Con oltre 5.600 dipendenti, una presenza in 21 Paesi e tre linee di business (Salute, Tecnologia industriale e Largo Consumo), Angelini Industries è uno dei maggiori gruppi industriali italiani e tra i più diversificati. Dalla farmaceutica, all’automazione industriale, passando per la viticoltura di precisione e marchi e prodotti per la cura della casa, fino ad arrivare alla formazione e all’ascolto dei giovani, il gruppo ha fatto del proprio purpose Unwavering care, ovvero prendersi cura sempre delle persone e delle famiglie nella vita di tutti i giorni, il file rouge delle proprie attività.
Un impegno che oggi si traduce anche nel Piano ESG al 2026, il primo di Angelini Industries, che punta a integrare la sostenibilità in tutto il business. E in un’epoca in cui la sostenibilità rischia di diventare un tema divisivo, “Le Funzioni di Sostenibilità dovranno riuscire a restituire semplicità e chiarezza, dimostrando che la sostenibilità va considerata un motore di trasformazione del business, nella sostanza più che nella forma”, sottolinea Isabella Falautano, Group Chief Sustainability Officer di Angelini Industries in questa intervista a ESGnews.
Al centro del Piano ci sono 14 obiettivi concreti al 2026, alcuni dei quali raggiungibili al 2030. Il percorso parte dalle persone e si estende a pazienti, clienti, comunità ed ecosistemi, grazie a due fattori abilitanti: governance e innovazione. Proprio l’innovazione, nelle parole di Falautano, è la leva che permette di accelerare la transizione sostenibile e creare vantaggio competitivo, sia attraverso ricerca e sviluppo sia con soluzioni tecnologiche e digitali a basso impatto.
Nel 2024 avete presentato il primo Piano strategico ESG 24-26 di Gruppo. Da quali priorità siete partiti e quali obiettivi avete definito per un gruppo così diversificato?
Il Piano ESG di gruppo è stato costruito partendo dal purpose di Angelini Industries “Unwavering care”. Ossia: prendersi cura sempre di persone e famiglie nella vita di tutti i giorni. Non a caso, abbiamo pensato ad una rappresentazione del Piano ESG in cerchi concentrici, partendo dalle nostre “Persone”, espandendosi ai Pazienti, Clienti e Comunità per arrivare agli Ecosistemi e al Pianeta. Quattro aspetti interconnessi e interdipendenti e 2 fattori abilitanti: Governance e Innovazione.
Il Piano ha un orizzonte temporale al 2026 e prevede 14 obiettivi, alcuni dei quali raggiungibili al 2030. Per definirlo sono stati individuati i “co-principles” di tutte le società del gruppo, ossia il “minimo comun denominatore ESG” che comprendesse, a livello di gruppo, tutte le specificità delle singole realtà. In un contesto diversificato come il nostro, che opera in di 3 linee di business (Salute, Tecnologia Industriale e Largo Consumo), è fondamentale identificare le direttrici ESG comuni, lasciando spazio e autonomia alle società operative nel realizzare i target del Piano e perseguire ulteriori obiettivi di sostenibilità business-specific.
A monte, il primo step è stato l’aggiornamento dell’Analisi di materialità (secondo la prospettiva di impatto inside-out), coinvolgendo oltre 120 stakeholder. In aggiunta, anticipando gli obblighi collegati alla regolamentazione europea (CSRD), abbiamo effettuato un primo esercizio interno di Analisi di Doppia Materialità che ci ha aiutati nell’identificazione delle priorità strategiche.
Quali sono le maggiori sfide per un’azienda che vuole portare avanti un modello economico sostenibile nell’attuale contesto?
Viviamo in un’epoca in cui la sostenibilità sta diventando un tema divisivo. C’è chi la considera un elemento identitario, un faro che indica una via non in discussione e chi la subisce, come un ulteriore elemento di compliance normativa. L’attuale contesto geopolitico e il proliferare di normative a livello europeo, ad oggi ancora non del tutto chiare, non aiutano. Da più fronti, le strategie ESG delle aziende sono sotto osservazione e spesso accusate di “over-complication”. Le Funzioni di Sostenibilità dovranno riuscire a restituire semplicità e chiarezza, in un contesto fortemente complesso e incerto, dimostrando che la sostenibilità va considerata un motore di trasformazione del business, nella sostanza più che nella forma.
Attraverso quali leve la sostenibilità può diventare anche un fattore di competitività per un’impresa? L’innovazione è un passaggio necessario?
