Il “Future Plan 2030” approvato dal consiglio di sorveglianza prevede una nuova riduzione della forza lavoro globale. Insieme agli interventi già avviati, le posizioni interessate salgono a circa 100mila. Nel mirino anche il futuro di quattro stabilimenti tedeschi
Volkswagen accelera sulla ristrutturazione. Il consiglio di sorveglianza del gruppo ha approvato il Future Plan 2030, un piano di trasformazione destinato a modificare profondamente la struttura industriale del colosso tedesco. Tra le misure previste c’è un’ulteriore riduzione della forza lavoro di circa 50mila posizioni a livello globale, che si aggiunge al programma di ridimensionamento già avviato.
Il nuovo intervento arriva in un momento di pressione per il settore automobilistico europeo. Volkswagen deve fare i conti con una domanda più debole, l’eccesso di capacità produttiva in Europa, la concorrenza dei costruttori cinesi e l’impatto dei dazi statunitensi. A questo si aggiunge la trasformazione tecnologica dell’industria, che sta modificando prodotti, processi e organizzazione del lavoro.
Circa 100mila posizioni interessate entro il 2030
Il dato dei 50mila posti va letto insieme a quanto già deciso alla fine del 2024. Volkswagen aveva concordato una riduzione di circa 50mila posizioni in Germania entro il 2030, principalmente attraverso strumenti volontari e prepensionamenti. Secondo il gruppo, circa 37mila accordi sono già stati sottoscritti.
Il Future Plan 2030 prevede ora un ulteriore adeguamento della capacità di personale, per circa 50mila posizioni a livello globale, includendo anche ruoli manageriali. Nel complesso, dunque, la ristrutturazione riguarda circa 100mila posizioni.
Non si tratta però di un piano che assegna già 50mila uscite a specifici stabilimenti o Paesi. Volkswagen non ha ancora indicato come sarà distribuito il nuovo intervento e sottolinea che il numero rappresenta la dimensione dell’aggiustamento necessario per raggiungere gli obiettivi di costo e competitività.
Meno modelli e maggiore concentrazione
La riorganizzazione non riguarda soltanto il personale. Volkswagen punta a rendere il gruppo più semplice e a concentrare le risorse sui segmenti considerati più competitivi.
Il piano prevede una progressiva riduzione della gamma, fino al 50% entro il 2035, mentre la complessità dell’offerta dovrebbe diminuire fino al 75%. L’obiettivo è produrre meno varianti, aumentare i volumi dei modelli più importanti e ridurre i costi per veicolo.
Il gruppo punta inoltre a circa 9 milioni di veicoli venduti ogni anno, un obiettivo inferiore rispetto ai volumi che Volkswagen aveva ipotizzato in precedenza. La strategia, quindi, non punta semplicemente a tornare a crescere attraverso maggiori quantità, ma a costruire una struttura più snella e focalizzata.
Il nodo degli stabilimenti tedeschi
Uno dei passaggi più delicati riguarda la rete produttiva europea. Volkswagen stima che la capacità degli impianti europei superi attualmente la domanda di oltre 500mila veicoli.
Per quattro stabilimenti tedeschi — Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, quest’ultimo appartenente ad Audi — il gruppo non è oggi in grado di garantire una produzione competitiva negli anni successivi alla progressiva cessazione degli attuali programmi produttivi, prevista tra il 2031 e il 2034.
Volkswagen sta quindi valutando possibili utilizzi alternativi dei quattro siti, anziché limitarsi a considerarne la chiusura. Il gruppo prevede di elaborare entro giugno 2027 un nuovo assetto produttivo per gli stabilimenti europei.
Un accordo che evita lo scontro con i lavoratori
L’approvazione del piano arriva dopo settimane di confronto tra management, rappresentanti dei lavoratori e il Land della Bassa Sassonia, che è anche azionista di Volkswagen.
La soluzione raggiunta ha evitato, almeno per ora, uno scontro più duro. È stata inoltre accantonata l’ipotesi di convocare un’assemblea straordinaria per permettere al management di imporre il piano nonostante l’opposizione degli altri azionisti e dei sindacati.
Parallelamente, Volkswagen punta a semplificare la propria struttura societaria e a ridurre il ruolo del consiglio di sorveglianza nelle decisioni di maggiore rilevanza operativa, con l’obiettivo di rendere più rapidi i processi decisionali.
La sfida è finanziare la trasformazione senza perdere competitività
La ristrutturazione rappresenta quindi molto più di un piano di riduzione dei costi. Volkswagen sta cercando di ridefinire il proprio modello industriale in una fase in cui il settore automobilistico europeo è sottoposto contemporaneamente a pressioni commerciali, tecnologiche e geopolitiche.
La riduzione della forza lavoro e della complessità produttiva dovrebbe liberare risorse da destinare ai prodotti e alle tecnologie considerate strategiche. Ma il percorso apre anche una questione sociale e territoriale: la transizione dell’industria automobilistica implica infatti non solo nuovi modelli e nuove tecnologie, ma anche una diversa organizzazione del lavoro e la riconversione di parte della capacità produttiva esistente.
Per Volkswagen, il vero banco di prova sarà dunque riuscire a rendere più efficiente il gruppo senza perdere competenze industriali e capacità produttiva, accompagnando al tempo stesso i lavoratori e i territori coinvolti nella trasformazione.
