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Ponti (Confindustria): la sostenibilità è fondamentale per aumentare competitività, innovazione e occupazione

La transizione sostenibile non è solo una questione ambientale, ma anche un’opportunità per aumentare la competitività, favorire l’innovazione e creare occupazione qualificata. Ne è convinta Lara Ponti, Vice Presidente di Confindustria per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG, carica che da fine maggio 2024 si aggiunge a quella di vicepresidente della Ponti, società di famiglia, leader in Italia nel settore dell’aceto e delle conserve.

Una trasformazione non priva di difficoltà per il tessuto industriale italiano, tra costi elevati, complessità burocratica e carenza di infrastrutture critiche, ma che, se accolta, può aprire alle imprese l’accesso a nuovi mercati, capitali e partnership strategiche. Oltre che a maggiore efficienza produttiva e finanziaria.

Con iniziative come il Secondo Rapporto sull’Economia Circolare con oltre 100 buone pratiche aziendali, presentato a Bruxelles lo scorso marzo, o la realizzazione di una piattaforma digitale per misurare le performance ESG, Confindustria si pone come facilitatore e catalizzatore di cambiamento. Un’azione che si concentra su tre assi principali: semplificazione normativa e autorizzativa, sostegno a ricerca e innovazione, politiche economiche e fiscali mirate. Perni supportati da digitalizzazione e formazione delle competenze green.

La principale organizzazione rappresentativa delle imprese in Italia punta quindi a trasformare la sostenibilità in una leva industriale concreta. Un impegno che si accompagna alla richiesta di strumenti finanziari e normativi più chiari e accessibili: “Per trasformare la sostenibilità in opportunità di crescita, è essenziale che il decisore pubblico garantisca regole chiare e strumenti concreti. E che la regolamentazione non sia eccessiva e rispetti le peculiarità del nostro tessuto produttivo” spiega la Ponti in questa intervista a ESGnews.

Quali sono state nell’ultimo anno le principali iniziative di Confindustria per favorire l’adozione di modelli sostenibili da parte delle imprese?

Il nostro impegno in Confindustria è accompagnare le imprese verso modelli di sviluppo più sostenibili, che non sono solo una questione ambientale, ma strumenti fondamentali per aumentare la competitività, favorire l’innovazione e creare occupazione qualificata. Un passo importante è stato il Secondo Rapporto sull’Economia Circolare, presentato a Bruxelles lo scorso marzo, che raccoglie oltre 100 buone pratiche delle imprese italiane e mostra come la circolarità possa diventare una leva industriale concreta in settori strategici come energia, trasporti, logistica e infrastrutture. Parallelamente, la survey del Gruppo Tecnico Sostenibilità ha evidenziato come le imprese diano grande importanza a temi come educazione alla sostenibilità, transizione energetica, economia circolare e decarbonizzazione, chiedendo strumenti concreti per accelerare questo percorso. Stiamo anche lavorando a una piattaforma digitale che permetterà di misurare le performance ESG, individuare aree di miglioramento e condividere esperienze e best practices, creando un percorso di sviluppo più consapevole e collaborativo.

Dazi, crisi energetica e instabilità geopolitica rendono più difficile trovare le risorse per investire nella sostenibilità. Come stanno reagendo le imprese?

Tutti questi fattori influiscono pesantemente sul sistema industriale, che comunque continua a dimostrare capacità di resistenza e adattamento. Nel medio periodo, però, il processo di decarbonizzazione ha comportato costi rilevanti anche in termini di deindustrializzazione: tra il 2005 e il 2024 la produzione di acciaio è scesa del 35%, quella di raffinati di petrolio del 25%, del cemento del 38% e della ceramica del 50%. Ciononostante, l’industria italiana si è mossa sulle transizioni facendo gradualmente ingenti investimenti ed è oggi tra le più sostenibili del G20 e dell’UE. Nonostante sia la seconda manifattura europea, l’Italia occupa il diciassettesimo posto per intensità di emissioni. Uno dei punti di forza della circolarità è il basso uso di risorse per la produzione e le performance nella gestione dei rifiuti superiori alla media europea. Le imprese hanno sempre dimostrato visione e voglia di cambiamento, ma devono essere sostenute con adeguata copertura finanziaria e riducendo lentezze burocratiche e autorizzative.

In questo scenario complesso difendere la competitività è sempre più importante: integrare la sostenibilità nelle attività aziendali può diventare una leva di competitività? In che modo?

