Alessandro Garrone ERG | ESGnews

Intervista

Garrone (ERG): come siamo diventati la società più sostenibile al mondo

ERG è la società più sostenibile al mondo secondo Corporate Knights. Completata la transizione dal petrolio al green nel 2024, punta al Net Zero entro il 2040 con investimenti su eolico, solare e accumuli.

È stata riconosciuta come la società più sostenibile al mondo dalla prestigiosa classifica internazionale della rivista canadese Corporate Knights. Fondata a Genova nel 1938 da Edoardo Garrone, l’azienda operava originariamente nel settore petrolifero, ma all’inizio degli anni Duemila ha avviato una profonda trasformazione strategica, reinventandosi fino a diventare uno dei leader globali della transizione energetica e nelle energie rinnovabili.

Con un focus deciso su eolico e solare e grazie a una strategia mirata di cessioni e acquisizioni, ERG ha consolidato la sua presenza internazionale in Europa e negli Stati Uniti. Il percorso di riconversione verso un modello completamente green si è concluso nel 2024 con la cessione del CCGT in Sicilia, segnando l’uscita definitiva dal business delle fonti fossili.

Il riconoscimento di Corporate Knights premia un modello di business che ha posto la sostenibilità al centro della strategia aziendale. Un impegno concreto che si traduce nell’obiettivo Net Zero al 2040 ed un piano di business per il triennio 2024-2026 che punta allo sviluppo del portafoglio rinnovabile, raggiungendo i 4,2 GW di capacità installata al 2026, attraverso un approccio selettivo e flessibile e investimenti pari a 1 miliardo di euro.

Una visione che integra pienamente i criteri ESG nel proprio modello di business , allineando performance finanziarie e obiettivi ambientali.

ESGnews ha intervistato Alessandro Garrone, Executive Vice President di ERG, per approfondire le prossime tappe del percorso di crescita del gruppo e analizzare le prospettive di sviluppo delle rinnovabili in Italia, in un contesto globale dell’energia sempre più complesso e sfidante.

ERG è stata definita l’azienda più sostenibile al mondo da Corporate Knights. Vi ha sorpreso? E cosa c’è veramente dietro questo riconoscimento?

Sapevamo di essere monitorati da tempo ed eravamo già presenti nella classifica di Corporate Knights, ma fino al 2025 eravamo diciottesimi al mondo e primi in Italia. Ben posizionati, ma trovarsi al primo posto è stata una piacevole sorpresa. Una delle ragioni che ci ha portato a scalare la classifica è stata il definitivo abbandono delle attività legate ai combustibili fossili, con la cessione della centrale termoelettrica di Priolo.

Il riconoscimento è quindi il risultato di un cammino che ERG ha perseguito con coerenza negli anni. Anche quando operavamo nel settore petrolifero, i temi della sostenibilità e dell’ambiente hanno sempre rappresentato una priorità. Negli ultimi quindici anni abbiamo completato una trasformazione profonda, uscendo progressivamente dalle attività fossili fino a diventare, nel 2024, un operatore interamente focalizzato sulle energie rinnovabili.

Nei nostri piani industriali monitoriamo costantemente tutti gli indicatori ESG, non solo quelli di Corporate Knights, ma anche i principali ranking e benchmark internazionali dove siamo sempre posizionati al di sopra della media del settore, a conferma della solidità del percorso intrapreso.

ERG nasce come gruppo petrolifero, com’è nata la decisione di uscire dall’oil e investire nelle rinnovabili?

Se guardiamo alla nostra storia, la decisione di uscire dall’oil e investire nelle rinnovabili è stata frutto di una visione strategica di lungo periodo, anticipando una tendenza. Già nel 2006 avevamo iniziato a investire nell’eolico, pur restando un player di primo piano nel business petrolifero, dalla raffinazione alla distribuzione.

Con il tempo, però, lo scenario competitivo e regolatorio è diventato sempre più complesso. Abbiamo quindi scelto di ripensare il nostro posizionamento in modo strutturale. L’opportunità di cedere il primo grande asset petrolifero, la raffineria in Sicilia, ha segnato l’avvio concreto della nostra transizione energetica. Dal 2008 in poi abbiamo progressivamente dismesso tutti gli asset legati ai combustibili fossili, reinvestendo integralmente le risorse generate in rinnovabili. In 10-12 anni abbiamo investito circa 7,5 miliardi di euro esclusivamente nell’eolico e parte nel solare. E, con la cessione del business termoelettrico, siamo diventati al 100% produttori di energia da fonti rinnovabili.

