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Catastini (MAIRE): come guidiamo la transizione energetica attraverso innovazione e umanesimo

Dopo anni di dibattito sul ruolo della cattura della CO2 per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione di Stati e imprese, a inizio settembre 2024 è entrato in funzione il primo impianto in Italia. Si trova a Casalborsetti, in provincia di Ravenna, e permette di abbattere fino al 90% delle emissioni rilasciate dalla centrale di trattamento di gas naturale di Eni. Un progetto che apre un nuovo capitolo nel percorso di decarbonizzazione dei settori hard to abate. A occuparsi dei lavori di Engineering, Procurement e Construction è stato il gruppo MAIRE, attraverso le sue controllate NEXTCHEM (Sustainable Technology Solutions) e KT (Integrated E&C Solutions). Una realtà che si pone la mission di “guidare la transizione energetica con una combinazione sinergica di innovazione tecnologica e implementazione concreta”. Ilaria Catastini, Head of Sustainability and Corporate Advocacy di MAIRE, ripercorre i pilastri del piano di sostenibilità del gruppo. Considerato il suo core business, è inevitabile che il clima rivesta un ruolo centrale: lo dimostra anche la recente pubblicazione del resoconto della strategia climatica di MAIRE, basato sulle raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD). Ma la dimensione sociale e quella di governance sono altrettanto importanti; proprio Catastini riveste anche il ruolo di direttrice generale della Fondazione MAIRE, impegnata (tra le altre cose) in iniziative di orientamento e formazione volte a un maggiore coinvolgimento del mondo femminile.

Quali sono i pilastri del vostro piano di sostenibilità e come li state incorporando nella vostra strategia aziendale?

MAIRE è un gruppo internazionale che offre servizi integrati di ingegneria e soluzioni tecnolgiche sostenibili nel campo dei fertilizzanti, della cattura della CO2, dell’idrogeno, dei carburanti, dei prodotti chimici e dei polimeri.

Il nostro gruppo ha consolidato negli ultimi anni una strategia di sostenibilità poggiata su cinque pillar fondamentali:

  • Climate, ​circular ​economy, environmental sustainability​
  • Our people and the value of health & safety and diversity​
  • Innovation​ that brings​ well-being
  • Value ​for territories and communities​
  • Governance

L’integrazione nella strategia aziendale, progressiva e sempre più profonda, è testimoniata in modo molto concreto dall’emissione di un sustainability-linked bond nel 2023, da un set di MBO (management by objectives) e LTI (long-term incentive) del top management che legano sempre più strettamente le nostre performance di sostenibilità, in particolare in ambito climatico, a dimensioni economiche riconosciute e riconoscibili dal mercato.

Com’è organizzata la governance della sostenibilità all’interno del vostro gruppo?

È organizzata su più livelli per arrivare in ultima analisi al tavolo del consiglio di amministrazione. Le funzioni Group Sustainability e Sustainability Reporting sono alla base del sistema. Due comitati intermedi, il Comitato interno di sostenibilità presieduto dall’amministratore delegato e il Comitato controllo rischi e sostenibilità che include anche membri del consiglio di amministrazione, coadiuvano l’elaborazione delle politiche per la gestione sostenibile del business e assistono il consiglio di amministrazione nella valutazione di tutti i rischi rilevanti per la sostenibilità delle attività a lungo termine della società e del gruppo.

Recentemente avete completato il primo impianto di cattura e stoccaggio di CO2 in Italia a Ravenna. Quanto è importante l’innovazione per il vostro sviluppo e in generale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione?

Nel percorso di trasformazione del nostro gruppo divengono sempre più importanti l’innovazione tecnologica, la ricerca e lo sviluppo per l’individuazione di nuove soluzioni ingegneristiche sostenibili e la loro industrializzazione. L’innovazione è un tassello fondamentale per aiutare i nostri clienti a raggiungere i propri obiettivi di decarbonizzazione e posizionarci come technology provider per la transizione energetica. La cattura della CO2 è una soluzione necessaria, in questa fase, per raggiungere gli obiettivi climatici. Noi la sviluppiamo in parallelo alle soluzioni che consentono l’abbattimento delle emissioni, la produzione e il riciclo di chemicals a bassa o nulla impronta carbonica, la valorizzazione della CO2 catturata come materia prima per altri processi produttivi.

Come gruppo avete recentemente pubblicato per la prima volta il resoconto della vostra strategia climatica basato sulle raccomandazioni TCFD. Ci può sintetizzare i principali obiettivi e risultati?

La pubblicazione del report TCFD segna un passo avanti significativo verso una maggiore trasparenza e una gestione proattiva dei rischi e delle opportunità legate al clima.

