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Open-es e Microsoft uniscono competenze e tecnologia per supportare le PMI nella Twin Transition. Al centro, formazione digitale e strumenti concreti per trasformare sostenibilità e innovazione in vantaggio competitivo.
Colmare il gap di competenze digitali che potrebbe ostacolare le imprese e accompagnarle nella Twin Transition, dove sostenibilità e digitale procedono insieme. Questo è l’obiettivo della partnership tra Microsoft Italia e Open-es, che attraverso formazione, strumenti tecnologici e percorsi di sperimentazione sul campo punta a trasformare gli obiettivi di sostenibilità in azioni operative e misurabili, rafforzando competitività ed efficienza lungo tutta la filiera.
In questa intervista a ESGnews Renato Amato, Energy Industry Lead in Italia di Microsoft, racconta i contenuti della collaborazione, gli strumenti messi in campo e il ruolo della tecnologia, e dell’intelligenza artificiale in particolare, nel rendere la transizione non solo possibile, ma anche misurabile nel tempo.
Si parla di Twin Transition: in che modo sostenibilità e digitale sono collegati e come possono essere rafforzate le competenze aziendali progredendo nelle due direzioni?
Per anni abbiamo parlato di sostenibilità da una parte e di digitale dall’altra, quasi fossero due percorsi paralleli. Si discuteva di ESG e poi di digitalizzazione. Ora, però, è sempre più evidente che queste due dimensioni non procedono separate, ma sono strettamente interrelate, e determinano quali aziende riescono a crescere e quali rischiano di restare indietro.
È ciò che osserviamo ogni giorno sul campo. La sostenibilità sta spingendo le aziende a ripensare profondamente i propri processi in chiave di efficienza, di governance più solida, di maggiore responsabilità verso l’ambiente e le persone.
Questo è l’orizzonte verso cui tendere, ma per arrivarci non basta la buona volontà, né la sola pressione normativa o del mercato. Servono strumenti concreti. Ed è sempre più chiaro che questi strumenti si chiamano innovazione, digitalizzazione e tecnologie abilitanti. È attraverso il digitale, e in particolare grazie alle tecnologie come l’intelligenza artificiale, che gli obiettivi di sostenibilità possono trasformarsi da dichiarazioni di principio in azioni misurabili e risultati reali.
Il vero nodo critico per realizzare questa trasformazione sono le competenze delle persone, che non sempre sono adeguate. Stando ai dati di un recente studio, a cui abbiamo partecipato, oltre il 67% delle aziende coinvolte ha evidenziato un gap sulle competenze legate alle tecnologie più innovative. Se non si colma questo divario, la Twin Transition resta un obiettivo astratto.
A dicembre avete annunciato una collaborazione tra Microsoft Italia e Open-es per accompagnare le aziende della Community nella trasformazione digitale. Cosa prevede e quali sono gli obiettivi di questo accordo?
La decisione di unire le forze con un’Alleanza di sistema come Open-es è nata dalla volontà comune di supportare le imprese in un percorso di miglioramento delle competenze digitali. E per fare questo, abbiamo scelto di affiancare alla formazione strumenti pratici e possibilità di sperimentazione di nuove tecnologie.
Le PMI della Community di Open-es avranno l’opportunità di accedere ad un percorso strutturato per favorire l’innovazione in azienda e lungo le filiere. Un programma in grado di integrare l’approccio sistemico di Open-es con le capacità tecnologiche di Microsoft.
L’obiettivo è mettere le imprese nelle condizioni di cogliere le opportunità della Twin Transition. Perché di questo si tratta, di una grande opportunità. La trasformazione digitale e sostenibile rappresenta per le imprese una leva di crescita e rafforzamento competitivo. Sarebbe riduttivo considerarla solo un modo per rispondere a obblighi normativi o di reportistica. Certo, anche questi aspetti sono importanti. Ma c’è qualcosa di più profondo in gioco, ossia l’avvio di un percorso di trasformazione che permetta un’evoluzione del modello di business e che porti un miglioramento della propria posizione sul mercato.
Quali strumenti e competenze Microsoft mette a disposizione?
Per rendere efficace la Twin Transition è fondamentale lavorare su due assi portanti: da una parte lo sviluppo delle competenze, dall’altra rendere operative queste nuove conoscenze.
Il primo passo è quindi la formazione, che riguarda in primo luogo le conoscenze di base e prevede poi anche una formazione più verticale, con percorsi specifici per alcuni ruoli in azienda.
Abbiamo individuato in particolare quattro aree chiave su cui riteniamo indispensabile costruire competenze solide, ovvero cloud, data platform, cybersecurity e intelligenza artificiale. Sono temi che oggi ogni azienda dovrebbe conoscere e governare.
