L'opinione di Gaël Binot ed Hervé Chatot di La Française AM

COP26: per raggiungere gli obiettivi climatici serve un impegno collettivo

Sei anni dopo la COP21 di Parigi, la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, COP26, sarà a Glasgow a partire da domenica 31 ottobre. La conferenza si terrà sullo sfondo della crisi energetica e dell’aumento degli eventi meteorologici estremi che stanno diventando sempre più devastanti. Il cambiamento climatico è ora al centro dell’agenda politica e sta assumendo priorità anche per gli investitori.

L’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), pubblicato in agosto, richiede urgentemente di ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030, dato che le misure adottate finora si sono rivelate insufficienti.

La posta in gioco è quindi relativamente alta. Questa COP26 promette certamente di essere la più importante dal lancio di queste conferenze. Le azioni prese o non prese saranno decisive per dare all’umanità la possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C ed evitare una catastrofe climatica.

Gaël Binot, Emerging Markets Fixed Income Manager, La
Française AM

Pochi Paesi hanno mantenuto le loro promesse e si sono attenuti agli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2015. Seguendo le politiche attuali, il riscaldamento globale raggiungerà circa 3 °C. Nonostante un numero significativo di Paesi abbia fissato l’obiettivo di zero emissioni nette di gas serra entro il 2050, i passi avanti sono dolorosamente assenti.

Con queste premesse, possiamo aspettarci qualche passo avanti significativo? A nostro parere, è necessario affrontare una serie di questioni.

In primo luogo, i Paesi devono rafforzare gli impegni a ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030 per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Si deve porre enfasi sul recupero del tempo perso.

Secondo il Climate Action Tracker, quasi tutti i Paesi sviluppati devono accelerare sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra per raggiungerli il più rapidamente possibile. È fondamentale anche adottare dei contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions) più ambiziosi per arrivare agli obiettivi. Oggi, 68 Paesi (responsabili del 61% delle emissioni globali di gas serra) hanno fatto proprio l’obiettivo di zero emissioni nette, ma solo 80 Paesi (responsabili del 36% delle emissioni globali di gas serra) hanno aggiornato i loro contributi nazionali secondo obiettivi più ambiziosi, come descritto da ClimateWatch.

Mentre alcuni Paesi come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, insieme all’Unione Europea, hanno rivisto e presentato ufficialmente degli NDC più ambiziosi, alcune grandi economie come Australia, Indonesia, Messico, Brasile e Russia devono ancora migliorare i loro obiettivi sul clima.

Per ottenere credibilità, i Paesi devono impegnarsi per una maggiore trasparenza nello stabilire obiettivi di lungo termine.

Hervé Chatot, Cross Asset Manager, La
Française AM

Il secondo punto cruciale si basa sulla nozione di “equità” degli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. I Paesi sviluppati devono infatti fare di più per aiutare i Paesi in via di sviluppo a intraprendere la transizione, specialmente da un punto di vista finanziario. Devono anche aggiornare i loro obiettivi e politiche e fornire un’idea chiara del sostegno di cui hanno bisogno.

In terzo luogo, attualmente gli investimenti per promuovere le energie pulite sono insufficienti e la loro adozione è troppo lenta per decarbonizzare le nostre economie. Sono investimenti che devono quasi triplicare nel prossimo decennio per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Lo sviluppo dell’energia pulita deve accelerare e la quota di combustibili fossili diminuire rapidamente. Il beneficio economico e sociale della transizione verde è molto alto ma il costo dell’inazione sarebbe immenso.

Infine, i Paesi devono affrontare i meccanismi di tassazione del prezzo del carbonio che, di pari passo con le politiche climatiche, giocano un ruolo essenziale nell’accelerare la transizione, nell’ottica di armonizzazione delle pratiche a livello internazionale e per promuovere la cooperazione. Questi diversi meccanismi (tassa sul carbonio, scambio di quote) coprono attualmente solo il 25% delle emissioni globali di gas serra e il prezzo per tonnellata di carbonio rimane molto più basso di quanto dovrebbe essere per raggiungere gli obiettivi climatici. Si pone anche la questione di un’equa ridistribuzione delle entrate fiscali per finanziare la transizione.

Questa COP26 sarà senza dubbio decisiva per il futuro e la posta in gioco è alta. Per ridurre rapidamente le emissioni di gas serra e limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, l’impegno di tutti i Paesi è fondamentale. È quindi imperativo che i governi alzino le loro ambizioni e mettano in atto azioni forti per rispondere alle molte sfide prima che sia troppo tardi. Tuttavia, resta un rischio non irrisorio di vedere una COP26 a due velocità. Potrebbe aprirsi un abisso tra Paesi leader nella transizione energetica e quelli che assumono un ruolo secondario.

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