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Finanza

Etica SGR: 800 mld di euro persi in Europa, il costo di rinviare la sostenibilità

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il riaccendersi delle frizioni internazionali stanno spingendo i mercati finanziari verso una fase di forte volatilità e strategie sempre più orientate alla protezione nel breve periodo. In questo scenario, il rischio è che i temi legati alla sostenibilità vengano temporaneamente messi in secondo piano. Eppure ignorare la transizione ha un costo significativo come abbiamo già visto tra il 1980 e il 2024, quando gli eventi climatici estremi hanno provocato in Europa perdite economiche superiori agli 800 miliardi di euro. Proprio in questo contesto si inserisce l’analisi di Marcello Colla, Corporate Strategy Manager di Etica Sgr, che evidenzia come la finanza etica stia tornando al centro dell’attenzione soprattutto tra le nuove generazioni, sempre più consapevoli dell’impatto ambientale e sociale delle proprie scelte di investimento.


Gli eventi degli ultimi giorni, dall’escalation in Medio Oriente a uno scenario geopolitico sempre più instabile, hanno alimentato nuovi picchi di volatilità sui mercati. In fasi del genere, caratterizzate da sedute nervose, ribassi e corse alla protezione di breve periodo, il rischio è che a finire in fondo alle priorità sia il tema della sostenibilità, percepita come prorogabile.

Dopo essere stata a lungo una delle parole d’ordine del settore, in effetti, negli ultimi anni il tema ha perso centralità. Non perché l’emergenza sia diminuita, ma perché si è incrinata la fiducia degli operatori. A incidere sono state definizioni sempre più elastiche di sostenibilità, arrivate a includere anche settori controversi: una dinamica che ha generato scetticismo e confusione, rendendo più difficile per il risparmiatore distinguere tra approcci solidi e messaggi di marketing.

A riaffermare però l’urgenza di questi temi è proprio il contesto attuale, segnato da conflitti e tensioni geopolitiche, che ha riportato al centro del dibattito la dipendenza energetica da Paesi spesso non democratici, la vulnerabilità delle filiere e il costo economico degli shock. In questo scenario, una finanza davvero responsabile dovrebbe saper leggere rischio e valore attraverso una lente più ampia: dall’esposizione alle transizioni industriali e regolatorie alla vulnerabilità delle filiere, dall’uso delle risorse naturali agli impatti su comunità, clima ed ecosistemi. A questi si aggiungono la dimensione sociale della transizione e la tutela dei diritti umani, elementi da considerare nella gestione del rischio di lungo periodo.

Oggi vediamo finalmente un ritorno di attenzione, seppur più selettivo e più esigente. A spingere il cambiamento sono le nuove generazioni: il report Sustainable Signals – Individual Investors 2025 segnala che l’88% degli investitori a livello globale dichiara interesse per gli investimenti sostenibili e responsabili, e la percentuale sale al 99% tra la Gen Z e al 97% tra i Millennials. Questi ultimi si affacciano ai mercati con abitudini diverse: più autonomia digitale, più confronto immediato tra prodotti, più attenzione a ciò che implicano davvero le proprie scelte di investimento. Per Gen Z e Millennials la sostenibilità è un criterio di scelta, non un tema “accessorio”, e comprende una rinnovata attenzione al tema delle emissioni, ma anche alla biodiversità, alla gestione delle risorse naturali e idriche, alle filiere, i diritti e la qualità della transizione.

Secondo un approfondimento della Banca d’Italia, inoltre, l’86% della Gen Z dichiara di essere consapevole dell’impatto climatico delle proprie decisioni di investimento: un dato che racconta quanto questa attenzione stia diventando parte della grammatica della finanza personale, specialmente se affiancato al “solo” 35% degli intervistati che indica il rendimento finanziario come unico criterio decisionale.

Questo scenario crea sì un’opportunità per il comparto, ma anche un test di credibilità per l’industria intera. A una maggiore consapevolezza degli investitori deve corrispondere un metodo rinnovato e condiviso. Servono criteri chiari, obiettivi misurabili, dati comparabili e rendicontazione verificabile.

C’è infine un punto che merita attenzione: il costo del non fare. Spesso si conteggiano i costi della transizione, dimenticando che l’inazione ha già un prezzo economico misurabile. Tra il 1980 e il 2024, per esempio, gli eventi climatici estremi (come ondate di calore, alluvioni, siccità e tempeste) hanno generato in Europa perdite economiche per oltre 800 miliardi di euro: una cifra che, se rapportata alla popolazione dell’Unione europea, equivale a circa 1.642 euro per cittadino.

In Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica che da oltre 25 anni gestisce fondi comuni etici e responsabili, lavoriamo proprio su questi presupposti: selezione rigorosa, integrazione tra analisi finanziaria ed ESG, monitoraggio continuo e stewardship – engagement, voto e advocacy – per orientare le imprese verso pratiche più responsabili. Se la sostenibilità torna al centro grazie alla spinta delle nuove generazioni, la condizione è una sola: meno etichette, più sostanza. È così che la finanza che vuole davvero essere responsabile esce dalla coda della comunicazione e rientra stabilmente nel cuore delle decisioni di investimento.

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