Non è stato un percorso semplice. Servono visione strategica, coraggio nelle scelte, una governance solida, condivisione tra azionisti e management e un’organizzazione pronta ad abbracciare il cambiamento. Sono questi gli ingredienti che ci hanno permesso di realizzare una trasformazione così profonda e di raggiungere i risultati attuali.

Quindi la decisione di diventare sostenibili non è solo un posizionamento valoriale, ma anche una scelta industriale e di convenienza strategica?

Assolutamente sì. Noi abbiamo investito nelle rinnovabili innanzitutto per una visione industriale: per garantire la sostenibilità dell’impresa e creare valore nel tempo. Essendo una piccola azienda petrolifera in un contesto estremamente volatile, eravamo esposti a notevoli rischi. Le rinnovabili ci sono sembrate un’opportunità di crescita, di investimento e di internazionalizzazione degli asset, visto che prima eravamo sostanzialmente concentrati in Italia.

La scelta della sostenibilità è quindi per noi intrinsecamente legata al business. Tuttavia, credo che i temi ESG debbano essere sempre più integrati in qualsiasi attività, perché non è più possibile prescinderne.

Purtroppo, in questo momento esistono orientamenti politici e culturali che privilegiano il profitto di breve periodo e la competitività immediate, rispetto a una visione di medio-lungo termine. A nostro avviso, però, questa mentalità rischia di danneggiare nel tempo sia i Paesi sia l’industria. Per questo continuiamo su questa strada e cerchiamo, in ogni occasione, di sensibilizzare le imprese sul fatto che la sostenibilità è una strada da cui non si può tornare indietro.

Quali sono i vostri prossimi piani di sviluppo?

I nostri piani di sviluppo restano saldamente orientati verso le rinnovabili. Tuttavia, il mondo dell’energia negli ultimi due anni è diventato molto più dinamico e volatile rispetto al passato. Quando abbiamo scelto di entrare in questo settore, lo abbiamo fatto anche per ridurre l’esposizione alla volatilità, mentre oggi le fluttuazioni e l’incertezza sono tornate a essere molto elevate. Gli strumenti, i mercati e i meccanismi di formazione dei prezzi sono sempre più complessi e le linee politiche, non solo in Italia ma anche in Europa, appaiono ancora poco chiare, almeno dal punto di vista di chi opera principalmente in questi contesti.

Nonostante questo, la nostra strategia rimane quella di continuare a investire nelle rinnovabili. Il nostro approccio è sintetizzato nel principio “Value over Volume”: non puntiamo a un aumento dei volumi fine a sé stesso, ma a una crescita attenta del valore generato. Questo significa rafforzare ambiti chiave come la digitalizzazione, la flessibilità nella gestione degli impianti e la capacità di rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze del sistema elettrico, della rete nazionale e dell’evoluzione della domanda.

Oggi è necessario un livello di sofisticazione molto più elevato. Non basta più, come accadeva dieci anni fa, costruire un impianto eolico o solare, e, grazie a un sistema di tariffe fisse, limitarsi a farlo funzionare. Serve un approccio più moderno e industriale, che consenta di valorizzare al meglio questi asset e di generare rendimenti sostenibili nel tempo per gli azionisti.

Quali tecnologie saranno decisive nei prossimi anni per ERG e dove state concentrando gli investimenti?

In termini di crescita della capacità, un tema per noi fondamentale, sul quale siamo stati pionieri in Italia e che oggi stiamo sviluppando anche all’estero, è il repowering degli impianti eolici esistenti.

