Lo studio di Fondazione MAIRE – ETS, realizzato con Ipsos Doxa, monitora dal 2023 a livello globale la consapevolezza sulla transizione energetica, coinvolgendo 2.850 individui e 25 esperti di 17 Paesi
Nei Paesi Bassi, la transizione energetica non riguarda più soltanto l’energia, ma sta ridefinendo l’economia. Il livello di consapevolezza è pressoché universale (98%), con il 59% che dichiara di conoscere bene il tema. È quanto emerge quarta edizione dello studio Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide (Addendum 3), presentato da Fondazione MAIRE – ETS nell’ambito del Nextchem Symposium all’Aja, evento internazionale dedicato ai fertilizzanti sostenibili, che rivela come le imprese siano percepite come il principale motore operativo del cambiamento e dovrebbero concentrarsi sull’adozione di nuovi processi produttivi (39%) e sull’innovazione sostenibile di prodotti e servizi (55%), ma il 43% ritiene che gli sforzi siano insufficienti. Al contempo, le istituzioni sono chiamate a svolgere un ruolo nel promuovere la transizione energetica, finanziando nuove tecnologie, offrendo incentivi e investendo nello sviluppo di combustibili alternativi per una mobilità sostenibile.
Lo studio, promosso da Fondazione MAIRE e realizzato in collaborazione con Ipsos Doxa, con il supporto di MAIRE, ha monitorato dal 2023 la consapevolezza e la percezione pubblica della transizione energetica a livello globale, andando oltre la produzione di energia a basse o zero emissioni per includere la trasformazione dei processi industriali, dei prodotti, dei modelli di business, delle modalità di distribuzione e consumo, nonché lo sviluppo delle competenze necessarie.
L’evento ha visto la partecipazione di S.E. Augusto Massari, Ambasciatore d’Italia nel Regno dei Paesi Bassi, per un saluto istituzionale; Mark Schmets (Ministero degli Affari Economici e del Clima); Pejman Djavdan, CEO Stamicarbon; Ilaria Catastini, General Manager Fondazione MAIRE – ETS, che ha presentato i risultati, seguita da un panel con Fabio Fritelli, Managing Director Nextchem; Gert Jan de Geus, CEO OCI Nitrogen; Ralph Koekkoek, CEO Blue Circle Olefins; e Theo Bovens, membro del Senato olandese, con Esther van Rijswijk nel ruolo di moderatrice. Fabrizio Di Amato, Presidente e Fondatore di MAIRE e Fondazione MAIRE – ETS, ha concluso l’evento.
La ricerca ha fornito evidenze basate sul coinvolgimento di 2.850 individui e integra il contributo di 25 esperti in 17 Paesi distribuiti su quattro continenti: Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per il Medio Oriente; India, Cina, Azerbaigian, Kazakistan e Turchia per l’Asia; Stati Uniti, Cile e Argentina per le Americhe; Algeria per l’Africa; Germania, Italia, Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito per l’Europa.
Nei Paesi Bassi, la transizione energetica è interpretata non solo come cambiamento tecnologico, ma come trasformazione economica e industriale che richiede innovazione finanziaria e modelli circolari. La consapevolezza è prossima alla totalità (98%) e il 59% degli intervistati si dichiara molto informato; le motivazioni principali sono il clima (35%) e la salute pubblica (30%), mentre il 33% prevede la creazione di nuovi posti di lavoro nei settori sostenibili. Emergono al contempo aspettative realistiche nel breve periodo: il 50% ritiene che nei prossimi 1-3 anni i costi supereranno i benefici, evidenziando una fase iniziale caratterizzata da investimenti significativi.
Gli intervistati hanno attribuito alle istituzioni un ruolo chiave nel mitigare tali costi, attraverso il finanziamento di tecnologie innovative, sussidi e incentivi. Parallelamente, le imprese sono viste come il principale motore operativo (57%), con aspettative elevate: il 43% giudica infatti insufficienti gli sforzi attuali. Le priorità individuate riflettono i punti di forza del sistema produttivo: chimica verde (43%), energia solare ed eolica (42%) e soluzioni ICT/digitali (33%).
Il capitale umano riveste un ruolo centrale: il 75% ha indicato la necessità di figure professionali “ibride”, che combinano competenze tecniche (rinnovabili e materiali riciclati, entrambe al 47%) e capacità cognitive avanzate (pensiero critico 57%, problem solving 56%). Il 70% degli intervistati riconosce l’esigenza di upskilling, privilegiando tuttavia un approccio strutturale e di medio periodo: il 41% indica un orizzonte di 2-3 anni per integrare le nuove competenze.
“I Paesi Bassi si distinguono per una consapevolezza pressoché universale della transizione energetica, a conferma che il dibattito è andato oltre il “perché” per arrivare alla ben più impegnativa domanda del “come”” ha dichiarato Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE – ETS. “I dati ne evidenziano anche l’urgenza: la transizione energetica è inarrestabile e oggi la credibilità dipende dalla capacità di colmare il divario tra aspettative e risultati, trasformando la consapevolezza in progressi misurabili attraverso investimenti, innovazione e competenze. MAIRE può contribuire al nuovo scenario energetico grazie alle proprie capacità tecnologiche e di esecuzione. Oggi ribadiamo il nostro impegno dai Paesi Bassi, dove abbiamo uno dei nostri poli tecnologici per i fertilizzanti sostenibili”.
