In apertura della COP29 gli Stati hanno approvato un accordo sulle regole di funzionamento del mercato dei crediti di carbonio nell’ambito dell’articolo 6.4 dell’Accordo di Parigi. Un consenso sugli standard adottati dall’organo di supervisione delle Nazioni Unite che dovrebbe garantire che il mercato internazionale del carbonio sia “ad alta integrità, e che le riduzioni e rimozioni delle emissioni siano “reali, aggiuntive, verificate e misurabili”. Un accordo che, però, è avvenuto a porte chiuse, facendo storcere il naso a numerose organizzazioni non governative circa la poca trasparenza del processo e la non inclusione di tutti gli stakeholder interessati.
Dall’altra sponda, il presidente della COP29, Mukhtar Babayev, ha invece definito l’accordo una “svolta storica”, delineando una serie di obiettivi per i prossimi giorni della Conferenza. Tra le priorità principali c’è la definizione di un nuovo obiettivo di finanziamento climatico, con un traguardo realistico che prevede centinaia di miliardi di dollari da mobilitare dal settore pubblico.
Babayev ha sottolineato che le attuali politiche portano a un riscaldamento globale di 3°C citando l’ultimo Emissions Gap Report dell’UNEP, ed ha ricordato l’urgenza di una maggiore ambizione nelle riduzioni delle emissioni: “Siamo su una strada verso la rovina. COP29 è il momento cruciale per tracciare un nuovo percorso per tutti”. Il presidente ha inoltre enfatizzato l’importanza di finalizzare gli Obiettivi Nazionali Determinati (NDC) allineati al limite di 1,5°C e di presentare piani di adattamento entro il 2025 e il rapporto Biennale di Trasparenza (BTR) entro l’anno.
Le prossime tappe includono il completamento delle negoziazioni sugli articoli rimanenti dell’Articolo 6, ossia il punto 6.2 e la finalizzazione del 6.4, essenziali per il raggiungimento degli obiettivi climatici globali e che, stando ai numeri citati da Babayev, potrebbero ridurre i costi per implementare i piani climatici nazionali di 250 miliardi di dollari all’anno, consentendo una cooperazione internazionale più efficace.
Cosa sono i crediti di carbonio e cosa prevede l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi
I crediti di carbonio sono uno strumento di mercato che permette a governi e aziende di compensare parte delle proprie emissioni di gas serra finanziando progetti che riducono o rimuovono le emissioni altrove. Uno Stato che non riesce a mantenere il limite di emissione di riduzione prefissato può dunque acquistare un credito di carbonio da una nazione più virtuosa la quale deve usare quelle risorse finanziarie per progetti di riduzione delle emissioni come l’installazione di pannelli solari in aree rurali o la conversione di una flotta di veicoli a benzina in elettrici.
In questo contesto, l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi consente la cooperazione internazionale per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni. In particolare, stabilisce due principali modalità per lo scambio di crediti di carbonio tra i Paesi: il primo, previsto dall’articolo 6.2, prevede accordi bilaterali tra due Paesi per lo scambio di crediti di carbonio, il secondo, l’articolo 6.4, mira a creare un mercato centralizzato, gestito dall’ONU, per il commercio dei crediti di carbonio. Questo sistema centralizzato è destinato a garantire trasparenza e integrità nei mercati del carbonio. Ieri, dunque, le Parti hanno concordato le regole per lo scambio di tale mercato.
Al momento, però, non è ancora stato creato un sistema operativo per la gestione centrale del mercato o per regolare appieno gli accordi bilaterali. Alcuni Paesi, come Giappone e Indonesia, hanno già avviato accordi bilaterali. L’obiettivo della COP29 è stabilire delle linee guida chiare per garantire che i crediti rappresentino reali riduzioni delle emissioni, verificare le metodologie per la generazione dei crediti a livello internazionale e decidere il ruolo del registro centrale ONU, ovvero se sarà solo un sistema contabile o se servirà anche per lo scambio diretto di crediti.
Implicazioni per il Mercato Volontario del Carbonio
Il mercato volontario del carbonio è rivolto alle aziende che acquistano crediti di carbonio per compensare le emissioni e raggiungere gli obiettivi di net zero. Nel 2022, questo mercato aveva un valore di circa 2 miliardi di dollari, ma ha subito un calo a 723 milioni di dollari a causa di problemi di trasparenza. L’integrazione dei progetti del mercato volontario con i sistemi dell’Accordo di Parigi potrebbe rafforzare la fiducia degli investitori e aumentare i prezzi dei crediti approvati dall’ONU, poiché saranno percepiti come più affidabili. Oggi, i prezzi possono oscillare tra i 5 e i 50 euro per tonnellata di CO2, ma possono raggiungere anche prezzi superiori in base alla tipologia di progetto e all’area geografica dove è realizzato.