Il repowering consiste, in sostanza, nel sostituire turbine eoliche ormai obsolete con impianti di nuova generazione, molto più efficienti e con una maggiore capacità produttiva, senza consumare nuovo territorio. Si interviene infatti sugli stessi siti, ottimizzando gli spazi già utilizzati. Questo consente di ridurre significativamente il numero di torri, dato che le nuove sono di maggiori dimensioni e più performanti, e si arriva anche a triplicare la produzione mantenendo invariata l’occupazione del suolo. È un approccio moderno e strategico per aumentare la generazione da fonti rinnovabili, con benefici sia per il Paese sia per le aziende che investono. Per questo, la crescita attraverso il repowering rappresenta per noi una leva fondamentale.

Parallelamente, stiamo investendo nei BESS, cioè nei sistemi di accumulo energetico. Lo storage consente di immagazzinare l’energia prodotta e immetterla in rete nei momenti di maggiore domanda, contribuendo anche a una migliore valorizzazione economica. Abbiamo già avviato lo sviluppo di un primo impianto in Sicilia, con una capacità di circa 12,5 MW, integrato con i nostri parchi eolici, e disponiamo di una pipeline di progetti significativa.

Riteniamo infatti che le rinnovabili, senza sistemi di accumulo, non siano più in grado di offrire il livello di servizio richiesto dal sistema elettrico. Lo storage è la chiave per garantire flessibilità a fonti non programmabili. Il vento, purtroppo, non è prevedibile, e anche il solare ha limiti legati agli orari di produzione. Grazie all’accumulo, è possibile rendere questa energia più disponibile, stabile e fruibile dal mercato, contribuendo a un sistema energetico più efficiente e resiliente.

Nel panorama delle rinnovabili, oltre a eolico e solare, state guardando ad altre tecnologie?

Siamo fortemente focalizzati sull’eolico, il settore da cui ha avuto origine la nostra storia industriale e nel quale abbiamo maturato competenze distintive e un know-how altamente specializzato. Nel tempo abbiamo ampliato il nostro portafoglio includendo anche il solare, che oggi rappresenta una componente rilevante delle nostre attività. Tuttavia, l’eolico rimane l’ambito in cui esprimiamo il massimo livello di expertise.

Un elemento che ci contraddistingue è la gestione interna della manutenzione degli impianti. Disponiamo di una squadra qualificata che opera direttamente sui parchi. Questo approccio industriale alla gestione degli asset ci consente di presidiare qualità e performance, generando benefici in termini di efficienza operativa e marginalità rispetto a modelli che si limitano all’installazione o all’acquisizione degli impianti, esternalizzandone poi la gestione. È un modello che intendiamo consolidare e rafforzare ulteriormente.

Guardando al futuro, riteniamo che l’eolico debba essere sempre più integrato con sistemi di accumulo, soluzioni digitali avanzate e strumenti di ottimizzazione che permettano di valorizzare al meglio la produzione sui mercati e di rispondere in modo efficace alle esigenze del sistema elettrico. Monitoriamo al contempo con attenzione anche le altre tecnologie.

Allo stesso tempo, siamo consapevoli della nostra dimensione e non ambiamo a essere pionieri in ambiti come il nucleare di nuova generazione. Preferiamo lasciare la frontiera ad altri operatori e valutare, a maturità raggiunta, le soluzioni più solide e competitive disponibili sul mercato. Ciò non significa rinunciare all’innovazione: al contrario, manteniamo un presidio costante sull’evoluzione tecnologica e sui cambiamenti dei mercati, per cogliere con tempestività le opportunità più coerenti con la nostra strategia e con il nostro posizionamento industriale.

E per l’eolico offshore vede possibilità di sviluppo?

Si tratta certamente di una tecnologia in forte sviluppo. In alcuni Paesi ha registrato qualche rallentamento, probabilmente più legato a dinamiche politiche che a fattori economici. Tuttavia è un settore estremamente capital intensive. Proprio per questo abbiamo sempre mantenuto un approccio prudente: la realizzazione di un parco eolico offshore comporta infatti investimenti che, allo stato attuale, superano le nostre capacità finanziarie. Partecipare, invece, a progetti con quote di minoranza, comporterebbe un ruolo da investitore finanziario, che non rientra nel nostro modello operativo.

Ma l’Italia sarebbe adatta a questo tipo di tecnologia per la configurazione delle coste marine e dei venti?