La sostenibilità rappresenta un fattore di competitività sotto molti aspetti. Ce lo dimostrano le sempre più frequenti richieste di elaborazione di questionari e di rating ESG da parte del sistema bancario e assicurativo e quale snodo di catene di fornitura di gruppi internazionali. Ce lo chiedono i consumatori, con ad esempio le giovani generazioni che progressivamente stanno indirizzando le loro scelte di acquisto anche sulla base di criteri di sostenibilità e sono pronte a premiare o penalizzare le aziende virtuose o non. Dal nostro Osservatorio su “I Giovani e la Sostenibilità” è emerso che circa l’80% della Gen Z – ossia giovani under 30 – si dice disposto a cambiare la propria marca preferita per una più sostenibile e circa il 60% di loro pagherebbe un prezzo più alto per un prodotto realmente sostenibile. 1 giovane su 2 ha già messo in atto azioni di boicottaggio.
È evidente che sostenibilità e innovazione siano due aspetti imprescindibili. Innoviamo per creare prodotti e servizi più sostenibili e, allo stesso tempo, lavoriamo per applicare logiche ESG alle soluzioni digitali affinché siano sempre meno impattanti sull’ambiente. Consideriamo l’innovazione come un enabler, un acceleratore nella realizzazione del Piano ESG e della nostra strategia di crescita.
Come si declina l’innovazione all’interno del gruppo Angelini Industries?
L’innovazione è da sempre al centro della strategia di crescita del gruppo, sfruttando capacità digitali e tecnologiche avanzate per identificare e implementare soluzioni trasformative. Per Angelini Pharma l’innovazione significa impegno costante, da oltre 70 anni, nella ricerca e nello sviluppo di prodotti e soluzioni di cura per migliorare la vita delle persone, con focus nel Brain Health, Specialty e Primary Care e Consumer Health. Nel business della Salute, il gruppo non innova solo tramite R&S, ma anche tramite investimenti in startup altamente innovative nel settore del biotech e della digital health, attraverso Angelini Ventures, fondo di venture capital con una dotazione di 300 milioni di euro. Relativamente al settore della Tecnologia industriale, Angelini Technologies- Fameccanica è riconosciuta tra le realtà più innovative in Italia, con oltre 1.200 brevetti depositati corrispondenti a più di 270 invenzioni distintive. Nel business Largo Consumo, l’innovazione si esprime in particolare a livello di prodotto. Infatti, nel settore vitivinicolo, Angelini Wines & Estates implementa la viticoltura di precisione, pilastro dell’agricoltura 4.0; ha sviluppato diverse soluzioni innovative come ad esempio il “Wine Quality Monitoring”. Infine, anche Fater, JV paritetica con P&G, con il proprio Business Campus che ospita 2.500 m² di laboratori, aree attrezzate e impianti pilota, pone l’innovazione al centro della crescita del business e allo stesso tempo a servizio di obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione proprio attraverso l’innovazione di prodotto.
Quanto sono importanti le aspettative delle nuove generazioni di consumatori e talenti nella definizione delle vostre priorità ESG?
Ascoltare i giovani e comprendere le loro esigenze è fondamentale per le aziende che vogliono guardare al futuro ed esserne protagoniste. Le giovani generazioni rappresentano i lavoratori e i consumatori di domani e le imprese devono dimostrare di saper considerare le loro aspettative.
Come gruppo siamo convinti dell’importanza del dialogo con i giovani e da due anni abbiamo lanciato un “Osservatorio sui Giovani e la Sostenibilità”, con l’obiettivo di ascoltare e monitorare periodicamente le loro aspettative. L’Osservatorio ci consente di analizzare dati interessanti e di interrogarci sulle evoluzioni delle sensibilità dei giovani, in relazione alle tematiche ambientali, sociali e geopolitiche in continua evoluzione, che si riflettono in nuovi comportamenti, da consumatori e da lavoratori che hanno aspettative diverse dalle altre generazioni e legate a dimensioni di benessere, inteso come “stare bene” anche a livello di work-life balance e valori.
Dai dati 2025 dell’Osservatorio emerge una Generazione Z informata e consapevole degli impatti diretti e indiretti dei comportamenti individuali sulla sostenibilità. Tutto ciò rappresenta un segnale forte per le aziende, che devono ripensare sia le strategie di employer branding, per attrarre e trattenere nuovi talenti, che quelle di business verso consumatori sempre più responsabili e demanding.
