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Strategie aziendali

Catastini (Maire): più si parla di rallentamento della sostenibilità, più si rischia di frenarla davvero

Maire è un gruppo di ingegneria e costruzioni che ha fatto delle tecnologie per la sostenibilità un vero e proprio business. L’azienda, da 10 anni, continua a investire nello sviluppo di tecnologie per la decarbonizzazione, dalla cattura della CO₂ ai carburanti sostenibili, dall’idrogeno alle soluzioni per il riciclo e l’economia circolare, rafforzando progressivamente il peso delle attività legate alla transizione energetica. Da un lato, Maire affianca i clienti nei loro percorsi di trasformazione industriale e riduzione delle emissioni, dall’altro, integra i principi ESG nella strategia aziendale e nei processi operativi, con l’obiettivo di coniugare crescita, innovazione e creazione di valore sostenibile.

In questo percorso, l’introduzione della CSRD è stata colta come un’opportunità per rafforzare e rendere più strutturato un approccio già radicato nella cultura del gruppo. L’adeguamento alla normativa europea ha infatti coinvolto trasversalmente tutte le funzioni aziendali, trasformandosi in un esercizio di razionalizzazione organizzativa che ha consentito di integrare in modo ancora più efficace sostenibilità, governance e strategia industriale. Regista di questo lavoro di squadra che ha interessato l’intera organizzazione è Ilaria Catastini, Head of Sustainability & Corporate Advocacy di Maire.

“Tra le iniziative più significative che abbiamo realizzato c’è la definizione di un Piano di Sostenibilità con un orizzonte di dieci anni, pienamente allineato al Piano Industriale, in linea con lo spirito della CSRD. Pur essendo una normativa molto complessa, la CSRD ha avuto il merito di spingere le aziende a integrare la sostenibilità nella strategia di lungo periodo. Il lavoro richiesto è stato impegnativo, con la gestione di un’enorme quantità di dati e il supporto di consulenti esterni; probabilmente il percorso avrebbe potuto essere semplificato fin dall’inizio. Oggi, però, quella visione”, spiega Catastini, “è parte integrante della nostra strategia industriale e continueremo a portarla avanti, implementando le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi ambientali che ci siamo dati. Un altro contributo importante della CSRD è stato quello di ampliare lo sguardo oltre il clima: accanto al tema delle emissioni, assumono un ruolo sempre più centrale questioni come la gestione delle risorse idriche, destinate a diventare ancora più rilevanti con l’intensificarsi della crisi climatica”.

La transizione energetica richiede una visione di lungo periodo, investimenti e innovazione. Non può essere guidata dalle oscillazioni del contesto economico o regolatorio. Una convinzione che, secondo Catastini, rischia di essere messa in discussione da una narrazione sempre più focalizzata sul presunto rallentamento dell’agenda ESG, quando invece la trasformazione industriale richiede continuità, coerenza e prospettiva.

Più si parla di rallentamento della sostenibilità, più si rischia di rallentarla davvero. Si crea un clima di attesa che porta aziende e investitori a rinviare decisioni che invece sarebbero necessarie. Dovremmo concentrarci meno sul presunto arretramento della sostenibilità e di più sulle opportunità che la transizione è in grado di generare” afferma la manager.

“Il nostro obiettivo è generare un impatto positivo per il sistema industriale a livello internazionale” prosegue. Insieme alla tecnologia, con oltre 11.000 persone e una presenza in circa 50 Paesi, la dimensione sociale rappresenta un aspetto fondamentale.

“Operiamo attraverso un forte radicamento nei territori in cui siamo presenti, creando valore per le comunità con iniziative di responsabilità sociale e dedicando grande attenzione alle persone, sia all’interno dell’azienda sia lungo tutta la filiera”, spiega Catastini.

Dal 2021 questo impegno si è ulteriormente rafforzato con la nascita della Fondazione Maire, ente del Terzo Settore che sviluppa progetti dedicati alla formazione delle competenze per la transizione energetica. “Le ricerche che realizziamo da anni insieme a Ipsos ci hanno infatti confermato che il vero collo di bottiglia della transizione non è la tecnologia, ormai disponibile, né necessariamente le risorse finanziarie. Ciò che manca, sempre più spesso, sono le competenze. Per questo” osserva Catastini, “investire nella formazione è una priorità strategica. Tra i progetti più significativi c’è Traiettorie, sviluppato insieme all’UNHCR, per favorire l’inclusione lavorativa di rifugiati e migranti attraverso percorsi formativi dedicati ai nuovi lavori dell’energia”.

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