L’Italia è un Paese relativamente poco adatto allo sviluppo dell’eolico offshore tradizionale per ragioni legate soprattutto alla profondità dei fondali. Tanto è vero che le aree più favorevoli sono quelle dell’Adriatico, dove i fondali sono meno profondi. Al contempo, esiste anche un tema di impatto ambientale e paesaggistico. Ritengo quindi che l’offshore tradizionale avrà uno sviluppo piuttosto limitato.

Abbiamo valutato internamente le soluzioni di eolico offshore galleggiante, che non richiedono installazioni sul fondale marino, ma prevedono grandi piattaforme flottanti su cui collocare le turbine. Si tratta, però, di una tecnologia ancora troppo costosa.

In Italia la priorità resta quella di ridurre ulteriormente il costo dell’energia per le imprese e le famiglie. L’eventuale sviluppo di tecnologie “pulite” ma costose, come anche l’idrogeno o il nucleare, dipenderà, quindi, dall’evoluzione dei costi e dai prezzi dell’energia, che devono essere in grado di giustificare investimenti di questa portata

Le rinnovabili in Italia sono arrivate al 40%, cosa significa in termini di indipendenza energetica e di benessere per i cittadini e quali prospettive vede per il futuro delle energie pulite?

Devo dire che il 40% è una quota che molti cittadini non si aspettano. Spesso mi viene chiesto quale sia il peso delle energie rinnovabili sui consumi italiani e, quando rispondo che la media è intorno al 40%, noto sempre una certa sorpresa. In realtà, in alcune fasce orarie, quando la produzione rinnovabile è particolarmente elevata, arriviamo anche a coprire il 100% del fabbisogno elettrico nazionale.

Questo è sicuramente un dato molto positivo per l’Italia, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche in termini di sicurezza e indipendenza energetica rispetto ai Paesi terzi. Tuttavia, il vero nodo su cui ci confrontiamo a livello europeo riguarda lo squilibrio tra crescita dell’offerta e andamento della domanda. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una forte espansione della capacità installata da fonti rinnovabili, non accompagnata da un adeguato processo di elettrificazione dei consumi.

Di conseguenza, ci troviamo sempre più spesso in situazioni di sovraccapacità. La produzione di energia rinnovabile aumenta, mentre la domanda rimane stabile o addirittura in lieve calo. Questo genera momenti, ormai sempre più frequenti, in cui l’energia viene venduta a prezzo zero proprio per l’eccesso di offerta. È evidente come questa dinamica non sia sostenibile nel lungo periodo.

Quali sono le maggiori difficoltà nello sviluppo delle rinnovabili in Italia e come superarle? Servono interventi governativi?

Uno dei temi prioritari resta la semplificazione degli iter autorizzativi e la definizione di regole più chiare e stabili. A questo si è però aggiunto, la necessità di favorire una crescita della domanda di energia elettrica e dell’elettrificazione dei consumi, che riguarda l’Italia così come l’Europa nel suo complesso. È un passaggio fondamentale se vogliamo ridurre il costo dell’energia, migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e contribuire in modo concreto alla decarbonizzazione.

L’impegno principale, anche a livello istituzionale, dovrebbe quindi essere quello spingere la domanda elettrica in parallelo alla produzione da fonti rinnovabili. E’ fondamantale mettere in campo iniziative che realmente servano ad accelerare l’elettrificazione dei consumi, a partire da quelli domestici. Dal riscaldamento, all’uso del gas in cucina e altri impieghi energetici che potrebbero essere progressivamente convertiti all’elettricità. A ciò si aggiungono l’elettrificazione dei trasporti e dei processi industriali, che presentano le sfide più rilevanti. Su questi fronti, l’Europa non ha ancora proceduto con la stessa determinazione con cui ha sostenuto lo sviluppo delle rinnovabili.

Auspico una maggiore consapevolezza del fatto che prezzi dell’energia più competitivi e obiettivi climatici più ambiziosi possono essere raggiunti solo attraverso un approccio integrato dato da chiarezza regolatoria, programmazione di lungo periodo e politiche efficaci di elettrificazione.

Ma una spinta all’elettrificazione dei consumi non rischia di esporre un Paese a una dipendenza totale dalle reti elettriche, con il pericolo che eventuali blackout o attacchi informatici possano paralizzare gran parte delle attività?

