azionisti - proxy votino | ESGnews

Assemblee degli azionisti

Proxy voting: a che punto è l’inclusione dei criteri ESG

Nelle assemblee annuali delle aziende, le questioni legate alla sostenibilità ambientale e sociale stanno assumendo una rilevanza crescente. In questo ambito, la pratica del proxy voting è sempre più decisiva per sostenere le istanze degli investitori sui temi ESG, permettendo di fare massa critica e ottenere così impegni e azioni più incisivi da parte delle imprese. “Prima il voto riguardava soltanto questioni di governance, come la redistribuzione degli utili tra i membri del Cda. Nell’ultimo decennio, invece, soprattutto in Europa la normativa ha spinto per l’inclusione dei criteri ESG nel calcolo della remunerazione dei dirigenti e ciò ha portato a un aumento delle risoluzioni nell’ambito delle assemblee annuali relative ai temi della sostenibilità”, ha così aperto il dibattito Eric Van la Beck, Sales Manager di OFI Invest AM, durante il webinar organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con OFI Invest dal titolo “L’inclusione dei criteri ESG nel proxy voting”.

Dei dettagli sulle pratiche e le tendenze connesse all’inclusione dei criteri ESG nel proxy voting ha parlato Léa Bozzi, Responsable Engagement di OFI Invest AM, partendo dalle risoluzioni sulle questioni ambientali. “Le risoluzioni ambientali nel 2023 tra Europa e Stati Uniti sono state 187, 90 di queste sono andate al voto e l’80% è stato presentato in società dell’indice S&P 500”, ha spiegato Bozzi. Tra i temi più comuni le emissioni GHG, le emissioni Scope 3 e il climate change, seguiti da biodiversità e riduzione della plastica. 

Tipi di risoluzioni ambientali

Fonte: Georgeson. 

“Sono due i tipi di risoluzioni ambientali diffusi a livello globale”, ha poi precisato Bozzi. Da un lato, vi sono le Shareholder Climate Resolutions e dall’altro le Say on Climate Resolutions. Le prime sono proposte degli azionisti, mentre le seconde arrivano dal management delle imprese. Una differenza sostanziale tra le due tipologie è che il numero delle Shareholder Resolutions è in continua crescita dal 2019, ma hanno un tasso di approvazione basso. Al contrario, le Say on Climate, emerse nel 2021 e con un picco nel 2022, non hanno continuato il trend di crescita nel 2023, ma hanno visto una diffusione delle approvazioni. “Il motivo per cui le Shareholder Climate Resolutions passano sempre meno i voti è che sono sempre più stringenti sia per il contesto globale, sia perché gli azionisti presentano richieste molto ambiziose”, ha aggiunto l’analista. 

Tasso di approvazione delle Shareholder Climate e Say on Climate Resolutions

Fonte: OFI Invest AM.

Una seconda distinzione riguarda l’applicazione, che nel caso delle Say on Climate non è vincolante, mentre per le Shareholder Climate si. Ciò, secondo Bozzi, spiega ulteriormente perché il tasso di approvazione delle risoluzioni degli azionisti sia diminuito nel tempo. 

Proprio per l’assenza di vincoli, nel caso delle risoluzioni Say on Climate è emerso che a volte le dichiarazioni del management non corrispondevano ai reali target fissati e ai risultati raggiunti dall’azienda in ambito climatico, per esempio rispetto all’allineamento con l’Accordo di Parigi. “C’è quindi un rischio di greenwashing che ha fatto emergere diversi dibattiti su questo tipo di risoluzioni”, ha specificato l’esperta di OFI Invest, mostrando un grafico sull’argomento di Proxinvest.

Allineamento con pratiche ideali

Fonte: Proxinvest.

Entrando nel dettaglio delle risoluzioni sociali, invece, il risultato più evidente è che si tratta soprattutto di un fenomeno statunitense. Nel 2023 sono 421 le risoluzioni sociali negli USA, di cui 253 sono andate al voto. In questo caso, i temi privilegiati sono le lobby politiche, la Diversity & Inclusion, i diritti umani e i diritti degli animali.

