Analisi ShareAction

I maggiori asset manager frenano i progressi sulle questioni ESG nei voti delle assemblee

Le maggiori società di asset management del mondo stanno bloccando i progressi sulle questioni ambientali e sociali. È quanto emerge dalla quarta edizione di Voting Matters 2022 di ShareAction. Nella nuova ricerca l’organizzazione non governativa ha esaminato come 68 dei maggiori gestori patrimoniali del mondo hanno votato riguardo 252 proposte degli azionisti presentate nelle assemblee societarie per affrontare le crisi ambientali e sociali. L’analisi evidenzia come spesso alle dichiarazioni di impegno da parte degli asset manager verso le politiche di “engagement” con il management delle società detenute in portafoglio, non seguano scelte di voto coerenti in assemblea, facendo mancare così il supporto a importanti proposte di trasparenza e miglioramento delle policy aziendali in ambito ambientale e sociale.

Eppure, al di là delle crisi geopolitiche e legate alla pandemia, il 2022 ha dimostrato come ci siano ancora numerose importanti sfide da affrontare. In tutto il mondo si sono verificate temperature elevate senza precedenti e lunghe siccità e la biodiversità continua a diminuire a un ritmo catastrofico. Inoltre, l’inflazione è aumentata vertiginosamente, con conseguenze sul benessere umano in tutto il mondo.

Il settore della gestione patrimoniale – che detiene oltre 103.000 miliardi di dollari di ricchezza mondiale – è fondamentale per affrontare queste emergenze globali, utilizzando la propria influenza tramite il diritti di voto in assemblea per influenzare e spronare le aziende.

ShareAction punta il dito in particolare verso i quattro maggiori gestori patrimoniali del mondo, BlackRock, Vanguard, Fidelity Investments e State Street, che hanno appoggiato un numero significativamente inferiore di risoluzioni in materia di clima e questioni sociali rispetto al 2021. In particolare, 49 risoluzioni che affrontano questioni ambientali e sociali urgenti avrebbero ricevuto il sostegno della maggioranza se tre dei maggiori gestori patrimoniali avessero votato a favore.

E l’appartenere a organizzazioni in difesa della lotta al cambiamento climatico come la Net Zero Asset Managers Initiative (NZAMi) o la Climate Action 100+ (CA100+) non è una garanzia visto che i loro membri hanno votato in media contro un terzo delle risoluzioni sul clima.

I voti complessivi per le risoluzioni ambientali e sociali sono aumentati dal 60% nel 2021 al 66% nel 2022, anche se il sostegno degli asset manager negli Stati Uniti e nel Regno Unito rimane fermo, con aumenti significativi solo in Europa. Tra chi ha migliorato il proprio approccio viene sottolineata dal report, l’italiana Eurizon.

“La maggior parte dei maggiori gestori patrimoniali del mondo non sta utilizzando in modo coerente i propri diritti di voto per affrontare le molteplici crisi ambientali e sociali che il mondo sta affrontando. I gestori patrimoniali”, spiega Claudia Gray, responsabile della ricerca sul settore finanziario di ShareAction. “devono rafforzare le loro politiche di voto, idealmente attraverso l’impegno a “rispettare o spiegare”, ovvero a sostenere automaticamente le risoluzioni con impatti ambientali e sociali positivi e a fornire una spiegazione pubblica quando i voti non vengono espressi a favore.”.

I voti dei quattro maggiori asset manager discordano dagli impegni pubblici sul clima

In media, i quattro maggiori gestori patrimonialiBlackRock, Vanguard, Fidelity Investments e State Streethanno appoggiato solo il 20% delle delibere, rispetto al 32% del 2021.

Un’occasione persa, poiché a causa delle dimensioni delle loro partecipazioni, questi gestori hanno una capacità di influenza particolarmente forte sul comportamento delle società attraverso le loro decisioni di voto.

“Il supporto di BlackRock, Vanguard e State Street, forti dei 23 trilioni di dollari di asset che gestiscono, avrebbe portato all’approvazione della proposta di garantire un congedo per malattia retribuito a tutti i 270.000 dipendenti globali dei grandi magazzini TJX, una società con un utile netto di 3,3 miliardi di dollari. Avrebbe inoltre permesso di ottenere informazioni da Amazon su come l’azienda stia proteggendo la libertà di associazione dei suoi dipendenti, compreso il loro diritto di sindacalizzazione” fa notare ShareAction.

È significativo notare che tutti e quattro hanno votato in modo più conservativo rispetto ai maggiori consulenti di voto per delega al mondo, Institutional Shareholder Services (ISS) e Glass Lewis, che hanno raccomandato di votare a favore rispettivamente del 75 e del 42% delle risoluzioni presenti nel set di dati.

