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Dal 10 al 21 novembre

COP30, l’anno della verità: quando si terrà e cosa aspettarsi dalla Conferenza delle Parti di Belém

Cresce l’attesa per la trentesima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP30), in programma dal 10 al 21 novembre 2025 a Belém, nel cuore dell’Amazzonia. Da uno dei polmoni verdi più a rischio del pianeta partirà l’azione decisiva contro il cambiamento climatico: la COP30 dovrà dimostrare che la transizione ecologica non è più una promessa, ma un percorso concreto fatto di finanza, cooperazione e azioni misurabili.

L’appuntamento, che segna una tappa simbolica per la diplomazia ambientale internazionale, ospiterà anche la Settima sessione della CMA, Conferenza delle Parti che opera nell’ambito dell’Accordo di Parigi, (l’organo dell’Accordo di Parigi) e ricorrerà anche il Ventesimo anniversario dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto.

Cos’è una Conferenza delle Parti sul clima

La sigla COP deriva dall’inglese Conference of the Parties, ovvero Conferenza delle Parti, e indica l’assemblea decisionale più importante prevista da una convenzione internazionale. A parteciparvi sono i rappresentanti ufficiali dei governi che hanno aderito al trattato, insieme a osservatori provenienti da organizzazioni internazionali, enti scientifici, ONG e imprese.

Le COP possono riguardare diversi ambiti, dalla biodiversità alla desertificazione, ma la più rilevante è senza dubbio quella dedicata ai cambiamenti climatici, istituita nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), approvata a Rio de Janeiro nel 1992. Con quell’accordo, i Paesi firmatari si impegnarono per la prima volta a ridurre le emissioni di gas serra e a cooperare per contenere l’aumento della temperatura media globale.

La prima COP sul clima si è svolta a Berlino nel 1995 e da allora l’incontro si ripete ogni anno, diventando il principale tavolo negoziale mondiale in materia ambientale. Nel corso delle diverse edizioni sono nati documenti chiave come il Protocollo di Kyoto (1997) e l’Accordo di Parigi (2015), che hanno segnato le tappe fondamentali della diplomazia climatica internazionale.

Le conferenze non sono solo momenti di confronto politico, ma anche laboratori di innovazione e cooperazione economica. Oggi, infatti, la COP è un’arena globale in cui si discutono strategie energetiche, finanza sostenibile, adattamento climatico e giustizia ambientale, temi che collegano strettamente la transizione ecologica con la stabilità economica e sociale del pianeta.

Dove siamo rimasti con la COP29

Alla COP29 tenutasi a Baku, Azerbaigian, le parti hanno raggiunto risultati contrastanti. I paesi sviluppati si sono impegnati a mobilitare almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 a favore dei Paesi in via di sviluppo, nell’ambito di quello che è stato definito il nuovo “New Collective Quantified Goal” (NCQG) sulla finanza climatica.

Contemporaneamente è stata avviata la cosiddetta “roadmap Baku→Belém”, che punta a mobilitare complessivamente 1,3 trilioni di dollari l’anno entro lo stesso orizzonte temporale, includendo fonti pubbliche, private e innovative. Tuttavia, il piano resta in gran parte dichiarativo: i meccanismi di accesso ai fondi, trasparenza e vincolatività non sono stati ancora definiti.

Sul fronte dei mercati del carbonio, si è registrato un avanzamento tecnico legato all’articolo 6 dell’Accordo di Parigi; mentre un segnale positivo è arrivato dal lancio della Coalizione Salute e Clima sotto l’egida dell’OMS, che riconosce la relazione strutturale fra cambiamento climatico e sistemi sanitari.

La COP30 partirà quindi da qui: rendere operativi gli impegni finanziari e trasformare promesse e roadmap in strumenti reali di investimento climatico.

Crisi climatica: a che punto siamo

Il cambiamento climatico si trova in una fase critica, caratterizzata da un divario significativo tra gli impegni assunti a livello globale e l’azione effettivamente necessaria per evitare le conseguenze peggiori. Secondo il Rapporto di sintesi 2025 sui contributi determinati a livello nazionale (NDC) pubblicato in questi giorni dall’UNFCCC, i recenti piani climatici nazionali presentati da numerosi paesi sono drasticamente insufficienti rispetto agli sforzi necessari: sebbene i Paesi stiano compiendo progressi e delineando passi verso le emissioni nette zero, il progresso non sta avvenendo abbastanza velocemente.