Se da un lato le grandi imprese mediamente dispongono di strutture e programmi interni per lo sviluppo digitale, le PMI, talvolta non hanno a disposizione risorse per presidiare queste tematiche. Per questo parliamo di democratizzazione dell’accesso alle tecnologie, vogliamo rendere disponibili strumenti e percorsi formativi a tutti, specie alle PMI, affinché la dimensione aziendale non sia un vincolo.
L’altro aspetto importante del nostro programma è la sperimentazione. Dopo la formazione, accompagniamo infatti le aziende nei primi passi di implementazione. L’obiettivo è passare dalla teoria all’adozione reale, con un supporto continuativo soprattutto nelle fasi iniziali.
Quali percorsi prevedete e come saranno strutturati?
In ambito di formazione metteremo a disposizione della community Open-es l’accesso gratuito alla piattaforma Microsoft AI Skills Alliance, un programma sviluppato da Microsoft per favorire la diffusione delle competenze digitali in Italia, in particolare della AI. La piattaforma fornisce percorsi formativi di base, tra cui corsi di alfabetizzazione digitale e contenuti introduttivi specifici su cloud, data platform e cybersecurity.
Accanto a questo livello introduttivo, come accennavo, proponiamo poi una formazione più avanzata rivolta a specifiche funzioni aziendali ed erogata tramite la piattaforma Microsoft Learning con il supporto di partner come Var Group e Lodestar, che contribuiscono con webinar applicativi e casi concreti per aiutare a comprendere come l’organizzazione del lavoro possa cambiare grazie alla tecnologia.
L’ultimo tassello di questo percorso è l’AI Lab di Microsoft Italia, dove “Lab” significa Learn, Adopt and Benefit. Si tratta di uno spazio fisico e progettuale in cui aziende, Microsoft e partner lavorano insieme su “use case” reali, partendo da una necessità di un’azienda e si individua come possa essere ottimizzata grazie ai nuovi strumenti tecnologici, in particolare l’intelligenza artificiale. Una volta implementata una possibile soluzione tech si monitora la sua evoluzione e i risultati.
Infatti, la “B” di Benefit rappresenta la fase conclusiva del processo: dopo che hai imparato (Learn) e hai adottato le soluzioni (Adopt), si misurano i risultati, il Benefit appunto. Questo passaggio è fondamentale poiché se non si quantifica il valore generato, la trasformazione resta incompleta.
Più in generale sul fronte della sostenibilità, quali soluzioni tecnologiche possono aiutare le aziende a misurare e migliorare il proprio profilo?
Il primo passo, soprattutto per una PMI, è imparare a valorizzare i dati. Raccoglierli in modo sistematico, digitalizzarli, classificarli e aggregarli in un’unica piattaforma che li renda facilmente utilizzabili. È su questa base che si costruisce tutto il resto. Per esperienza, senza la disponibilità di informazioni, la sostenibilità resta un discorso teorico.
Da questo punto di vista, Open-es svolge già un ruolo fondamentale, aiutando le aziende a comprendere quanto sia necessario misurare. Con il contributo di Microsoft si aggiunge un tassello ulteriore, mettendo a disposizione gli strumenti necessari per farlo.
Parliamo di data platform e soluzioni cloud che consentono di superare logiche frammentate, ancora troppo spesso basate su file isolati, fogli di calcolo non integrati o sistemi legacy che non dialogano tra loro. Mettere ordine nei dati significa creare repository strutturati in cloud, integrare fonti diverse, costruire una base informativa unica e affidabile.
Ed è proprio da lì che il valore della tecnologia cresce in modo esponenziale. Quando i dati sono organizzati e facilmente fruibili, diventa possibile analizzare volumi significativi di informazioni, individuare pattern ricorrenti, misurare gli scostamenti rispetto agli obiettivi prefissati e supportare decisioni più consapevoli.
Solo a valle di questo lavoro si possono integrare soluzioni verticali come, ad esempio, strumenti per il calcolo della carbon footprint, come i cosiddetti carbon calculator, o soluzioni di energy management. Sono applicazioni estremamente utili, ma funzionano davvero solo se alimentate da dati di qualità.
Che ruolo gioca all’interno di questa collaborazione l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale è uno degli abilitatori centrali della collaborazione. Non è un elemento accessorio, ma è lo strumento che consente di tradurre sostenibilità e digitalizzazione in vantaggi operativi concreti.
Da un lato aiuta le imprese a gestire la complessità informativa che caratterizza l’ambito della sostenibilità. Dall’altro interviene sui processi, trasformando i dati in decisioni più rapide e informate.
La condizione essenziale però resta sempre la disponibilità di dati strutturati, visto che l’AI può generare valore reale solo se alimentata da informazioni.
Quali sono gli ambiti in cui l’AI può supportare le imprese?