I consulenti per il voto per delega ISS e Glass Lewis raccomandano di votare a favore di un numero maggiore di risoluzioni degli azionisti della lista rispetto ai quattro maggiori gestori patrimoniali del mondo

Sebbene alcuni gestori patrimoniali abbiano citato l’aumento del numero e la minore qualità delle risoluzioni nel 2022 come motivo del calo, il rapporto rileva come l’arretramento possa essere la conseguenza della campagna in atto negli Stati Uniti contro pratiche ESG di alto profilo.

Il settore dell’energia in generale ha registrato un forte calo del sostegno alle risoluzioni: in particolare BlackRock nel 2022 ha sostenuto appena il 16% risoluzioni ambientali delle società energetiche, contro il 72% nel 2021. Ciò può essere spiegato dalla riluttanza di alcuni investitori a sfidare le società energetiche, visti i profitti record registrati in seguito alla guerra in Ucraina, che hanno portato a maggiori dividendi e riacquisti per gli azionisti.

I dati rilevati da ShareAction mostrano che la performance di voto di questi gestori patrimoniali non è coerente con i loro impegni pubblici in materia di clima. Inoltre, la performance di voto di questi gestori è incoerente con gli impegni pubblici in materia di clima di molti clienti di fondi pensione, il che sarà motivo di preoccupazione per i membri di tali regimi pensionistici.

Il peso dei voti dei grandi asset manager nelle assemblee

Date le dimensioni di BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisors, le loro scelte di voto possono essere decisive in assemblea per fare passare o meno una proposta. ShareAction ha valutato quante mozioni avrebbero ricevuto il sostegno della maggioranza se questi tre gestori avessero votato a favore, riscontrando che il 19% (49 su 252) delle risoluzioni incluse nell’analisi avrebbe ricevuto il sostegno della maggioranza in questa stagione di deleghe se i tre manager avessero votato a favore. Quindici di queste risoluzioni avrebbero ricevuto il sostegno della maggioranza con il supporto di uno solo dei tre. Le risoluzioni riguardano temi quali l’equità razziale, la trasparenza delle lobby e l’azione per il clima.

Si tratta di un notevole aumento rispetto al 12% delle risoluzioni (18 su 154) che avrebbero ricevuto il sostegno della maggioranza con il supporto di questi tre gestori nel 2021. L’aumento riflette, oltre il fatto che nel 2022 i tre gestori hanno votato a favore di un numero inferiore di risoluzioni degli azionisti rispetto al 2021, la crescente partecipazione dei tre asset manager più grandi al mondo.

Sei delle 49 risoluzioni erano orientate all’azione e chiedevano alle società di adottare politiche e fissare obiettivi piuttosto che limitarsi a divulgare informazioni, come si osserva nella figura di seguito. Ad esempio, con il sostegno della maggioranza, queste risoluzioni avrebbero incoraggiato le società energetiche Chevron, ConocoPhillips, Phillips 66 e Valero a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra allineati a Parigi, fondamentali per un’efficace mitigazione dei cambiamenti climatici.

Se uno o più dei Tre Grandi avessero votato a favore di sei risoluzioni orientate all’azione, avrebbero ricevuto un sostegno maggioritario

I membri di NZAM e CA100+ votano contro un terzo delle risoluzioni sul clim, ma appoggiano quelle Say on Climate

I gestori patrimoniali che aderiscono alla più grande iniziativa di investitori sul cambiamento climatico al mondo, CA100+, tendono a votare più favorevolmente per le risoluzioni sul clima rispetto ai non membri, sostenendo il 68% contro il 51%, ma comunque non hanno sostenuto un terzo delle risoluzioni sul clima del campione di ShareAction.

I membri dell’iniziativa Net Zero Asset Managers (NZAM) hanno sostenuto solo il 66% delle risoluzioni sul clima, rispetto al 61% dei non membri. Ciò mette in discussione il fatto che entrambe le iniziative stiano garantendo che i membri utilizzino i loro diritti di voto per promuovere l’azione sul cambiamento climatico.

Dieci gestori patrimoniali di NZAM, tra cui BlackRock, Santander Asset Management e Swedbank Robur, non hanno sostenuto più della metà delle risoluzioni sul clima del campione. Al contrario, diversi grandi asset manager hanno votato a favore di oltre il 90% delle risoluzioni sul clima, tra cui Achmea Investment Management, Amundi Asset Management e CANDRIAM.

