Secondo Amundi Investment Institute, inflazione sempre più persistente, dominanza fiscale e frammentazione geopolitica cambieranno l’asset allocation strategica. Attesi rendimenti interessanti per azioni, obbligazioni e private asset, con maggiore focus su resilienza e diversificazione del portafoglio.
Il nuovo orizzonte degli investimenti globali traccia un perimetro sempre più definito da incertezza strutturale, politiche fiscali espansive e fratture geopolitiche persistenti. È quanto emerge dal report “Capital Market Assumptions 2026“, pubblicato da Amundi Investment Institute, che delinea le prospettive strategiche di investimento per i prossimi dieci anni e fornisce un outlook sulle principali asset class.
Le ipotesi elaborate dal gruppo costituiscono un riferimento per l’asset allocation strategica degli investitori e indicano uno scenario caratterizzato da volatilità strutturale, inflazione più persistente, debito elevato e crescente frammentazione economica e geopolitica.
Indice
Adattarsi alle rotture: le principali convinzioni del 2026
Secondo il report, il contesto macroeconomico globale è entrato in un nuovo regime in cui “la rottura non rappresenta più uno shock per il sistema, è il sistema”. La riconfigurazione delle catene commerciali, il coordinamento più debole delle politiche economiche, la spinta verso l’autonomia strategica e la diffusione diseguale dell’intelligenza artificiale stanno infatti trasformando la volatilità in un elemento strutturale dei mercati.
Amundi prevede che la crescita globale possa restare resiliente grazie alla spesa pubblica e agli incrementi di produttività legati all’IA, pur senza una forte accelerazione del PIL nel lungo periodo. Parallelamente, l’inflazione è destinata a rimanere più “vischiosa”, sostenuta da domanda energetica, tensioni geopolitiche e rischi climatici.
“Stiamo attraversando un regime di rotture sul fronte geopolitico, tecnologico e energetico e l’adattamento sarà l’elemento chiave dei prossimi cinque anni”, ha osservato Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute. “L’autonomia strategica e gli incrementi di produttività generati dall’IA possono rendere la crescita più resiliente, ma non strutturalmente più robusta”.
Tra le principali convinzioni del report 2026 emerge anche il ruolo crescente della dominanza fiscale. Secondo Amundi, i governi continueranno a privilegiare investimenti in difesa, politica industriale, sicurezza energetica, adattamento delle competenze lavorative all’IA e ammortizzatori sociali, alimentando livelli di debito elevati e tassi a lunga scadenza strutturalmente più alti.
In questo contesto, il mercato potrebbe assistere ad una progressiva internalizzazione del debito, con gli investitori orientati a riportare i capitali verso i mercati domestici.
“Le dinamiche del debito stanno muovendosi al centro dello scenario”, ha affermato Vincent Mortier, Group Chief Investment Officer di Amundi.. “Tali dinamiche implicano rendimenti strutturalmente più elevati sul tratto lungo della curva e un ruolo maggiore del dominanza della politica fiscale, ridefinendo così l’attrattività del debito USA e del dollaro”.
Il quadro macroeconomico
Dal punto di vista delle asset class, le Capital Market Assumptions 2026 indicano rendimenti attesi interessanti per le principali Asset Class, seppur seppur con un profilo di rischio più articolato e una maggiore dispersione dei risultati. Le obbligazioni mostrano un lieve miglioramento delle prospettive rispetto al 2025, mentre l’azionario mantiene rendimenti attesi compresi tra il 6,5% e il 7,5%.
Particolarmente rilevante è il ruolo dei private asset, in particolare il private equity, che mantengono un maggiore potenziale di rendimento, anche se in un contesto che richiederà più selettività. L’aumento dei tassi nominali dovrebbe infatti limitare l’espansione dei multipli di valutazione, rendendo più rilevanti la generazione di reddito (cash flow) e la creazione di valore operativo. In questo scenario, le diverse componenti dei private asset assumono un ruolo sempre più centrale nei portafogli.
