione delle emissioni (carbon leakage), cioè dal rischio che le aziende spostino la produzione in Paesi dove le regole sono meno stringenti oppure che i prodotti importati risultino avvantaggiati. Tutto questo, però, senza rinunciare al ruolo del mercato delle emissioni nella politica climatica dell’Unione.

Il testo invita inoltre la Commissione europea ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS2, con particolare attenzione alla configurazione del sistema e alle misure di salvaguardia previste per contenere eventuali aumenti eccessivi dei prezzi. Le conclusioni non dispongono però un nuovo rinvio: l’entrata in vigore resta prevista per il 2028.

La formulazione è un compromesso tra posizioni molto diverse. L’Italia si era schierata con Grecia, Cipro e i quattro Stati del gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) per chiedere una revisione più incisiva dell’ETS e un ulteriore rinvio dell’ETS2. Sul fronte opposto, soprattutto Svezia, Danimarca e Finlandia hanno difeso il mercato europeo delle emissioni e il calendario già concordato. L’accordo mantiene intatto il ruolo del sistema, ma lascia aperta la porta a interventi sugli aspetti che politicamente sono risultati più sensibili.

EU ETS e ETS2, qual è la differenza e come cambiano

L’EU ETS (European Union Emissions Trading System) è un sistema cap and trade. Ciò significa che l’Unione europea stabilisce un tetto alle emissioni dei settori interessati e assegna o mette all’asta un numero corrispondente di quote. Le imprese devono restituirne una per ogni tonnellata di gas serra emessa e possono acquistare o vendere quelle di cui hanno bisogno. Poiché il numero complessivo delle quote diminuisce nel tempo, generare emissioni diventa progressivamente più costoso e le aziende sono incentivate a investire in tecnologie meno emissive.

Questo meccanismo incide anche sul prezzo dell’elettricità. Nel mercato all’ingrosso, quest’ultimo viene generalmente determinato dall’impianto più costoso necessario in quel momento per soddisfare la domanda. In Italia si tratta spesso di una centrale a gas, che deve includere nei propri costi anche l’acquisto delle quote ETS. Di conseguenza, il prezzo della CO2 finisce per riflettersi sul prezzo pagato anche per l’elettricità prodotta da fonti meno costose. Si tratta comunque soltanto di una componente, il cui peso effettivo varia in base alla domanda, alla produzione da rinnovabili, alle importazioni e al prezzo del gas.

L’ETS2, la cui entrata in vigore era inizialmente prevista per il 2027 ed è stata già rinviata al 2028, è invece un sistema separato. Riguarderà i combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in alcuni settori industriali minori. A dover acquistare le quote non saranno direttamente famiglie e automobilisti, ma i distributori di combustibili, che potranno però trasferire almeno una parte del costo sui prezzi del riscaldamento e dei carburanti. L’Unione europea ha istituito un Fondo sociale per il clima, con l’intento di attenuare l’impatto soprattutto per le famiglie vulnerabili e le microimprese che non hanno alternative concrete al consumo di combustibili fossili.

Il Consiglio europeo non ha ulteriormente modificato il calendario dell’ETS2, ma chiesto alla Commissione di aggiornare la valutazione dei suoi effetti economici e di verificare se la configurazione del sistema e le misure contro gli aumenti eccessivi dei prezzi siano adeguate. Qualsiasi cambiamento richiederà quindi una nuova proposta e ulteriori passaggi legislativi. Nel frattempo, il 9 ottobre, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato un rafforzamento della riserva di stabilità: superato il prezzo di 45 euro per tonnellata, le quote da immettere sul mercato raddoppieranno (da 20 a 40 milioni) per tamponare gli aumenti.

La riserva di stabilità e le altre misure contro il caro energia

Per ridurre le oscillazioni del prezzo della CO2, i leader europei chiedono al Consiglio e al Parlamento di accelerare il negoziato sulla riserva stabilizzatrice dell’EU ETS. Il meccanismo interviene sulla quantità di quote disponibili: ne ritira una parte quando sul mercato ce ne sono troppe e può renderle nuovamente disponibili quando l’offerta si riduce. La modifica in discussione punta a rendere il sistema più prevedibile e a creare un margine più ampio per affrontare eventuali tensioni future.

Le conclusioni affrontano anche il caro energia al di là del mercato della CO2. Il Consiglio invita la Commissione a esaminare e, se necessario, proporre ulteriori misure di breve periodo contro i forti aumenti dei prezzi, tenendo conto delle differenze tra gli Stati membri e dei divari nei costi dell’elettricità.

I leader accolgono inoltre con favore l’intenzione della Commissione di prorogare il quadro temporaneo degli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, elaborare un sistema di breve periodo per aumentare capacità ed efficienza delle raffinerie europee e promuovere l’aggregazione volontaria della domanda di energia. Esprimono infine il proprio favore per la proposta, già presentata dalla Commissione, di rinviare alcuni obblighi previsti dal regolamento sulle emissioni di metano. Tutti questi, però, sono ancora indirizzi politici: le conclusioni approvate dal Consiglio europeo non introducono nuovi aiuti per le imprese, sconti generalizzati sulle bollette o riduzioni immediate dei costi energetici.

Per il Consiglio europeo, la transizione energetica resta la strategia di lungo periodo

Per il Consiglio europeo, gli interventi di breve periodo contro il caro energia devono accompagnarsi a una riduzione della dipendenza dell’Unione dai combustibili fossili importati, i cui prezzi sono esposti alle crisi geopolitiche e alle oscillazioni dei mercati internazionali. I leader chiedono quindi di accelerare l’elettrificazione, aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e a basse emissioni e investire nelle reti, nei sistemi di accumulo e nell’efficienza energetica. È questa, secondo le conclusioni, la strada per rendere l’Europa meno vulnerabile agli shock esterni e abbassare in modo duraturo i prezzi dell’energia.

L’accordo raggiunto a Bruxelles non produce ancora risparmi quantificabili per famiglie e imprese. Il Consiglio europeo, infatti, stabilisce le priorità politiche dell’Unione ma non approva le leggi. Le modifiche all’ETS dovranno essere negoziate dai due colegislatori europei, il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea, nel quale siedono i ministri dei governi nazionali. La Commissione dovrà invece aggiornare la valutazione dell’ETS2 e decidere se presentare nuove proposte legislative.

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