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Crisi energetica

Medio Oriente: il 70% delle aziende agroalimentari italiane teme crisi energetica e materie prime

La crisi in Medio Oriente torna a pesare sulle prospettive della filiera agroalimentare italiana: secondo una survey di TEHA (The European House – Ambrosetti) condotta su oltre 500 aziende del settore, 7 imprese su 10 si dichiarano preoccupate per la tenuta del proprio mercato a causa delle tensioni geopolitiche, mentre inflazione energetica e approvvigionamento delle materie prime emergono come le principali criticità per il comparto.

L’indagine, realizzata dopo lo scoppio del conflitto e presentata in vista della decima edizione del Forum Food&Beverage di TEHA in programma a Bormio il 5 e 6 giugno 2026, evidenzia come quasi 4 aziende su 10 si definiscano “molto preoccupate”, soprattutto tra PMI e realtà meno strutturate sui fronti export e sostenibilità.

Secondo i dati raccolti, l’inflazione energetica resta il primo fattore di crisi per il 63,5% delle imprese agroalimentari, seguita dall’aumento dei costi delle materie prime (36,2%) e dalla mancanza di manodopera (34%). Per le aziende che esportano oltre il 25% del fatturato, oltre ai costi energetici acquistano peso anche le tensioni geopolitiche e i ritardi negli approvvigionamenti, indicati dal 30% delle imprese più esposte ai mercati internazionali. I dazi, invece, vengono considerati una criticità solo dal 15% delle aziende esportatrici.

Nonostante il quadro di incertezza, il sentiment delle imprese resta positivo.

“Il settore agroalimentare italiano sta attraversando un momento particolarmente complesso, segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei costi energetici e difficoltà di approvvigionamento. Eppure, dalle nostre rilevazioni emerge un dato molto importante: prevale un sentiment positivo sull’andamento del fatturato, che aumenta guardando al futuro, soprattutto tra le grandi aziende” ha spiegato Valerio De Molli, Managing Partner e Amministratore Delegato, The European House – Ambrosetti. “Per quasi 8 imprese su 10 il fatturato dei prossimi 12 mesi sarà in crescita. È un segnale di fiducia che conferma la solidità industriale della filiera e la capacità del Made in Italy agroalimentare di reagire anche nelle fasi di maggiore incertezza”.

La filiera agroalimentare continua infatti a rappresentare un asset strategico per l’economia italiana. Secondo TEHA, nel 2024 il comparto ha raggiunto quasi 270 miliardi di euro di fatturato, con investimenti pari a 18,6 miliardi e 3,4 milioni di occupati lungo l’intera filiera. L’export agroalimentare ha inoltre toccato il record storico di 70,9 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 94,3% rispetto al 2015.

Sul fronte dei consumi, è notevole l’impatto dell’inflazione e delle tensioni internazionali sulle abitudini di acquisto delle famiglie.

“Il futuro del Made in Italy passa dalla capacità di superare momenti complessi come quello che stiamo vivendo”, ha commentato Benedetta Brioschi, Partner, The European House – Ambrosetti e Responsabile Food & Retail, TEHA Group. “Negli ultimi anni il picco inflattivo sui beni alimentari è stato più elevato rispetto all’indice generale dei prezzi e il conflitto nel Golfo apre nuovi scenari di pressione sui prezzi, con un possibile aumento dell’inflazione fino a 0,7 punti percentuali in più nel resto del 2026. Dalle nostre ultime rilevazioni emerge un approccio alla spesa alimentare sempre più polarizzato: il 66% delle famiglie a basso reddito sceglie il prezzo come prima leva di acquisto, mentre il dato scende sotto alla qualità, con il 39% delle preferenze, per le famiglie ad alto reddito. In questo contesto, la competitività della filiera agroalimentare diventa ancora più strategica: significa tutelare imprese, lavoro, export, qualità dei prodotti e accessibilità per i consumatori”.

La Lombardia si conferma la prima regione italiana per fatturato, valore aggiunto ed export agroalimentare. Il settore genera in regione 50 miliardi di euro di fatturato e 11 miliardi di euro di valore aggiunto, posizionando la Lombardia al primo posto in Italia per entrambi gli indicatori.

La leadership lombarda è confermata anche dall’export agroalimentare, che raggiunge 11,7 miliardi di euro, il valore più alto a livello nazionale. La regione si posiziona inoltre al terzo posto in Italia per fatturato legato alle produzioni certificate, con 2,9 miliardi di euro, e al terzo posto per occupazione, con 129.000 occupati nell’intera filiera.

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