È un tema reale, come ha dimostrato il blackout in Spagna, che ha messo in evidenza quanto un’interruzione dell’energia possa creare difficoltà diffuse. Spesso diamo per scontata l’elettricità, ma senza corrente si bloccano comunicazioni, trasporti, pagamenti e molti servizi essenziali. È quindi corretto considerare la sicurezza energetica una priorità.

Detto questo, non è realistico pensare di tornare indietro. L’elettricità è ormai indispensabile e lo diventerà sempre di più, anche per effetto della digitalizzazione e della crescita dei data center. La questione centrale non è se consumare più o meno energia elettrica, ma da quali fonti produrla: fonti pulite o fonti fossili.

La sicurezza della fornitura, però, dipende anche da altri fattori: cybersecurity, resilienza delle infrastrutture, sistemi di protezione e soprattutto ridondanza delle reti. Serve un sistema elettrico moderno, flessibile e ben interconnesso, capace di garantire continuità anche in caso di guasti o attacchi, grazie a linee alternative pronte a sostituire quelle fuori servizio. Questo aspetto va affrontato in modo strutturale ed è in parte distinto dal dibattito su rinnovabili ed elettrificazione.

Va inoltre considerato che le rinnovabili, rispetto ai grandi impianti tradizionali, sono più diffuse sul territorio. Questo può rappresentare un vantaggio in termini di sicurezza rispetto a un sistema basato su pochi grandi impianti centralizzati che è potenzialmente più vulnerabile.

Quale influenza potranno avere le politiche della Casa Bianca sul futuro dello sviluppo energetico globale?

In questo momento le posizioni della Casa Bianca hanno certamente avuto un impatto negativo, perché hanno generato incertezza e anche una certa disinformazione. È stata attribuita alle energie rinnovabili buona parte della responsabilità dell’elevato costo dell’energia, quando in realtà la situazione è esattamente opposta.

Oggi la produzione da eolico e da solare è pienamente competitiva, e spesso più conveniente, rispetto agli impianti a gas e ad altre fonti tradizionali. Credo, però, che nel medio termine le posizioni più estreme tenderanno a ridimensionarsi. Anche negli Stati Uniti non esiste un consenso unanime attorno a queste posizioni.

In ambito ESG avete anche altri obiettivi oltre a quelli collegati al core business?

Certamente sì. Abbiamo un piano ESG importante, pienamente integrato nel business plan della società. Il management è misurato e incentivato anche sul raggiungimento degli obiettivi ESG, a conferma del fatto che per noi la sostenibilità rappresenta una parte integrante della strategia aziendale. Il nostro piano si articola su quattro pilastri: Planet, People, Engagement e Governance, per ciascuno dei quali abbiamo definito obiettivi specifici.

Se guardo in particolare alla dimensione sociale, negli ultimi anni abbiamo sviluppato un programma significativo che chiamiamo Social Purpose for Solar Revamping. Il progetto riguarda il recupero dei nostri impianti fotovoltaici per i quali è necessario sostituire periodicamente i pannelli che, pur avendo perso una parte della loro capacità produttiva, sono ancora perfettamente funzionanti e possono continuare a generare energia per molti anni. Invece di rottamarli, li recuperiamo e li installiamo in realtà che hanno bisogno di accesso all’energia, per applicazioni semplici.

Stiamo operando in diversi Paesi africani, come Malawi e Madagascar e anche in alcune realtà italiane. Forniamo i pannelli, li installiamo e ci impegniamo anche a gestirne la fine vita, per evitare che infrastrutture non più funzionanti diventino un problema ambientale. Si tratta di un progetto importante e complesso e oltre alle iniziative in corso stiamo valutando nuovi progetti. Portare e installare pannelli in aree remote non è semplice, per questo abbiamo sviluppato competenze e una solida organizzazione, che si avvale di partnership con operatori internazionali della logistica.

Il nostro auspicio è che questo modello possa essere adottato anche da altri operatori del settore, così da ampliare l’impatto sociale di queste iniziative. Riteniamo infatti che questo approccio rappresenti un contributo concreto e sostenibile per migliorare l’accesso all’energia nelle comunità che ne hanno maggiore bisogno.

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