Attualmente, l’umanità è stata avvertita di aver mancato l’obiettivo climatico di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi, già da due anni, e i piani nazionali sulle emissioni di gas serra (noti come NDCs) sono il mezzo attraverso cui i paesi si impegnano a limitare l’aumento di CO2eq in atmosfera nel prossimo decennio. Tuttavia, se si considerano gli NDC presentati da oltre 60 Paesi, l’azione complessiva si tradurrebbe in una riduzione delle emissioni soltanto del 17% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019. Questa percentuale rappresenta solo un sesto della riduzione delle emissioni globali necessaria per contenere il riscaldamento globale a 1,5°C.

L’efficacia dell’Accordo di Parigi è minata dai ritardi e dagli impegni considerati insufficienti da parte dei principali emettitori globali che devono ancora dettagliare formalmente i loro NDC. Questa situazione critica sarà quindi tema di discussione della prossima Cop30.

COP30: tutte quello che serve sapere

Dove si terrà la COP30

La COP30 si svolgerà a Belém, capitale dello Stato di Pará, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana. Una scelta dal forte valore simbolico e politico dato che, per la prima volta, la più grande conferenza mondiale sul clima approda nella regione che rappresenta uno dei principali polmoni verdi del pianeta e al tempo stesso uno degli epicentri della crisi climatica globale.

La presidenza brasiliana ha dichiarato di voler fare di Belém “una COP dell’azione e dell’inclusione”, incentrata su tre priorità: valorizzare l’Amazzonia come risorsa e soluzione climatica, garantire un accesso equo ai finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo e promuovere una transizione giusta, che integri clima, biodiversità e giustizia sociale.

Belém diventerà così il crocevia della diplomazia climatica e della finanza verde globale, dove governi, istituzioni finanziarie e settore privato discuteranno di come trasformare gli impegni assunti a Parigi in politiche e investimenti concreti. Il Brasile, che vanta una lunga tradizione di partecipazione attiva ai forum dell’ONU sul clima, presenterà le proprie strategie di mitigazione e adattamento: dallo sviluppo delle energie rinnovabili all’espansione dell’agricoltura sostenibile, fino ai nuovi progetti di tutela e rigenerazione delle foreste tropicali.

Chi parteciperà alla COP30

Alla COP30 parteciperanno leader, ministri, diplomatici, rappresentanti delle Nazioni Unite, scienziati, dirigenti aziendali, organizzazioni non governative, attivisti e altri membri della società civile provenienti da oltre 190 paesi.

Pochi giorni fa il presidente della Cop, André Corrêa do Lago, ha annunciato che sono 162 i Paesi che hanno già confermato la loro presenza alla Conferenza delle Parti mentre altri stanno per farlo.

Tutti gli occhi restano però puntati sugli Stati Uniti. Dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, la linea americana sui temi ambientali appare nuovamente improntata allo scetticismo. Il 2025 non è stato un anno favorevole per le politiche ESG oltreoceano: numerosi Stati federali hanno introdotto limiti o divieti agli investimenti sostenibili, mentre lo stesso Trump ha ribadito che “il cambiamento climatico è una truffa”. Non è ancora chiaro se Washington invierà una delegazione di alto livello o sceglierà un profilo tecnico.

Le date della COP30

La Cop30 si terrà dal 10 al 21 novembre. I negoziati però cominceranno già dal 3 novembre con un periodo pre-sessionale che si concluderà il 9 novembre.

Il programma della COP30

Il programma della prossima COP30 di Belém, in Brasile, si terrà in due fasi, coprendo il periodo che va dal 3 al 21 novembre 2025.

La prima fase, (3 – 9 novembre), è dedicato alle preparazioni e agli incontri di coordinamento, inclusi quelli per i Paesi Meno Sviluppati (LDCs), l’African Group of Negotiators on Climate Change (AGN). Un momento saliente di questa fase è il Vertice dei Leader, oltre alla 126° riunione del Comitato Esecutivo del Clean Development Mechanism (CDM).

La seconda fare, che inizia il 10 novembre, vedrà l’apertura ufficiale delle Plenarie di COP/CMP/CMALa prima settimana si concentrerà sui negoziati e su importanti dialoghi tecnici, come l’Article 6.2 Ambition Dialogue (diviso in Parte I l’11 novembre e Parte II il 13 novembre) ovvero il dialogo sugli approcci cooperativi previsti dall’Accordo di Parigi. Tra gli eventi chiave si annoverano la Giornata dell’Informazione sulla Terra 2025 e workshop specialistici come il World Café sul Supporto per il Reporting ETF (Enhanced Transparency Framework) e un laboratorio sugli approcci non di mercato. Il 15 novembre sarà dedicato al 2nd Facilitative, Multilateral Consideration of Progress.

