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Mobile, cresce l’attenzione alla sostenibilità e all’innovazione

L’attenzione alla sostenibilità ambientale sta diventando uno dei fattori strategici per l’industria del mobile italiana. Nel settore cresce infatti l’interesse verso gli investimenti ESG, con circa il 22% delle imprese che dichiara un forte orientamento verso iniziative legate alla sostenibilità, mentre un ulteriore 48% manifesta un interesse medio per questi temi. Un segnale di come la transizione ecologica stia progressivamente entrando nelle strategie industriali del comparto. Questi sono alcuni dei risultati emersi dall’analisi Il mobile e design Made in Italy: sfide e opportunità in un mercato in continua evoluzione realizzata da Stefania Trenti, Responsabile Industry & Local Economies, e Ilaria Sangalli, Responsabile Industry Research del Research Department di Intesa Sanpaolo, che approfondisce il posizionamento competitivo del comparto in uno scenario condizionato dalle tensioni in Medio Oriente e dai possibili impatti sui costi energetici e sulle rotte commerciali dello Stretto di Hormuz.

Questa attenzione crescente ai temi ESG avviene all’interno di un settore che continua a dimostrarsi solido e competitivo. L’industria del mobile Made in Italy ha raggiunto nel 2025 un fatturato stimato di oltre 26,7 miliardi di euro, consolidando la propria leadership europea davanti alla Germania, che si ferma a circa 21,7 miliardi. Solo la Spagna è riuscita a crescere a ritmi più intensi di quelli italiani (+4,7%), ma si ferma al momento a 8,6 miliardi di euro di fatturato. Dopo il forte slancio registrato nel biennio successivo alla pandemia, il comparto ha mantenuto livelli elevati di attività e ha chiuso il 2025 con una crescita moderata dello 0,5%. Un risultato che appare significativo soprattutto se confrontato con la flessione registrata dagli altri principali concorrenti europei.

La sostenibilità si inserisce quindi in un contesto industriale dinamico, in cui le imprese sono chiamate a bilanciare innovazione tecnologica, competitività internazionale e gestione efficiente delle risorse. In particolare, la crescente attenzione verso la circolarità dei processi produttivi e l’efficientamento energetico rappresenta una risposta sia alle esigenze ambientali sia alle pressioni derivanti dall’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti.

ESG e transizione sostenibile nel settore del mobile

Nel comparto dell’arredo, l’attenzione alla sostenibilità è particolarmente forte tra le imprese di dimensioni medio-grandi, dove la quota di aziende con un elevato interesse per questi investimenti raggiunge circa il 29%.

La sostenibilità ambientale si traduce in diverse iniziative operative. Prima di tutto le aziende sono impegnate nel rafforzamento degli investimenti in efficienza energetica, autonomia energetica e riduzione dell’impatto ambientale lungo tutta la filiera produttiva, un tema divenuto ora più che mai importante visto il prolungarsi delle tensioni indotte dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. Queste strategie permettono di migliorare l’utilizzo delle risorse e di ridurre i costi legati alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia.

Parallelamente si sviluppa la cosiddetta doppia transizione, energetica e digitale. L’innovazione tecnologica diventa infatti un fattore determinante per migliorare la sostenibilità dei processi produttivi. Non è un caso dunque che tra le priorità di investimento per il 2026, emerge in particolare l’intelligenza artificiale, seguita dalle tecnologie di cybersecurity e dalle già citate iniziative dedicate all’indipendenza energetica.

Secondo i dati Eurostat, circa il 16% delle imprese del settore utilizza già almeno una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale. Una percentuale in linea con la media nazionale e che riduce il divario con paesi più avanzati come la Germania. L’adozione di queste tecnologie consente di ottimizzare la gestione della produzione, migliorare l’efficienza energetica e sviluppare soluzioni più innovative anche dal punto di vista del design.

In tema di governance, invece, emergono due sfide principali: il passaggio generazionale e l’invecchiamento della forza lavoro. In riferimento al primo punto, i dati del censimento permanente ISTAT evidenziano come, nel 2018, più del 70% delle imprese del Mobile non avesse ancora effettuato il passaggio generazionale. Inoltre, un’analisi realizzata su 3.231 imprese del settore, che fotografa la composizione recente del board (2024), mette in luce come solo nel 15,3% dei casi sia stato inserito almeno un giovane under40 nel consiglio di amministrazione, una quota più bassa di quella del manifatturiero italiano nel suo complesso, 17,7%. Inoltre, una quota elevata di imprese del Mobile, pari al 13,5% (in linea con la media manifatturiera) ha ancora tutto il board composto da over sessantacinquenni.

Per quanto riguarda la necessità di far fronte all’invecchiamento della forza lavoro nel mondo del mobile è più impellente che mai visto che l’industria italiana è al secondo posto tra i settori manifatturieri per incidenza della fascia di lavoratori tra i 40 e 64 anni: si tratta del 70% circa (in aumento di 24 punti rispetto al 2008), contro una media manifatturiera del 64%.

