Ridurre l’impatto ambientale attraverso la decarbonizzazione dell’attività, digitalizzare le informazioni ESG e promuovere un consumo più consapevole e responsabile. Sono queste le tre priorità che guideranno l’azione del gruppo De’ Longhi sul fronte della sostenibilità nei prossimi anni. Un percorso che va oltre la sola rendicontazione e che l’azienda definisce un vero e proprio “processo trasformativo”, pensato per integrare i criteri ambientali, sociali e di governance in ogni aspetto del business, dalla progettazione dei prodotti alla catena di fornitura.
In questa intervista a ESGnews, Tamara Viel, Group Sustainability Director di De’ Longhi, ripercorre le iniziative messe in campo da uno dei principali player globali nel settore del piccolo elettrodomestico il cui primo report di sostenibilità risale al 2018. Una prima tappa che ha permesso al gruppo di definire una strategia capace di generare valore economico e sociale nel rispetto dell’intero ecosistema.
Quali sono per De’ Longhi le tre principali priorità in tema di sostenibilità per i prossimi mesi, considerando l’urgenza della transizione ecologica e le sfide poste dalle nuove normative europee?
La nostra principale priorità per i prossimi 6-12 mesi è continuare ad avanzare con attività orientate alla decarbonizzazione. Già da tempo stiamo lavorando per ridurre il nostro impatto in termini di CO₂, concentrandoci soprattutto sulla progettazione dei nostri prodotti. Nel corso degli anni abbiamo implementato le Eco-Design Guidelines, che orientano la metodologia di design e sviluppo, integrando principi di sostenibilità in ogni nuovo progetto. Nel 2023 abbiamo aggiornato il nostro piano di sostenibilità triennale, integrandolo al piano strategico del Gruppo. Non abbiamo stabilito obiettivi generici, ma una serie di iniziative concrete per la riduzione delle emissioni. Ogni iniziativa ha un ambito, un target e una scadenza precisi, per un impatto misurabile e definito.
Quest’anno abbiamo deciso di formalizzare il nostro impegno di decarbonizzazione in modo più rigoroso aderendo alla Science Based Targets initiative (SBTi). La scorsa primavera, SBTi ha validato i nostri target: ridurre entro il 2034 le emissioni Scope 1 e 2 del 58,8%, in linea con lo scenario di contenimento del riscaldamento globale a 1,5°C, mentre le emissioni Scope 3 del 35% coerente con lo scenario well-below 2°C (WB2D). L’obiettivo è arrivare al net zero entro il 2050.
Raggiungere questi obiettivi richiede un’evoluzione ed un cambiamento che coinvolga ogni parte dell’azienda.
Cosa significa attivare un processo di cambiamento verso un modello di produzione sostenibile per un’azienda come De’ Longhi?
L’adesione a SBTi rappresenta il compimento di un percorso iniziato con un’attenta analisi di fattibilità, che ci ha permesso di comprendere le implicazioni di un impegno concreto per la decarbonizzazione e i passaggi necessari per realizzarlo. Un approccio non così comune, ma per noi fondamentale per verificare di poterlo rispettare attraverso una serie di iniziative che siamo già in grado di mettere in campo, accompagnata dalla definizione di piani di medio-lungo termine.
Per riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti occorre avviare un processo di trasformazione dell’azienda e del modo di produrre, tenendo conto della continua evoluzione dello scenario e grazie all’utilizzo di nuove tecnologie come l’AI e il Machine learning. Il processo trasformativo coinvolge tutte le aree, a partire dalla progettazione. Ogni nuovo prodotto viene progettato secondo le linee guida di eco-design sviluppate con in collaborazione con il Politecnico di Milano che riguardano durabilità, riciclabilità e l’utilizzo crescente di materiali riciclati. In alcune categorie di prodotti, come i ferri da stiro, siamo già molto avanti con più del 30% della plastica riciclata utilizzata per la produzione.
Collaboriamo molto anche con i diversi consorzi che si occupano della gestione dei rifiuti, siano essi enti privati ma anche nazionali, come i Consorzi RAEE italiani. Con loro abbiamo un’interazione costante e un continuo scambio di conoscenze preziose perché sono sul campo e ci aiutano a comprendere meglio come funzionano gli impianti di riciclo e come vengono trattati i materiali post-consumo, oltre a come viene organizzata la raccolta. Una difficoltà riguarda la mancanza di armonizzazione normativa a livello europeo. Per esempio per la direttiva WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment), ogni Paese ha la libertà di decidere come recepirla e questo non agevola aziende come la nostra che operano a livello internazionale.
Quali sono le maggiori sfide che avete incontrato nell’adozione dei principi di Eco-design?