Per quanto riguarda le risoluzioni Say on Climate, un’iniziativa nata per dare agli azionisti un voto sui piani d’azione per la transizione climatica delle aziende, dallo studio di ShareAction emerge che tutte e 30 le votazioni sponsorizzate dal management hanno ricevuto la maggioranza dei consensi.

Maggiore supporto alle proposte ESG degli asset manager europei

Esiste un chiaro divario regionale nel comportamento di voto degli asset manager. I gestori europei hanno appoggiato in media l’81% delle proposte nel 2022 rispetto al 69% del 2021. I gestori statunitensi e britannici hanno registrato in media solo un aumento dell’1%. Nello specifico, i gestori statunitensi hanno sostenuto in media meno della metà (43%) delle risoluzioni ambientali e sociali dell’elenco di ShareAction nel 2022.

Questa migliore performance coincide con il rafforzamento della legislazione europea in materia di rendicontazione ESG, con l’entrata in vigore, nel settembre 2020, della direttiva europea sui diritti degli azionisti (SRD II), che impone ai gestori di riferire in merito al loro impegno nei confronti degli azionisti e alle loro strategie di investimento. Attualmente negli Stati Uniti non esiste alcuna legislazione obbligatoria in materia di rendicontazione ESG. Inoltre, ShareAction sottolinea che la divergenza tra le tendenze di voto europee e americane potrebbe essere dovuta anche al crescente divario tra le aspettative dei clienti in materia di clima.

I gestori europei (escluso il Regno Unito) mostrano un forte aumento della performance di voto rispetto al 2021, mentre i gestori statunitensi e britannici rimangono fermi

Tra le società che hanno migliorato la loro performance di voto nel 2021 di oltre 30 punti percentuali viene indicata l’italiana Eurizon che da quando ha approvato la propria policy di voto ha incrementato il numero di proposte votate alle assemblee.

Poco supportate le proposte sociali

Nel 2022 sono state presentate 117 risoluzioni su temi sociali, rispetto alle 89 del 2021. Questo dato riflette il forte aumento, rispetto all’anno precedente, del numero di risoluzioni sociali presentate. Questo forte interesse per le questioni sociali da parte dei depositanti, tuttavia, non ha ancora trovato riscontro nel sostegno degli investitori. Solo il 14% ha ricevuto il sostegno della maggioranza, rispetto al 18% delle risoluzioni ambientali.

Le risoluzioni sui diritti civili e sociali sono state le più popolari tra gli investitori, con otto risoluzioni che hanno ricevuto il sostegno della maggioranza e una media del 35% di sostegno complessivo, come si vede nella figura di seguito.

Le risoluzioni sui diritti civili e sociali sono state le più popolari tra gli investitori rispetto ad altri tipi di risoluzioni sociali

Gli asset manager non votano per legare i bonus a performance sul clima

Il sostegno complessivo degli azionisti alle risoluzioni su retribuzioni e politiche varia tra l’8% e il 60%. Comunque, il supporto degli azionisti non è consistente, dato che solo cinque hanno raggiunto la maggioranza dei consensi. Le risoluzioni in materia di retribuzioni e politica sono state suddivise nello studio di ShareAction in cinque categorie:

  • Allineamento della spesa politica ai valori: risoluzioni orientate alla divulgazione che richiedono la rendicontazione della spesa politica e il suo allineamento con i valori dichiarati dalle società. Questa categoria di risoluzioni ha ricevuto la percentuale di sostegno più alta (come si vede in figura);
  • Pagamenti e politica di lobbying: risoluzioni orientate alla divulgazione che richiedono la rendicontazione dei pagamenti utilizzati per l’attività di lobbying, l’appartenenza a organizzazioni esenti da imposte e il processo decisionale per i pagamenti;
  • Contributi politici: risoluzioni orientate alla divulgazione che richiedono la dichiarazione dei finanziamenti e del sostegno diretti ai candidati alle elezioni o alle attività di lobbying e donazioni di beneficenza legate alle elezioni, compresa la motivazione delle attività;
  • Metriche climatiche per le retribuzioni dei dirigenti: risoluzioni orientate all’azione che chiedono di incorporare gli obiettivi di riduzione delle emissioni nel calcolo delle retribuzioni dei dirigenti. Nessuna delle due ha ricevuto il sostegno della maggioranza;
  • Disparità retributive: risoluzioni che chiedono di riferire o adottare una politica sulle disparità retributive tra dirigenti e non dirigenti. Come nel caso delle metriche climatiche per le retribuzioni dei dirigenti, nessuna delle quattro ha ricevuto il sostegno della maggioranza.