Integrare la sostenibilità significa guardare al futuro in modo sistemico, considerando impatti economici, sociali, ambientali e reputazionali, e adottare un approccio che generi valore durevole e resiliente. Migliora l’efficienza, ottimizza le risorse e riduce i costi, permettendo alle imprese di fare di più con meno. Adottare criteri ESG chiari consente di accedere a finanziamenti, incentivi e partnership strategiche, attirando i capitali internazionali. La sostenibilità è un driver per mercati e clienti: consumatori, grandi clienti industriali e istituzioni privilegiano prodotti e servizi sostenibili, rafforzando reputazione e fidelizzazione. Inoltre, stimola innovazione e creatività, portando a nuovi modelli di business, tecnologie e prodotti più efficienti, con ricadute positive su crescita e occupazione. Contribuisce anche a costruire un ecosistema imprenditoriale più solido, rafforzando filiere, collaborazioni e cultura condivisa. Per trasformarla in opportunità di crescita, è essenziale però che il decisore pubblico garantisca regole chiare e strumenti concreti. E che la regolamentazione non sia eccessiva e rispetti le peculiarità del nostro tessuto produttivo.

Quali sono i principali ostacoli per le aziende italiane?

La transizione non è priva di ostacoli: costi elevati, complessità burocratica e carenza di infrastrutture per il recupero di materie prime critiche rappresentano sfide importanti. Un sistema di recupero efficiente ridurrebbe l’impatto ambientale e garantirebbe approvvigionamento sicuro di materiali strategici. Le nostre azioni si concentrano su tre assi principali: semplificazione normativa e autorizzativa, riducendo tempi e incertezze; sostegno a ricerca e innovazione; politiche economiche e fiscali mirate per incentivare l’uso di prodotti circolari, stimolare la domanda e supportare le PMI. Investire nella formazione è altrettanto cruciale, per diffondere le competenze green.

Servirebbero anche delle politiche di incentivo da parte del Governo per supportare la transizione ecologica e i consumi sostenibili?

Gli incentivi rivestono un ruolo cruciale. Come ha detto Draghi, l’Ue ha bisogno di circa 800 miliardi di euro l’anno per le sfide della competitività, mentre per l’Italia il fabbisogno per raggiungere gli obiettivi del Fit for 55 supera 1.000 miliardi cumulati fino al 2030, come ha stimato Confindustria. È fondamentale mettere a disposizione risorse adeguate, ad esempio tramite il Fondo europeo per la Competitività. Tuttavia, le risorse rischiano di essere insufficienti se non accompagnate da una politica industriale che favorisca innovazione, investimenti e incentivi chiari. Confindustria lavora per migliorare l’accesso a questi strumenti, mappando fondi disponibili e semplificando il quadro di riferimento. Anche a livello nazionale, il Piano Transizione 5.0 rappresenta un’opportunità significativa, ma molte imprese hanno incontrato difficoltà nell’accesso; per questo Confindustria ha dialogato con il Ministero promuovendo modifiche, chiarimenti e ogni azione per facilitare l’uso degli incentivi che combinano digitalizzazione e transizione green.

Il pacchetto Omnibus sulla semplificazione normativa può davvero agevolare le imprese? Quali ulteriori interventi sarebbero utili?

Il pacchetto Omnibus rappresenta un concreto vantaggio, rendendo più chiari e applicabili gli obblighi della normativa ambientale. Ridurre oneri e duplicazioni non significa abbassare gli standard, ma perseguire obiettivi ambientali in modo più efficace, favorendo investimenti, innovazione e una transizione più rapida verso un’economia verde e digitale. La semplificazione deve accompagnare la trasformazione industriale con regole chiare, standardizzate e applicabili. Serve concentrarsi su obiettivi e risultati concreti, valorizzando la neutralità tecnologica e finanziando investimenti basati su risultati, come riduzione delle emissioni o aumento della circolarità. Norme proporzionate e tempi di transizione adeguati riducono incertezza e carico amministrativo. Confindustria, partecipando alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea, ha formulato proposte operative su armonizzazione normativa, permitting, digitalizzazione, economia circolare, risorse idriche ed emissioni industriali, promuovendo un quadro normativo semplice e accessibile.

Che ruolo giocano la digitalizzazione e l’innovazione nel favorire modelli produttivi più sostenibili e quali sono le azioni di Confindustria in questo ambito?

Confindustria riconosce da sempre l’importanza di ricerca, innovazione e progresso tecnologico, indispensabili per affrontare sfide globali come la transizione verde e la decarbonizzazione. È essenziale prevedere politiche industriali di medio-lungo termine con un sistema strutturato di sostegno a investimenti produttivi e R&S, tramite strumenti certi e governance efficiente, coinvolgendo anche le imprese più piccole. Da anni promuoviamo la cultura digitale, soprattutto tra le PMI, con sensibilizzazione, eventi tematici e i Digital Innovation Hub. Una sfida principale è favorire l’adozione dell’IA, sviluppando un ecosistema favorevole e garantendo soggetti capaci di supportare e dialogare con le PMI. L’intelligenza artificiale rappresenta infatti una nuova sfida per la società e per le imprese, costituendo un’opportunità decisiva per applicarla al Made in Italy e modernizzarlo.

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