Mercati internazionali, export e prospettive del settore

Uno dei principali fattori di competitività del mobile italiano resta la forte proiezione internazionale. Nel 2025 il settore ha mantenuto un saldo commerciale positivo pari a circa 8,4 miliardi di euro, nonostante un lieve arretramento delle esportazioni (-1,2%).

Determinanti per questo risultato sono state le vendite sui mercati europei, dove i produttori di mobili Made in Italy hanno registrato una crescita in Germania (+2,2%), Regno Unito (+5%) e Spagna (+1,5%), a fronte di un leggero calo in Francia (-2,4%). Non mancano però anche export in Paesi emergenti come Emirati Arabi Uniti (+2%), Turchia (+43,5%) e Canada (+9%), diventato uno dei dieci principali mercati dei mobili italiani. Di contro gli Stati Uniti, pur confermandosi il secondo sbocco commerciale, hanno registrato un calo delle esportazioni del -8,2%, penalizzati dal cambio e dalle incertezze create dalla guerra commerciale dell’amministrazione Trump. La Cina, invece, al settimo posto tra le destinazioni di mobili italiani, delude con un -4,7%, frutto delle persistenti difficoltà del paese, che fatica a stimolare la domanda interna dopo lo scoppio della bolla immobiliare.

I distretti industriali rappresentano uno dei pilastri di questa performance internazionale. Nel complesso generano circa l’83% dell’avanzo commerciale del settore, confermando il ruolo centrale delle filiere territoriali nello sviluppo dell’industria del mobile. Alcuni poli produttivi hanno registrato risultati particolarmente positivi, dimostrando una forte capacità di diversificare i mercati di destinazione e reagire alle fluttuazioni della domanda.

Guardando al futuro, le prospettive del settore saranno influenzate anche dall’attuale contesto macroeconomico globale. Le tensioni geopolitiche e l’andamento dei costi energetici potrebbero infatti incidere sui consumi e sugli investimenti.

Sul fronte della domanda, il ridimensionamento del reddito reale delle famiglie, derivante dalle pressioni inflattive, potrebbe tradursi in un minor vigore dei consumi, compresi gli acquisti di mobili, che dovrebbero registrare solo un modesto incremento. Anche gli investimenti saranno condizionati dal nuovo contesto macroeconomico. La spinta degli incentivi (iperammortamento) sarà in parte controbilanciata da fattori di freno, quali incertezza e peggioramento delle condizioni di domanda. Il mercato interno per ilsettore del Mobile è atteso comunque registrare un lieve aumento nel 2026, grazie al traino del segmento immobiliare e al buon momento del turismo, in particolare nella fascia alta, con nuove aperture e rinnovi degli interni. L’attuale contesto di incertezza globale potrebbe anzi giocare a favore dell’Italia, rafforzandone la capacità attrattiva.

Sul fronte dell’offerta, gli effetti del conflitto su settori e filiere produttive varieranno in funzione dell’intensità energetica e dell’esposizione verso i Paesi del Medio Oriente in termini di export e approvvigionamenti. Nello specifico del settore del Mobile, i paesi interessati dal conflitto in Medio Oriente (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Iran) pesano per il 4,6% sulle esportazioni (2025), un dato superiore alla media del manifatturiero che riflette, tra le altre cose, la capacità delle imprese italiane di inserirsi come fornitori di prodotti di alta gamma nelle iniziative immobiliari dell’Area. Nell’ipotesi di una durata del conflitto limitata, come nel nostro scenario centrale, le attuali difficoltà negli invii potrebbero risolversi, confermando i mercati del Golfo tra quelli a maggiore opportunità per i mobili Made in Italy nel medio termine.

Per quanto riguarda l’impatto dei rincari dei costi delle commodities energetiche, il Mobile non è un settore energy intensive, ma può risentire di rincari indiretti degli input produttivi (metalli, vetro, materie plastiche) e dei costi di trasporto, spingendo le imprese a rafforzare ulteriormente gli investimenti verso la circolarità e l’efficientamento dei processi produttivi.

Visto il contesto complesso diventa quindi fondamentale diversificare i mercati di sbocco, puntando su aree emergenti come India, Sud Est asiatico e America Latina. La crescita del reddito medio in questi paesi e l’evoluzione degli accordi commerciali internazionali potrebbero infatti aprire nuovi spazi per i prodotti di design Made in Italy.

Un ulteriore punto di forza resta il posizionamento qualitativo dell’arredo italiano sui mercati globali. Nei prodotti di fascia alta la quota di mercato supera il 9%, con punte particolarmente elevate nel segmento delle cucine, dove la presenza italiana sfiora il 25%. Risultati che riflettono gli investimenti costanti in design e innovazione.

Proprio il design rappresenta un altro elemento distintivo del sistema produttivo italiano. Le imprese specializzate in questa attività impiegano oltre 76mila addetti e generano più di 6 miliardi di euro di fatturato, mantenendo il primato europeo nel settore.

Nel complesso, il mobile Made in Italy continua quindi a distinguersi per una combinazione di qualità, capacità industriale e presenza internazionale. In questo scenario la sostenibilità, insieme all’innovazione tecnologica e alla diversificazione dei mercati, si conferma come una delle leve principali per rafforzare la competitività del settore nei prossimi anni.

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