I risultati evidenziano un basso livello di esposizione sia ai rischi fisici che a quelli di transizione, ulteriormente bilanciato dalle opportunità di business derivanti dallo sviluppo di soluzioni tecnologiche e di ingegneria dedicate alla decarbonizzazione e alla transizione energetica. Gli stessi evidenziano la capacità di MAIRE di adattarsi ed evolversi in un ambiente in rapido cambiamento con un modello di business sempre più resiliente.

Nell’ambito della sua strategia di sostenibilità, MAIRE ha definito un ambizioso piano di decarbonizzazione con obiettivi chiari e raggiungibili: riduzione del 35% delle emissioni Scope 1 e 2 entro il 2025 rispetto alla baseline del 2018, riduzione del 9% dell’intensità Scope 3 sul valore aggiunto entro il 2025 rispetto al 2022. L’obiettivo è la neutralità carbonica per le emissioni Scope 1 e 2 entro il 2029 e per le emissioni Scope 3 entro il 2050.

Il documento è l’evidenza della capacità del gruppo di adattarsi in un ambiente in rapida evoluzione, integrando le sfide climatiche nel proprio sistema di gestione dei rischi e delle opportunità.

Il gruppo opera in settori ad alta intensità tecnologica caratterizzati da una maggiore manodopera maschile. Attraverso la vostra Fondazione avete lanciato però la sfida per includere il mondo femminile. Ci può raccontare i principali progetti?

Non si tratta di una sfida ma un trend sociale che va di pari passo con l’evoluzione del ruolo della donna, la presenza sempre maggiore di donne laureate in materie STEM (scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche) – e in particolare in ingegneria – disponibili a lavorare e a sviluppare il proprio percorso di carriera in un settore complesso e sfidante come il nostro.

È un percorso che ha intrapreso prima di tutto il gruppo, fissando anche degli obiettivi precisi, come quello di avere una parità nelle assunzioni uomini/donne nel 2032, come quello di avere una componente femminile in tutti i consigli di amministrazione delle società controllate, non solo della capogruppo.

La Fondazione MAIRE sta coadiuvando questo percorso attraverso iniziative di orientamento e formazione rivolte agli studenti e alle studentesse degli istituti secondari e delle università. Ha come principale obiettivo quello di disegnare percorsi di sviluppo delle competenze che avvicinino il mondo dell’ingegneria alla sensibilità per temi trasversali come la sostenibilità, con un approccio open-minded e “umanista”. In questo quadro, per traghettare la transizione energetica con l’apporto di tutte le forze necessarie, è imprescindibile avere a bordo tutti e poter contare anche sulla componente femminile. Ad oggi le donne sono presenti in misura minore nel settore dell’energia (a livello mondiale solo il 16%, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia) e dell’ingegneria, per ragioni strutturali ma anche culturali e sociali. Scardinare questo trend per Fondazione MAIRE vuol dire prima di tutto partire oggi per arrivare pronti domani, creando una pipeline di ingegneri donne del futuro. In quest’ottica Fondazione MAIRE, in partnership con ENEA, ha attivato già dal 2022 un percorso di alternanza scuola-lavoro (PCTO) dedicato proprio a costruire un ponte tra le giovani ragazze delle scuole superiori di Roma e il business della transizione energetica, in modo da catturare l’interesse delle più giovani per le materie tecniche non solo mostrando le potenzialità del settore ma anche avvicinandole a role model femminili che già oggi hanno posizioni di successo nel nostro business. Non è solo una questione di equità ma anche un elemento importante per costruire la competitività futura e rendere un business come il nostro future-proof.  

Infine il vostro gruppo opera in tutto il mondo. Quali strategie avete adottato per il controllo della catena di fornitura e vi ritenete pronti all’avvento della CSDD?

Lavoriamo con la catena di fornitura a vari livelli, in un’ottica di sostenibilità. Innanzitutto con uno screening ESG a cui sottoponiamo i nostri fornitori, con una redemption del 70% sui fornitori già attivi e nuovi supplier per i quali puntiamo al 100%. Abbiamo una certificazione SA8000 Multisito che ci consente di presidiare le attività dei nostri subcontractor sui cantieri dei nostri progetti nell’ottica del rispetto dei diritti umani e della sicurezza. Inoltre, facciamo ogni anno qualcosa come oltre due milioni e mezzo di ore di formazione HSE.

Lavoriamo insieme a loro sulla riduzione delle emissioni, di Scope 3 per noi, di Scope 1 e 2 per i fornitori, con un approccio collaborativo volto alla misurazione del Product Carbon Footprint delle forniture sulla base di dati primari e alla individuazione di soluzioni per la mitigazione. Stiamo avviando con alcuni fornitori anche un percorso legato al tema della circolarità, dell’ecodesign, anche riferito agli imballaggi. Insomma, la strada è lunga e la tematica estremamente complessa e sfidante, ma crediamo di poter dire che stiamo andando nella giusta direzione.

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