Il private equity globale, con un rendimento atteso del 9,6%, si conferma il principale motore di performance nel lungo periodo. Tuttavia, il suo contributo sarà sempre più legato alla selettività delle operazioni e alla qualità della gestione attiva.

Le infrastrutture, con un rendimento atteso del 7,7%, continuano a beneficiare di trend strutturali di lungo periodo come la transizione energetica, la digitalizzazione e l’aumento degli investimenti nella sicurezza energetica. Si tratta di un segmento sempre più sostenuto da esigenze strategiche globali, che ne rafforzano la visibilità dei flussi di cassa.
Anche il private credit e gli investimenti alternativi stanno assumendo un ruolo crescente all’interno dei portafogli istituzionali. Tuttavia, il report sottolinea come questa asset class sia caratterizzata da una maggiore dispersione dei risultati, rendendo ancora più rilevante la capacità di selezione e gestione del rischio.
Infine, l’oro, con un rendimento atteso del 6%, viene confermato come asset strategico di diversificazione. In un contesto globale sempre più frammentato e segnato da incertezze geopolitiche, il metallo giallo continua a svolgere una funzione di stabilizzazione e protezione del portafoglio.
Geografia delle asset class
Sul piano geografico, Amundi sottolinea come i mercati emergenti stiano assumendo un peso crescente nelle strategie di allocazione di lungo periodo, con l’India in posizione di particolare rilievo. Il Paese, con un rendimento atteso del 7,5%, si distingue infatti per un contesto strutturalmente favorevole, trainato da fattori demografici favorevoli e da un ciclo sostenuto di investimenti infrastrutturali che ne rafforza la traiettoria di lungo periodo.
Tra i mercati sviluppati, il report evidenzia un profilo di rischio-rendimento più interessante per Europa e Giappone rispetto agli Stati Uniti. Il mercato americano, pur continuando a mostrare una crescita degli utili attesa intorno al 7% annuo, risulta penalizzato da valutazioni elevate e da una forte concentrazione dei listini nei grandi titoli tecnologici, elemento che ne aumenta la vulnerabilità in uno scenario di mercato più selettivo.
L’Europa, al contrario, si distingue per un rendimento atteso del 7,1%, sostenuto da driver strutturali come il rafforzamento dell’autonomia strategica, i processi di reindustrializzazione e la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale nei settori produttivi. Anche il Giappone mostra un profilo interessante, con un rendimento atteso del 6,9%, grazie a un miglioramento della governance societaria, a politiche di buyback più diffuse e a una maggiore efficienza nell’impiego del capitale.

Intelligenza artificiale e nuove strategie di portafoglio
Il report dedica ampio spazio anche al tema dell’intelligenza artificiale, considerata un driver destinato a ridefinire produttività, investimenti industriali e leadership settoriale. Negli Stati Uniti, l’IA rafforzerà non solo il comparto tecnologico ma anche infrastrutture energetiche, robotica, semiconduttori e industria manifatturiera. In Europa, invece, il vantaggio competitivo potrebbe derivare dall’implementazione industriale dell’IA e dagli investimenti in difesa, energia e autonomia strategica.
Per Amundi, la crescente dispersione tra regioni, settori e valute renderà sempre più centrale la diversificazione degli investimenti come nuova fonte di rendimento. Nel prossimo decennio, obbligazioni aggregate e debito emergente dovrebbero assumere un ruolo crescente come strumenti di stabilità, soprattutto nei portafogli a rischio moderato. Anche l’oro viene indicato come asset strategico chiave, grazie alla sua funzione di diversificazione e riserva di valore in un contesto di frammentazione geopolitica.
Secondo le stime, un’allocazione dinamica, globale e diversificata, con obiettivo di volatilità del 12%, potrebbe generare rendimenti annui compresi tra il 6,4% e il 7,4% per gli investitori in euro e dollari, con un miglioramento del rapporto rischio-rendimento per gli investitori dell’Eurozona.
In definitiva, il nuovo regime di mercato richiede un cambio di paradigma nell’asset allocation che non dipenda più dall’esposizione direzionale, ma dalla capacità di combinare rendimento e resilienza in un contesto di instabilità ormai endogena.