Come accennato l’intelligenza artificiale può supportare le imprese su più fronti. Un primo ambito è l’analisi e l’interpretazione di flussi informativi complessi, come ad esempio la normativa ESG, che è ampia e in continua evoluzione. Una PMI può quindi utilizzare l’AI per sintetizzare la normativa rilevante per il suo caso e ottenere indicazioni mirate in base alle proprie caratteristiche, trasformando un quadro regolatorio difficile da decifrare in un percorso operativo più chiaro e gestibile.
Un secondo ambito è la compilazione di questionari e documenti per cui l’Ai può supportare le imprese inserendo i dati nei sistemi intelligenti, in grado di elaborare le risposte, riducendo drasticamente il tempo necessario per completare l’attività. In questo modo, il lavoro umano si concentra sulla revisione finale, con un evidente risparmio di risorse e una riduzione del carico di lavoro che può arrivare fino all’80%.
C’è poi l’efficientamento energetico. Analizzando, per esempio, dati di consumo e bollette, l’AI può individuare inefficienze, suggerire azioni correttive e monitorarne l’impatto nel tempo, rendendo la sostenibilità misurabile e integrata nei processi operativi.
Potete condividere alcuni casi di utilizzo dell’AI in aziende italiane che hanno già prodotto benefici misurabili in termini di efficienza, sostenibilità o competitività?
Un caso è quello di Baci Milano, una PMI attiva nel design per la tavola. Una realtà creativa, conosciuta e apprezzata in Italia, con tutto il potenziale del Made in Italy, ma dimensioni troppo piccole per potere gestire un’espansione estera con l’organico a disposizione.
Grazie all’adozione di strumenti come Microsoft 365 e Copilot sono state superate le barriere tipiche che frenano le piccole imprese nell’internazionalizzazione. L’AI, nello specifico, ha supportato il customer service multilingue nelle 12 lingue che servivano all’azienda, ma anche nella gestione delle pratiche doganali, nella traduzione in tempo reale di documenti e nell’analisi delle performance dell’e-commerce. Questo ha consentito loro di aprire a tre mercati esteri e di esportare in Paesi che, con un approccio tradizionale, sarebbero stati difficilmente accessibili, aumentando produttività e presenza internazionale senza sostenere costi incompatibili con la dimensione dell’azienda.
Un altro esempio è Venchi, gruppo con 180 negozi in 70 Paesi. Qui la sfida era diversa, non riguardava l’espansione, ma l’integrazione. Nel tempo si erano stratificati sistemi CRM differenti, legati a geografie diverse, a evoluzioni organizzative e a precedenti acquisizioni. Il risultato era una gestione frammentata di clienti, campagne, preferenze e programmi fedeltà.
L’implementazione di Dynamics 365 ha permesso di unificare la gestione su un’unica piattaforma. Eliminando ridondanze e disallineamenti tra i sistemi, l’azienda ha risparmiato circa 1.500 ore di lavoro in un anno e ha incrementato gli iscritti al programma fedeltà di 800.000 persone, grazie a una gestione più efficace e uniforme dei canali. Questo è il punto di partenza oggi per l’azienda per utilizzare le soluzioni di AI e gli agenti. È questo il tipo di percorso che vorremmo vedere replicato su larga scala all’interno di Open-es.
Come può l’innovazione diventare una leva per valorizzare le persone e il loro potenziale, attraverso lo sviluppo delle competenze digitali?
Il punto centrale, in fondo, è sempre lo stesso: oggi il vero gap non è tecnologico, ma di competenze. La tecnologia esiste ed è matura. La spinta verso la sostenibilità è chiara, proveniente sia dal mercato sia dal quadro normativo. Ma senza persone in grado di utilizzarli, questi strumenti rischiano di rimanere sottoutilizzati.
La collaborazione tra Microsoft e Open-es va letta proprio in questa prospettiva: non solo offrire strumenti tecnologici ma mettere le persone nelle condizioni di crescere, acquisire nuove competenze e diventare protagoniste del cambiamento. È una scelta strategica che mette in relazione tecnologia e persone, posizionando quest’ultime al centro.
E in quest’ottica la collaborazione tra Microsoft, tradizionalmente più rivolta al mondo dei grandi gruppi strutturati e Open es, che invece aggrega anche oltre 40 mila aziende, banche, associazioni e PMI, riesce ad agganciare a un percorso di sviluppo che include tutte le imprese, di qualsiasi dimensione..
Questo è, probabilmente, il valore più profondo della collaborazione con Open-es, portare competenze e strumenti avanzati anche alle piccole e medie imprese, rafforzando le competenze delle persone che vi lavorano ogni giorno. D’altro canto, il tessuto produttivo italiano è fatto soprattutto di migliaia di PMI. Investire nella formazione delle loro persone significa rafforzare la competitività complessiva del Paese, rendendo l’innovazione un fattore di inclusione e crescita condivisa.