Tipi di risoluzioni sociali nel 2023

Fonte: Georgeson. 

“Guardando alle risoluzioni specifiche sui diritti dei lavoratori”, ha proseguito l’esperta di OFI Invest, “un dato interessante è che, anche se numericamente inferiori, quelle presentate in Europa hanno visto un tasso di approvazione più alto rispetto a quelle degli Stai Uniti”, come si vede nel grafico di seguito. 

Percentuale di risoluzioni sui diritti dei lavoratori approvate

Fonte: ShareAction.

Il motivo del basso tasso di approvazione nelle risoluzioni USA sui diritti dei lavoratori, ma anche su altre tematiche come D&I, diritti umani e lobby politiche, secondo Léa Bozzi è uno: “La retorica anti-ESG che si è diffusa nell’ultimo anno negli Stati Uniti, che in alcuni casi ha esercitato una forte pressione sugli asset manager portandoli a proteggere il business bocciando delle istanze ESG. D’altra parte, le proposte anti-ESG sono cresciute del 400% dal 2020”. 

Supporto alle risoluzioni sociali in calo

Fonte: Georgeson. 
Il punto di vista di asset owner e asset manager

Il fondo pensione Cometa, tra i più attivi asset owner in tema di engagement e stewardship, nonché principale fondo negoziale in Italia, ha ormai una Politica di voto definita. “È stato un percorso durato anni che si è consolidato, per esempio, attraverso l’adesione del fondo ai PRI nel 2010 o alla collaborazione con il Forum per la Finanza Sostenibile”, ha spiegato Libero Giunta, responsabile Funzione Finanza di Cometa. Secondo Giunta, l’obiettivo di divenire un investitore istituzionale sempre più consapevole sui temi di sostenibilità, ha portato il fondo a esercitare un’intensa attività di engagement e di impegno. “Cometa è un investitore che vuole intervenire attivamente nelle imprese in cui è investito per promuovere modelli di gestione volti all’equità e alla sostenibilità. Dal punto di vista del fondo rendimenti finanziari e di sostenibilità non sono in contraddizione, anzi, sono l’unione tra il fine di creare previdenza complementare e la coerenza con lo sviluppo sostenibile”, ha aggiunto il responsabile di Cometa.

A dare maggiore spinta agli investitori istituzionali per attivarsi sui temi ESG è stata la normativa europea, in particolare con la Shareholders Rights Directive (SRD). “Cometa ha saputo cogliere l’opportunità proveniente dalla regolamentazione: ha espanso la propria politica di impegno e si è fornito di una Politica di voto che è attiva dal 2022. Nel 2023 ha votato in circa 200 aziende in cui è investito, sia su temi ambientali che sociali”, ha concluso Giunta. 

Nell’ambito del proxy voting, anche il ruolo dei gestori è di rilievo. Conscia di questo aspetto, l’Associazione nazionale del risparmio gestito, Assogestioni, nel 2013 ha dato vita ai Principi italiani di Stewardship, un faro nella nebbia per il mercato italiano per orientarsi verso le best practices a livello internazionale. 

“Dall’adozione dei principi, è cresciuta molto la consapevolezza dell’importanza dell’attività di stewardship”, ha ricordato Dimitri Romessis, Corporate Governance Advisor di Assogestioni, “che consiste nell’esercizio consapevole dei diritti degli azionisti da parte di investitori istituzionali e gestori di attivi nell’interesse di interlocutori e beneficiari”. 

A conclusione dell’incontro, sia Giunta che Romessis hanno sottolineato come il dialogo tra investitori istituzionali, gestori e società sia fondamentale perché “è necessario un allineamento di intenti nella gestione dei portafogli per compiere importanti passi in avanti nel raggiungimento degli obiettivi ESG fissati sia dalle aziende sia dai decisori politici”. 

Non perderti le nostre notizie: Aggiungi ESGnews alle tue fonti preferite su Google
Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.