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Parola all'esperta

Ponti (Confindustria): transizione ambientale, normativa e capitale umano le 3 priorità del 2026

Questa settimana a indicare le tre priorità ESG del 2026 è Lara Ponti, Vice Presidente per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG di Confindustria. Dal garantire che gli obiettivi ambientali siano perseguiti con strumenti efficaci dal punto di vista industriale, soprattutto alla luce dell’incerto e bellicoso contesto geoeconomico e politico attuale, passando per la semplificazione normativa fino al capitale umano, fondamentale per poter accedere a un bacino di competenze elevate in un momento in cui innovazione e velocità sono determinanti. Sono questi i temi di sostenibilità che imprese e istituzioni dovranno attenzionare nei prossimi 12 mesi per la Vice Presidente.

Le tre priorità ESG 2026 di Lara Ponti

1. Governare la transizione ambientale in un contesto globale non omogeneo

Sarà una delle principali sfide perché esistono approcci molto diversi tra le grandi economie, che vanno dalle ultime scelte americane, a posizioni più vincolanti, a paesi che hanno strategie intermedie. Questa asimmetria incide direttamente sulle filiere produttive e sugli investimenti. La sfida sarà quindi garantire che gli obiettivi ambientali siano perseguiti con strumenti efficaci e sostenibili dal punto di vista industriale, evitando effetti distorsivi sulle catene del valore. Per la resilienza del modello socioeconomico europeo, sostenibilità e competitività non possono essere considerate separatamente: le politiche ambientali devono essere accompagnate da condizioni operative certe e proporzionate (chiarezza normativa, tempi definiti, oneri sostenibili) e in grado di attivare e incentivare investimenti e innovazione. È altrettanto importante che le istituzioni cerchino alleanze e ricostruiscano il consenso globale perché influisce direttamente sul riconoscimento di qualità, sostenibilità e innovazione dell’industria italiana.

2. Europa ed Italia: tempi e qualità della regolamentazione come leve per un sistema industriale sostenibile e competitivo

Per garantire condizioni operative certe e proporzionate, la qualità della regolazione rappresenta un fattore decisivo e un prerequisito per la capacità dei sistemi regolatori di accompagnare efficacemente la transizione. In un contesto globale in cui la sostenibilità richiede investimenti di lungo periodo, le imprese necessitano di regole chiare, proporzionate e stabili, evitando sovrapposizioni e incertezze interpretative. In Europa, così come in Italia, dove la normativa ambientale è tra le più evolute, la semplificazione e la veloce attuazione assumono un ruolo centrale: ridurre burocrazia e tempi autorizzativi non significa indebolire gli standard, ma rendere le politiche più efficaci, facilitando e incoraggiando innovazione e investimenti. La trasformazione dell’economia circolare da obiettivo ambientale a vero e proprio sistema industriale, in grado di valorizzare risorse e competenze passa anche e soprattutto dalla qualità della regolamentazione. Creare un mercato unico con norme omogenee per riciclo, riuso e recupero delle materie prime seconde permetterà di accrescere l’autonomia strategica e la sicurezza delle fonti di approvvigionamento, rafforzare la resilienza industriale e ridurre la dipendenza da risorse vergini, rendendo la circolarità una leva strutturale per integrare sostenibilità e competitività.

3. Il capitale umano

Per l’Europa è un tema centrale, per l’Italia lo è ancora di più. In un momento in cui innovazione e velocità sono determinanti, poter accedere a un bacino di competenze elevate è fondamentale. A livello europeo abbiamo bisogno di investire, insieme, per attirare risorse e costruire ambienti di ricerca e sperimentazione adeguati, favorendo la circolazione interna e dai paesi extraeuropei. In Italia il problema è ancora più urgente perché siamo il paese europeo con il più basso tasso di nuove nascite, laureati e laureate, occupazione giovanile e femminile. È una perdita di capacità e ricchezza culturale e di potenziale di cambiamento che va fermata. Servono risorse per l’istruzione e l’orientamento, servizi per la genitorialità, investimenti retributivi. Serve una visione che guardi al futuro e ne costruisca le condizioni. Per il sistema industriale questo è un tema molto legato anche alla dimensione delle imprese e alla governance. Per creare valore aggiunto ed essere competitive è necessario avere le risorse per investire in nuove tecnologie e competenze di alto livello e la lungimiranza di investire in giovani e donne, risorse oggi non abbastanza valorizzate.


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