L’adozione delle Eco-Design Guidelines ha come obiettivo lo sviluppo di prodotti che non solo siano eco-efficienti, ma che siano il risultato dell’applicazione di principi di circolarità. Si tratta di un vero e proprio cambio di mentalità, che non si limita alla fase di produzione, ma influenza ogni aspetto del prodotto: dal design iniziale, alle modalità di utilizzo, fino al suo smaltimento. Per realizzare questa visione, è essenziale un approccio collaborativo e multidisciplinare, che metta insieme persone con competenze molto diverse. La vera sfida sarà completare l’integrazione di questo nuovo approccio all’interno dell’organizzazione e avviare un cambiamento culturale, attraverso l’adozione delle nuove tecnologie e nel contempo garantire un’adeguata formazione alle persone.
Può fare qualche esempio concreto di progetti che avete introdotto per ridurre le emissioni?
Quest’anno abbiamo raggiunto un traguardo importante: il 100% dei nostri stabilimenti produttivi è alimentato con energia da fonti rinnovabili. Lo abbiamo realizzato sia investendo nell’autoproduzione, che acquistando certificati di Garanzia d’Origine. Dal 2011, il nostro stabilimento di Mignagola (Treviso) è alimentato da pannelli fotovoltaici. Da quest’anno, abbiamo esteso questa iniziativa anche agli impianti produttivi in Romania, aumentando notevolmente la nostra autoproduzione di energia elettrica..
Oltre a questo, stiamo migliorando ulteriormente i processi. Un esempio molto innovativo riguarda la taratura dei macinini per le macchine da caffè. Fino a poco tempo fa, per trovare la grammatura ottimale si usava il caffè, che poi veniva sprecato. Ora, grazie a sistemi di machine learning, riusciamo a fare la stessa taratura senza usare un solo chicco. Questo significa non sprecare più caffè e, evitare la fase successiva di pulizia e di conseguenza, ridurre l’utilizzo di energia e le emissioni di CO₂e.
Qual è invece la seconda priorità che avete identificato?
La seconda priorità è la digitalizzazione dei dati ESG. Per poter gestire iniziative complesse, come il piano di decarbonizzazione, e per ottemperare alle nuove normative come la CSRD, è infatti fondamentale disporre di un buon presidio dei dati. Oggi le informazioni necessarie non sempre sono disponibili o facilmente accessibili, specialmente quelle che non sono interne all’azienda. Penso, per esempio, al profilo energetico dei diversi Paesi in cui produciamo i nostri prodotti oppure il piano di riduzione delle emissioni di CO₂e dei nostri clienti. Avere questa tipologia di informazioni è essenziale per valutare l’impatto in termini di decarbonizzazione, soprattutto nello Scope 3, lato downstream. Allo stesso modo, guardando all’upstream, è altrettanto importante sapere come operano i nostri fornitori.
Quindi il nostro obiettivo è creare un sistema efficiente di gestione per potere disporre di dati affidabili e precisi da utilizzare per i progetti operativi in ottica di riduzione degli stessi, oltre che ai fini della reportistica. La sfida è creare il nuovo sistema informativo in maniera efficiente, sfruttando le nuove tecnologie.
Come azienda vi state impegnando anche in un programma di diffusione della cultura della sostenibilità. È questa la vostra terza priorità?
La nostra ambizione è aumentare la consapevolezza dei consumatori in ambito di sostenibilità attraverso una campagna di awarness stimolando un vero e proprio arricchimento culturale per promuovere comportamenti responsabili attraverso l’uso dei nostri prodotti. Vogliamo trasmettere un messaggio che vada oltre la semplice funzionalità e guidarli nell’utilizzo corretto, affinché possano generare anche un impatto positivo. Un impatto che riguarda l’acquisto di elettrodomestici rigenerati, l’utilizzo efficiente ma arriva anche a guidare il consumatore nel limitare lo spreco alimentare.
Un grande successo è quello realizzato con la linea Renova, macchine da caffè rigenerate De Longhi. Sono apparecchi rimessi a nuovo, certificati per la qualità e venduti sul nostro e-commerce, dando una seconda vita a prodotti che possono durare ancora molti anni.
E per quanto riguarda la riduzione dello spreco di cibo quali iniziative avete promosso?
Per fare un esempio concreto, con la campagna Hate waste. Love imperfect! invitiamo le persone a ridurre lo spreco alimentare. Spieghiamo come usare i nostri prodotti Braun per creare ottime ricette anche con cibo considerato “brutto” o imperfetto. È un esempio di messaggio che veicoliamo attraverso i nostri canali social e la comunicazione digital.
Queste iniziative sembrano indicare anche un cambiamento nel vostro modello di business, da un’economia di produzione a una di riuso. È una riflessione che state facendo?
I modelli di business stanno evolvendo, basta vedere alcuni esempi come l’automotive o la telefonia, dobbiamo perciò essere pronti a cambiare il nostro modo di lavorare per restare al passo con questa evoluzione.
