Dopo il piano con fino a 100 mila esuberi emergono nuove indiscrezioni: il gruppo potrebbe valutare la cessione o la quotazione di Lamborghini e Ducati per finanziare la ristrutturazione. Il titolo perde terreno in Borsa.
Proseguono le vendite sul titolo Volkswagen alla Borsa di Francoforte. Le azioni privilegiate del gruppo cedono l’1,97 %, mentre gli investitori continuano a valutare le conseguenze del piano di ristrutturazione che, secondo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, potrebbe prevedere fino a 100 mila esuberi e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Sul mercato alimentano l’incertezza anche le ipotesi di ulteriori misure straordinarie, tra cui la possibile valorizzazione attraverso una cessione o una quotazione dei marchi Lamborghini e Ducati.
Cosa sta succedendo a Volkswagen
Volkswagen starebbe valutando un piano di ristrutturazione di portata storica che potrebbe prevedere fino a 100.000 tagli occupazionali e la chiusura di quattro stabilimenti produttivi in Germania. Il progetto sarà discusso dal consiglio di sorveglianza il prossimo 9 luglio e rappresenterebbe il più profondo riassetto mai preso in considerazione dal gruppo automobilistico tedesco.
L’iniziativa arriva in un momento di forte pressione per il costruttore di Wolfsburg, chiamato a fronteggiare la crescente competitività dei produttori cinesi di veicoli elettrici, l’impatto dei dazi sulle importazioni di auto negli Stati Uniti e il rallentamento della domanda sul mercato europeo. Un contesto che, secondo la stessa azienda, mette sotto pressione la sostenibilità dell’attuale modello industriale.
Le indiscrezioni indicano come possibili siti destinati alla chiusura gli stabilimenti di Hanover, Zwickau, Emden e quello Audi di Neckarsulm. La misura metterebbe a rischio oltre 45.000 posti di lavoro, che si aggiungerebbero ai circa 50.000 esuberi già previsti nell’ambito dei programmi di efficientamento annunciati nei mesi scorsi.
Se confermato, il piano costituirebbe la più ampia ristrutturazione mai realizzata nel settore automobilistico per numero di lavoratori coinvolti e impianti interessati, superando anche le grandi riorganizzazioni attuate da General Motors negli anni Novanta e durante la crisi finanziaria del 2009.
L’amministratore delegato Oliver Blume avrebbe già illustrato il piano ai principali dirigenti dell’azienda per consolidare il consenso interno in vista di un confronto che si preannuncia complesso.
Le indiscrezioni parlano inoltre di una riduzione degli investimenti di circa il 15% nei prossimi cinque anni, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro, e di una profonda revisione della struttura societaria, che potrebbe includere la separazione del marchio Volkswagen dalle attività dedicate alla componentistica.
Intanto il mercato guarda con cautela all’operazione: le azioni Volkswagen sono scese ai minimi degli ultimi sedici anni, segnale dello scetticismo degli investitori sulla capacità del piano di rilanciare il gruppo.
Tra gli azionisti non mancano le perplessità sull’efficacia della strategia. “Gli elevati costi sono soltanto un sintomo, non la causa del problema. Non affrontano il nodo principale, che è rappresentato dalla debolezza delle vendite”, ha dichiarato Ingo Speich, responsabile della sostenibilità e corporate governance di Deka. “Volkswagen deve portare sul mercato prodotti realmente attrattivi e capaci di generare una forte domanda: solo così il dibattito sui costi perderà centralità”.
Volkswagen non ha commentato le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, ma un portavoce del gruppo ha ribadito che l’intera organizzazione dovrà affrontare una trasformazione radicale.
La prospettiva di chiusure e licenziamenti ha però già provocato la reazione del consiglio di fabbrica e del potente sindacato IG Metall, che in una nota congiunta hanno annunciato un’opposizione totale al piano: “se questi progetti dovessero andare avanti, faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirli”.
Anche il governo del Land della Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo, ha fatto sapere di non essere disposto ad approvare una simile ristrutturazione.
E mentre il titolo continua a perdere terreno a Francoforte, secondo indiscrezioni di stampa, ci sarebbero anche operazioni sui marchi del gruppo (Lamborghini e Ducati) per reperire risorse da destinare alla riorganizzazione. Parallelamente Volkswagen si avvierebbe a interrompere la collaborazione con Bosch nello sviluppo della guida autonoma, nell’ambito di una revisione più ampia delle attività considerate non strategiche.
La pressione della concorrenza cinese
Alla base della revisione strategica vi è soprattutto il rapido deterioramento della posizione competitiva di Volkswagen in Cina, mercato che per anni ha rappresentato il principale motore della crescita del gruppo. Dopo aver mantenuto a lungo la leadership nelle vendite, nel 2024 Volkswagen è stata superata da BYD, scivolando ulteriormente al terzo posto nel 2025.
Parallelamente, i costruttori cinesi stanno rafforzando la loro presenza anche in Europa, ampliando rapidamente le quote di mercato grazie a un’offerta sempre più competitiva di veicoli elettrici. Secondo gli analisti, la crescente pressione internazionale rende ormai inevitabile una revisione profonda della struttura industriale del gruppo tedesco, che nel 2025 contava oltre 667.000 dipendenti nel mondo, di cui circa il 43% impiegati in Germania.