La settimana successiva, che inizia il 17 novembre, è incentrata sugli incontri di alto livello e sulla finalizzazione degli accordi. Il Terzo dialogo ministeriale di alto livello sulla finanza climatica si terrà lunedì 17 novembre, precedendo l’apertura del Segmento di Alto Livello (High-Level Segment) il 18 novembre. Mercoledì 19 novembre si terrà la Terza Tavola Rotonda Ministeriale Annuale di Alto Livello sulla Giusta Transizione e il Dialogo di Alto Livello di Baku sull’Adattamento. Giovedì 20 novembre sarà la volta dell’annuale Dialogo Ministeriale di Alto Livello sull’Ambizione pre-2030. La conferenza si concluderà il 21 novembre con l’Evento di Alto Livello sull’Azione Climatica Globale e la Plenaria di Chiusura.

L’agenda tematica della COP 30 è estremamente ampia, coprendo settori specifici come: adattamento, infrastrutture, acqua, rifiuti, città ed economia circolare salute, lavoro, educazione, cultura, giustizia e diritti umani energia, industria, trasporti, finanza e mercati del carbonio foreste, oceani, biodiversità, popoli indigeni e bambini e giovani, agricoltura, sistemi alimentari, pesca, donne, parità di genere e turismo.

Qui è possibile consultare il programma completo e ancora in via di aggiornamento.

Com’è organizzata la COP30 e come si può seguire

L’evento è organizzato, come ogni anno, in tre aree principali:

  • Zona Blu: l’area ufficiale delle Nazioni Unite in cui si svolgono riunioni e negoziati ad alto livello tra i paesi.
  • Zona Verde: Spazio aperto al pubblico, con eventi, mostre e dibattiti ospitati da organizzazioni non governative, aziende e accademici.
  • Eventi collaterali: forum, riunioni tecniche e panel ospitati da una serie di istituzioni e gruppi di interesse.

I dibattiti della COP30 saranno trasmessi in diretta su piattaforme digitali, canali televisivi partner e media ufficiali dell’evento. Il pubblico potrà inoltre seguire le discussioni sui social media e attraverso i canali di comunicazione del governo federale.

Cosa aspettarsi dalla COP30

Con il vertice fissato a Belém, la COP30 non si presenta dunque come una semplice tappa negoziale, ma come un banco di prova per la credibilità dell’intero sistema della diplomazia climatica. Dopo anni in cui obiettivi ambiziosi sono rimasti sulla carta, la conferenza brasiliana è chiamata a dimostrare che il mondo non è più in una fase di “promessa” ma di attuazione concreta.

In primo piano ci sarà la finanza per il clima: non più solo l’impegno di mobilitare risorse, ma la domanda di trasparenza, di strumenti fatti su misura, di risultati verificabili e misurabili. In questo orizzonte entra in gioco anche il neonato fondo denominato Tropical Forests Forever Facility (TFFF), promosso dal Brasile che ricompensa economicamente i Paesi in base ai risultati ottenuti nella tutela delle foreste tropicali e nella cattura del carbonio, un segnale forte che l’ambiente e la natura non sono solo obiettivi, ma asset veri da valorizzare nell’economia della transizione.

Sul versante negoziale e politico, la COP30 mira a dare concretezza al ciclo dei piani nazionali, gli NDC, chiedendo ai Paesi non solo nuovi target ma piani d’azione supportati da investimenti reali, politiche nazionali coerenti e sistemi di rendicontazione credibili.

L’attenzione sarà rivolta anche alla giustizia climatica. Belém non può infatti limitarsi a negoziare tra governi, ma deve includere popolazioni indigene, comunità locali e Paesi vulnerabili, rendendo visibile la loro partecipazione e dando loro strumenti di accesso alle risorse. Infatti si dice che la COP30 dovrebbe registrare la più grande partecipazione indigena nella storia della conferenza. La Ministra per i Popoli Indigeni, Sonia Guajajara, stima che circa 3.000 membri dei popoli indigeni provenienti da tutto il mondo prenderanno parte ai dibattiti di novembre. Di questi, si prevede che 1.000 parteciperanno ai negoziati ufficiali all’interno della Zona Blu: 500 dal Brasile e 500 da altri Paesi. I restanti saranno presenti nella Zona Verde, riservata agli osservatori della società civile.

Belém si prepara dunque a essere non solo la capitale diplomatica del clima, ma anche il termometro politico di quanto la finanza e la governance globale siano davvero pronte a trasformare le promesse in risultati. Dai mercati del carbonio all’economia circolare, fino alla protezione dei popoli amazzonici, saranno questi i temi caldi su cui si misurerà il successo della COP30.

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