decreto fiscale

D.L. 38/2026

Decreto fiscale, stretta sugli incentivi: scontro sui tagli del credito d’imposta per il fotovoltaico

È scontro tra governo e imprese sul decreto fiscale 2026: il provvedimento ridimensiona gli incentivi alla Transizione 5.0, taglia il credito d’imposta ed esclude una parte rilevante degli investimenti legati alla trasformazione energetica, a partire dalle rinnovabili per autoconsumo. Una stretta che rischia di colpire migliaia di progetti già avviati e di frenare gli investimenti in sostenibilità. È questo il punto più discusso nelle ultime ore del D.L. 38/2026, pubblicato venerdì in Gazzetta Ufficiale, che interviene su misure già avviate modificandone in corsa portata e perimetro.

Il DL prevede infatti che le imprese che avevano aderito al piano Transizione 5.0 nel 2025 e che erano rimaste in lista d’attesa per esaurimento delle risorse, pur avendo ricevuto esito positivo sulla conformità tecnica degli investimenti, potranno accedere nel 2026 solo al 35% del credito d’imposta originariamente previsto, entro un limite complessivo di spesa pari a 537 milioni di euro.

Il ridimensionamento non riguarda però solo l’entità dell’incentivo. Il decreto restringe anche il perimetro degli investimenti agevolabili: il credito viene riconosciuto esclusivamente per i beni strumentali previsti dalla normativa Industria 4.0, mentre restano esclusi gli investimenti legati ai sistemi di gestione dell’energia e, soprattutto, quelli in fonti rinnovabili per autoconsumo. Una scelta che incide direttamente su una componente centrale dei percorsi di transizione energetica delle imprese.

Accanto alla revisione del credito d’imposta, il provvedimento introduce anche un cambio strutturale nel sistema di incentivazione: a partire dal 2026, infatti, il piano Transizione 5.0 passa dall’attuale meccanismo di credito fiscale a quello dell’iperammortamento per gli investimenti effettuati fino al 2028. In questo nuovo schema viene eliminato il vincolo territoriale che limitava gli acquisti ai beni prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo, ampliando così la platea dei fornitori ma modificando al tempo stesso la logica complessiva dello strumento.

Lo scontro tra governo e Confindustria sul decreto fiscale

Sul provvedimento si è aperto un duro scontro con Confindustria, che parla di una misura «molto penalizzante» e di una lesione del principio di legittimo affidamento. Secondo il presidente Emanuele Orsini, il taglio degli incentivi e il cambio delle regole a posteriori rischiano di compromettere la fiducia tra imprese e istituzioni, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il governo. Sulla stessa linea il vicepresidente Marco Nocivelli, che sottolinea come la misura colpisca aziende che hanno già effettuato investimenti, escludendo inoltre proprio quelli in fonti rinnovabili su cui molte imprese avevano puntato.

Dal lato dell’esecutivo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso la scelta parlando di una decisione resa necessaria dal mutato contesto economico e geopolitico, segnato anche dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei costi energetici: «dobbiamo decidere chi aiutare», ha spiegato, evidenziando la necessità di concentrare risorse limitate su priorità ritenute più urgenti. All’interno del governo, tuttavia, non sono mancate tensioni, con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che avrebbe espresso contrarietà alla riduzione degli incentivi, aprendo a possibili correttivi nel corso dell’iter parlamentare di conversione del decreto.

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